Analisi preventiva del pensiero di Andrea Pirlo

di Gianluca Garro |

Andrea Pirlo non è quel che sembra. Andrea Pirlo non è una persona diplomatica, per esempio. E Andrea Pirlo non è un freddo, anzi, ha il sangue caldo. Non è uno serioso. Non si tiene le cose dentro. E’ un sentimentale. Ad Andrea Pirlo piace il calcio di Sarri.
Come potete notare si tratta di affermazioni sempre un po’ in controtendenza con l’immagine del personaggio, che i media, i social juventini e un po’ lui stesso ci hanno trasmesso negli ultimi anni.

In fondo è l’espressione del viso che dice tutto. Un’espressione imperturbabile, che non cambia a seconda dell’emozione che presumiamo Andrea stia provando. “Pirlo is not impressed”.
Ma leggendo la sua autobiografia, scritta insieme ad Alessandro Alciato, si scopre una persona diversa che ha affrontato le vicissitudini della sua carriera di immenso calciatore quasi sempre di petto, con decisioni tranchant che spesso scontentavano gli interlocutori ma che gli permettevano di mantenere la libertà di pensiero e azione necessaria.

IL LIBRO – E’ una lettura consigliata quella del libro di Pirlo dal titolo “Penso quindi gioco”. Perché è sincera e senza peli sulla lingua soprattutto nei confronti del Milan che lo scaricò a 32 anni, “regalandolo” ad una Juve che ne avrebbe fatto, incredibilmente una sua bandiera.

IL THREAD – Altro consiglio da darvi è leggere con calma il lungo thread che Sean Ellul (@seanellul) (Qui il link)  studente analista di calcio tifoso bianconero ha dedicato al nuovo Mister partendo dall’analisi del libro. Perché nell’autobiografia si possono trovare degli spunti che permettono un’analisi preventiva delle convinzioni del Maestro. Ciò che gli piace e ciò che non sopporta, per esempio. Ellul tra l’altro nel ricercare le motivazioni di prestazioni tanto incolori e soprattutto dominate dalla paura, punta il dito sulla perdita di identità “bellica” della Juve  e evidenzia come la scelta di Pirlo  possa essere funzionale proprio al ritrovare quello spirito tremendista che la Juve sembra aver perso da qualche tempo.

Ad oggi, purtroppo, siamo ancora a corto di “lezioni” da parte del Maestro, ma siamo sicuri che ci sarà modo di averne durante le conferenze stampa. Allora dobbiamo andare a cercare nelle sue dichiarazioni di commento alle partite in veste di commentatore, o negli articoli di giornale o, appunto, nel libro, gli indizi che ci possano dire cosa succederà con Andrea alla guida della truppa bianconera.
Il libro non segue un percorso cronologico, sembra più che altro una raccolta di ricordi, pensieri, argomenti, temi così come la mente del Campione li ha immagazzinati.

IO? MAI ALLENATORE – La prima cosa da evidenziare è un epic fail straordinario: «non punterei nemmeno un centesimo su un mio futuro da allenatore. E’ un lavoro che non mi entusiasma, prevede troppi pensieri e uno stile di vita esageratamente simile a quello dei calciatori. Ho già dato. Rivoglio indietro almeno in parte, una parvenza di vita privata». Incredibile. Rilette oggi quelle parole fanno addirittura sorridere. Ma sono spiegabili. Soprattutto analizzandole temporalmente. Il libro è del 2013, Pirlo doveva ancora vivere la cavalcata della Juve di Allegri verso la finale di Berlino del 2015. E tanta acqua doveva passare sotto i ponti. Oggi Pirlo è reduce dal corso di Coverciano dedicato ai campioni del mondo del 2006, dove si sono formati insieme a lui diversi suoi compagni che vinsero la Coppa a Berlino, tra cui Gattuso. Andrea ora è pronto a cominciare, seppur senza aver mai allenato neanche una volta.

PEP IS THE BEST – Nelle pagine della biografia possiamo scorgere le preferenze di Pirlo tra gli allenatori. Non solo i tecnici che lo hanno allenato, Da Lippi ad Ancelotti, ad Allegri, a Conte (al quale dedica un intero capitolo) il modello, per Pirlo, è Guardiola. Sul tecnico catalano forse lo spunto più importante è la citazione di una frase di Ibra che, volendo denigrare Pep, lo chiamava il “filosofo”. Per Pirlo quello è un complimento, proprio perché Pep, “spremendosi le meningi” ha costruito un calcio superiore e vincente, frutto della tradizione del Barça (e indirettamente del calcio totale olandese) ma rendendolo, originale, suo.

LA TEORIA PIRLIANA DELLO SPAZIO – Sulla propria visione di gioco Pirlo utilizza l’immagine dello spazio. Si racconta come un centrocampista diverso dagli altri, che sono portati naturalmente a prendere palla e cercare gli attaccanti in verticale o sulle fasce. Lui no, lui considera la possibilità di occupare, utilizzare gli spazi tra centrocampo e attacco e poi tra il limite dell’area e il gol: «mi concentro sullo spazio tra me e gli attaccanti per far passare il pallone. Più geometria che tattica. E quello spazio lo vedo più largo, più semplice da oltrepassare, un cancello facile da abbattere». Viene da pensare a cosa sarebbe stato vedere Pirlo e CR7 giocare insieme. O magari a come Pirlo possa trasmettere ai centrocampisti che il prossimo anno avrà sottomano queste “visioni”, così che Cristiano possa giovarsene.

MODULI? NO, GRAZIE -Pirlo non parla di schemi, né di moduli nel libro, l’abbiamo detto, non voleva fare l’allenatore. Non si può capire dalla mera lettura come farà giocare la Juve. Qualcosa lo ha detto nelle chiacchierate durante il lockdown che i giocatori organizzavano tra loro. A Fabio Cannavaro ha detto che gli piace il 433, che la sua idea di gioco è fatta di passaggi utili alla finalizzazione dell’azione, che la palla deve girare, che il pressing è importante. Tutte buone notizie. Nella conferenza stampa di presentazione come allenatore dell’Under 23 ha detto che i moduli non sono così importanti segno che è pronto ad adottarne più di uno ma quel che conta è l’organizzazione , l’amalgama, per poter vincere insieme.

UN SALTO MA NON NEL BUIO – E’ una scommessa dicono tanti, l’ingaggio di Andrea Pirlo. Non ci sono dubbi. Però quello che Pirlo ha dalla sua parte è l’esperienza in campo internazionale, il sapere come si sviluppa il gioco, avere nelle corde la volontà di cercare vie alternative a quelle classiche per arrivare al gol, avere chiare le dinamiche di squadra sia dal punto di vista tecnico, cioè dell’organizzazione di gioco sia da quelle relazionali, nel cementare il gruppo con l’esempio, il dialogo, la stima reciproca. Il salto forse è un salto nel buio, ma una piccola torcia c’è, una torcia che se le cose andranno bene potrà fare molta luce. Vediamo il mercato cosa ci porterà e abbiamo fiducia. #TrustPirlo