Supercoppa: prove di fluidità con Cancelo e Douglas Costa

di Jacopo Azzolini |

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Di sicuro a Jeddah non si è vista una partita indimenticabile: l’elevata temperatura e i carichi di lavoro ci hanno consegnato una Juventus abbastanza impacciata fisicamente, con un quantità piuttosto elevata di imprecisioni anche da parte dei giocatori più tecnici. Il baricentro bassissimo dei rossoneri – schierati con un 451 passivo anche per gli standard italiani – ha enfatizzato queste difficoltà, coi Campioni d’Italia che già di loro non certo al top della forma sono stati costretti ad attaccare in spazi molto stretti, ben difesi dagli avversari. Le difficoltà maggiori dal punto di vista atletico si sono forse viste a inizio ripresa quando, costretta a difendere in campo aperto, la Vecchia Signora ha sofferto abbastanza in transizione negativa, coi break del Milan che hanno destato un po’ di preoccupazione (senza dimenticare delle ripartenze a favore gestite in modo assai impreciso, come quella sanguinosa del primo tempo tra Costa e Ronaldo).

Tuttavia, è stata la Juve a dominare il gioco per praticamente tutto il match, con la formazione iniziale che ha avuto caratteristiche diverse rispetto alla squadra vista negli ultimi mesi. Il cambio Costa-Mandzukic (l’ex Bayern ne avrà per qualche settimana) ci ha consegnato una squadra molto più fluida e simile a quella che avevamo ammirato contro il Manchester United, con una interscambiabilità di posizioni e una fluidità posizionale molto più difficili da vedere quando il croato è in campo. Un netto dominio nel palleggio, quindi, con la ricerca di gioco interno e fraseggio tra le linee, senza l’abuso del cross come unica soluzione per cercare l’attaccante ex Bayern.

 

L’incidenza di Costa e Dybala

 

In non possesso, quando gioca Costa Allegri sembra più propenso ad adottare una difesa posizionale più “classica” (abbiamo invece visto che col tridente pesante la Juve difende in modo più europeo, con due blocchi da 3). Si vede quindi un 442 simile a quello degli scorsi anni, col brasiliano a destra e Matuidi a sinistra. Probabilmente, questa scelta è stata anche influenzata dalle caratteristiche del Milan, squadra con poca qualità in mezzo e che ricerca soprattutto di sviluppare l’azione per vie esterne. Nonostante qualche ripartenza degna di nota, i rossoneri non sono riusciti a disordinare la struttura difensiva bianconera, palesando un palleggio con troppa poca qualità. Stroncato lo sviluppo sulle fasce, anche grazie all’aggressività con cui Cancelo e Alex Sandro andavano ad aggredire le ali rossonere, il Milan si è spesso affidato alla verticalizzazione su un Cutrone spalle alla porta che però ha potuto produrre ben poco a difesa avversaria schierata.

442 con Costa puntuale ad uscire su Rodriguez, mentre dietro Cancelo è aggressivo a inseguire Calhanoglu.

 

Offensivamente, invece, si è vista la solita interscambiabilità. In teoria era Dybala la prima punta, ma i continui movimenti a uscire dell’argentino hanno fatto riempire l’area soprattutto da Cristiano Ronaldo e dalle mezz’ali. Se a sinistra l’ampiezza è stata ricoperta unicamente da Alex Sandro, a destra si è viso il solito triangolo formato dall’associatività dei giocatori tecnici presenti su quel lato. Inoltre, la presenza come mezz’ala di Bentancur al posto di Emre Can ha fornito alla Juve una risalita più palleggiata, al contrario di ciò che avviene quando il tedesco gioce come mezzo destro.

Grazie a Bentancur, Cancelo e Costa è stato un piacere per gli occhi vedere dialoghi sullo stretto di tale fattura, con le posizioni invertite di continua. Basti pensare all’occasione di Cancelo, con l’interno (Bentancur) molto largo e il portoghese a tagliare dentro il campo, col movimento di Costa (7 passaggi chiave per il brasiliano, recordman della gara) che gli libera spazio. Nelle fasi in cui invece Allegri ha spostato il brasiliano a sinistra, era la Joya a prendere il suo posto arretrando per formare il triangolo associativo con Cancelo e l’urugugagio.

 

Nella prima foto si vede Cancelo dentro il campo, mentre nella seconda, con Costa a sinistra, si vede il cambiamento di posizione di Dybala per aumentare la creatività sul lato destro.

 

Anche a causa dell’ottima attenzione difensiva dei giocatori di Gattuso, la Juventus ha creato poco rispetto alla mole di gioco. Inoltre, può anche darsi che i bianconeri fossero un po’ disabituati a giocare con questi principi, visto che ci sono state situazioni in cui il movimento senza palla è stato anche eccessivo, col centro dell’attacco non coperto a dovere a causa di un Ronaldo troppo lontano e mezz’ali meno reattive (in quel caso) a riempire l’area.

 

Qualche sofferenza difensiva

 

Come detto, a inizio ripresa la Juve ha avuto qualche problema di troppo ed è parsa in difficoltà anche dal punto di vista fisico. Oltre agli affanni nel gestire i contropiede rivali (lentezza nel ripiegamento), ci sono state difficoltà tattiche già viste in stagione, come per esempio nell’azione che ha portato alla traversa di Cutrone: quando schierato in non possesso come mediano nel 442, a volte Bentancur è un po’ troppo istintivo, si stacca dalla linea e lascia un buco centrale senza che nessun difensore accorci. In tal modo, in quella fase della gara è stata concessa al Milan qualche ricezione tra le linee di troppo.

 

Bentancur si stacca per andare su Paquetà, si crea buco in mezzo con Bakayoko che serve Calhanoglu per vie centrali.

 

Nonostante ciò, in una delle tante situazioni in cui la Juve ha schiacciato gli avversari, i bianconeri sono riusciti a passare, con Pjanic che quando alza il raggio d’azione e viene servito in “zona 14” dimostra di avere doti in fase di rifinitura fuori dal normale, doti che purtroppo la sua posizione di vertice basso non gli consente di sfruttare a pieno. Successivamente, l’espulsione di Kessié ha reso relativamente facile la gestione della gara nonostante qualche scelta sbagliata di troppo, soprattutto nella gestione dei contropiedi, abbia impedito di chiudere il match.

Insomma, nonostante qualche problema di lucidità e alcuni interpreti non certo al top della forma, la Juve ha vinto senza troppi patimenti. Cosa ancora più importante, i bianconeri sono sembrati nei principi di gioco più simili alla squadra di inizio stagione che non a quella più opaca dell’ultimo mese, con Allegri che aveva scelto di privilegiare altre caratteristiche (e lo scarso turn over offensivo lo conferma). Posto che oggi il tecnico toscano è costretto dall’infermeria a schierare un undici con tanta fantasia in avanti, saranno interessanti le scelte di Allegri quando Mandzukic tornerà a disposizione. Intanto, ci si gode il primo trofeo della stagione.