Analisi Tattica / Juve-Lazio 1-2: spaziature errate e Asamoah unico sbocco

di Jacopo Azzolini |

Nel primo tempo la Juventus non ha giocato una bella partita. La manovra era piuttosto farraginosa, non si riusciva a coprire l’ampiezza del campo e le corsie esterne – lato destro soprattutto – erano sfruttate malissimo. Tuttavia, la fase di non possesso si stava esprimendo su livelli rassicuranti, con la Lazio che pareva avere davvero poche soluzioni per pungere. Insomma, nella peggiore delle ipotesi, si pensava che si sarebbe difeso il gol di vantaggio fino alla fine.

Invece, l’uno-due biancoceleste ha davvero colto di sorpresa la Juve, che per tutta la seconda frazione si è fatta trovare lunga ed attaccabile. Il pareggio di Immobile, in avvio di ripresa, ha mostrato diverse lacune nella fase difensiva. Prima di tutto, Leiva è potuto avanzare palla al piede senza alcuna pressione. Il centrocampo era messo malissimo, con Matuidi oltretutto fuori posizione. Il mediano laziale ha quindi avuto diverse soluzioni di passaggio, tra Immobile (non schermato a dovere) e Luis Alberto. Ha poi scelto di andare sulla prima punta, con Barzagli incerto tra l’andare su Milinkovic-Savic o invece seguire Immobile, e per tutto il resto dell’azione i bianconeri sono stati lenti nella riaggressione.

 

 

 

Qualcosa di non troppo dissimile è capitato nell’occasione del rigore, con ancora il portatore di palla liberissimo di avanzare (in questo caso De Vrij) e grande spazio per l’uomo tra le linee, Milinkovic-Savic è stato così imbeccato facilmente. Male gli interni, Khedira soprattutto, entrambi portati a difendere in avanti. In questo modo il rischio è di lasciare Bentancur troppo solo.

 

 

Dopo lo svantaggio, la situazione è precipitata ulteriormente. I bianconeri si sono allungati troppo, consentendo a una Lazio “scolastica” (nel senso positivo) di occupare il campo nettamente meglio, con un grande movimento senza palla che ha sempre trovato l’uomo libero. I due difensori centrali non sapevano se accorciare o se invece negare la profondità ad un Immobile scatenato, mentre i centrocampisti sono stati troppo lenti nel ripiegamento. Nel secondo tempo, oltre ad aver creato molto, la Lazio ha soprattutto prodotto tanti presupposti per pungere, ciò che nella prima frazione non era riuscito.

 

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Nonostante la Juventus abbia avuto quasi 40′ per riagguantare la Lazio, i bianconeri hanno palesato confusione, scarse idee e poca varietà di soluzioni (oltre che aver rischiato molto nelle ripartenze).  Se già nel primo tempo Douglas Costa era praticamente abbandonato a sé stesso senza alcun aiuto dai compagni, la sostituzione con Bernardeschi ha ulteriormente complicato la situazione. Mai l’ex Viola è stato messo nelle condizioni di poter incidere, toccando palla in zone improbabili.

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Oltre all’abusato lancio lungo per le punte, l’azione tipo nella ripresa ha sempre seguito il medesimo canovaccio: palla sul lato destro, con Bernardeschi che- a causa degli spazi intasati – era costretto a fare un passaggio corto per il compagno dietro di lui, a quel punto si cambiava (lentamente) campo sul lato debole per Asamoah, col ghanese che aveva il compito di puntare l’uomo. Ed infatti nel secondo tempo la Juve ha punto solo a sinistra.

Alla luce di ciò, è apparso inconcepibile delegare così tanto lavoro offensivo al terzino sinistro (ben 7 cross e 5 passaggi chiave per Asamoah, recordman della gara) e non avere magari pensato di spostare Douglas Costa su quel lato, dove – liberandolo nell’uno contro uno – avrebbe potuto fare la differenza negli ultimi metri. Anche perché, nel corso di tutta la ripresa, la presenza di Mandzukic non ha davvero portato alcun beneficio.

 

 

Insomma, se è dal reparto offensivo che passa il miglioramento della Juventus 2017-2018, oggi la squadra di Allegri pare ancora parecchio indietro, con grossa confusione negli ultimi metri, giocatori ancora malamente inseriti e – soprattutto – non ancora sfruttati per quelle che sono le loro primarie caratteristiche. Finora i tentativi di 433 sono coincisi con le prestazioni peggiori disputate dai Campioni d’Italia, col campo coperto male e connessioni quasi totalmente assenti tra i giocatori.

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In realtà, passare da una mediana a 2 a un centrocampo a 3 è una cosa molto meno automatica di quanto la vulgata comune voglia far credere, perché servono giocatori di grandi doti atletiche in mezzo e sincronizzazioni ottimali tra gli interpreti. Insomma, cose che non si possono improvvisare.

Oltre a giocatori che sono sembrati conoscersi solo alle 18 in concomitanza col calcio d’inizio – è il caso, per esempio, della catena destra della Juventus -, la sensazione è che Allegri abbia scelto tempi e interpreti totalmente erronei per riproporre il 433. Oltre alla crucialità di Pjanic e Dybala, oggi la Juve non sembra ancora minimamente in grado di rinunciare alla solidità in entrambe le fasi portata dal 4231.

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