Analisi tattica / Atalanta-Juve 2-2: sonno e veglia di Dybala

di Davide Rovati |

analisi-juve

Nonostante una formazione di partenza rimaneggiata, l’Atalanta che ha sfidato la Juve in questo anticipo del venerdì ha mantenuto intatti i principi cardine della propria organizzazione difensiva, pur andando a modificare qualcosa nella fase di gestione del pallone. Le sfide tattiche per Allegri nel primo tempo sono state quindi esattamente quelle previste nel prepartita: sedare l’aggressività a tutto campo dei bergamaschi e superare il loro sistema di marcature strette e orientate sull’uomo.

La partita ha avuto due volti differenti e la trasformazione della Juve è difficile da spiegare con notazioni tattiche. Partire da un’analisi del setup iniziale può però aiutare a capire le difficoltà incontrate nel primo tempo.

Nei primi 5 minuti la squadra di Allegri riesce a creare due potenziali pericoli con la sua azione ormai classica, quella che parte da un movimento incontro di Higuain volto a servire Dybala o Cuadrado fronte alla porta.

Questa è l’unica volta in tutto il primo tempo in cui Dybala è riuscito a scappare alle spalle di Masiello, ma la disposizione dell’Atalanta è tale da garantire sempre la presenza di un difensore libero da marcature, in questo caso Toloi, che è intervenuto con brillante tempismo.

Nei minuti successivi non è esagerato dire che la squadra di Allegri ci abbia capito poco. L’Atalanta ha alzato il livello agonistico della contesa e ha gestito con tranquillità il pallone. I movimenti a 360° di Gomez, per l’occasione schierato da punta con totale libertà di azione, hanno dato molto fastidio ai nostri centrali e la capacità del Papu di smistare il pallone con intelligenza ha permesso ai nerazzuri di risalire il campo senza troppe difficoltà.

La Juve, per contro, ha trovato poche alternative al lancio lungo, punita dalla grande aggressività dei marcatori avversari, con Caldara e Toloi davvero sugli scudi.

Dal 20’ in poi, Allegri ha provato a scombinare le carte e ha ridisegnato la disposizione della squadra sulla costruzione bassa con una serie di scambi di posizione mirati a disordinare la struttura dell’Atalanta. In particolare è stato sistematico l’accentramento di Mandzukic, chiamato a lasciare la fascia ad Alex Sandro. Il croato ha provato a giocare sia alle spalle del centrocampo atalantino (prima immagine), sia ad attaccare la profondità (seconda immagine), con risultati molto scarsi per qualità dell’esecuzione.

 

 

In entrambi i casi si può notare come Gasperini abbia chiesto a Conti di seguire il nostro 17 a tutto campo, abbassando Hateboer per contenere Alex Sandro. Ciò ha consentito all’Atalanta di mantenere una superiorità numerica costante, anche quando la Juve ha provato a impegnare tutta l’ampiezza del campo con cinque uomini sulla linea degli attaccanti.

Anche Cuadrado ha provato a giocare tracce interne, scambiandosi la posizione con Dybala e Dani Alves, ma anche la partita del colombiano è stata insufficiente sotto il profilo tecnico, con 0 dribbling riusciti e appena 26 passaggi completati.

La clip di questo giro palla è ben riassuntiva della sterilità bianconera nel primo tempo. La disposizione di partenza delle due squadre lascia un vuoto clamoroso in zona centrale fra la prima e la seconda linea dell’Atalanta. In questo spazio si buttano, in successione, Alex Sandro, Dani Alves, Pjanic e Dybala, con spostamenti laterali sempre assorbiti all’istante dall’uscita di un difensore avversario.

L’Atalanta ha concesso pochissime ricezioni frontali ed è stata attenta a coprire la profondità nelle poche volte in cui Higuain ha provato ad allungare la difesa.

Quindi cosa è cambiato nel secondo tempo? In realtà nulla, almeno fino all’autogol di Spinazzola. Del quale vale comunque la pena ricordare che è stato procurato da una grande giocata di Dybala (che ha immediatamente ritrovato fiducia) e da una punizione di Pjanic che avrebbe messo in difficoltà chiunque.

La scintilla è stata soprattutto mentale, come è evidente dalla prima azione dopo il pareggio. Proprio Pjanic dà la scossa, correndo in avanti sulla circolazione avversaria e riciclando due palloni nel giro di pochi secondi.

La più grande differenza rispetto al primo tempo è stata infatti l’intensità con cui la Juve ha cercato il recupero della sfera dopo gli interventi difensivi dell’Atalanta, che da parte sua ha continuato a proteggere l’area in maniera eccellente per tutti i 90 minuti.

Se nel primo tempo la squadra di Gasperini era riuscita a palleggiare con relativa calma, nella ripresa la pressione juventina ha reso impossibile il consolidamento del possesso. I nerazzurri ci hanno impensierito solo con un paio di veloci ripartenze (innescate, a dire il vero, da altrettanti errori clowneschi di Chiellini nel giro palla).

Determinante per la fluidità del gioco bianconero la crescita dell’influenza di Dybala e Pjanic sulla partita. Entrambi hanno goduto di maggiore libertà abbassando il proprio raggio di azione e la squadra è riuscita a conquistare la porzione centrale di campo con il palleggio, rinunciando allo svuotamento e alle poco efficaci verticalizzazioni sulla punta.

Dybala in particolare ha messo in atto un turbinio di scambi di posizione con Alves e Cuadrado, portando in giro per il campo Masiello e disorientando anche l’ottimo Freuler. Qui sotto parte addirittura in posizione di terzino, con Alves mezzala:

Mentre azioni come questa testimoniano come la rapidità di esecuzione e l’incessante movimento senza palla siano armi fondamentali per attaccare difese schierate a uomo.

 

Qualche numero relativo ai secondi 45’ può aiutare a raccontare una partita davvero dai due volti: la Juve ha diminuito le palle perse (16, contro le 21 del primo tempo) e soprattutto ha forzato l’Atalanta a 11 palle perse, contro le 4 del primo tempo. Nel secondo tempo la Juve ha raggiunto il 75% di possesso palla e ha avuto un vantaggio territoriale netto, con 74 passaggi riusciti nell’ultimo terzo di campo, contro i soli 31 del primo tempo.

È stata una partita frizzante e dai grandi contenuti agonistici, che ha sorpreso anche per i protagonisti inaspettati. Poteva essere uno di quei contesti in cui giocatori come Chiellini e Mandzukic si esaltano, invece sono sembrati svagati e molli. Sono stati i giocatori più tecnici, su tutti Pjanic e Alves, a dare una svolta emotiva alla gara e ad aumentare l’intensità nel secondo tempo.