Analisi dell'imbattibile Germania

di Andrea Lapegna |

Tra le tante boutade di Gary Lineker, ce n’è una rimasta iconica: “il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine vince la Germania”. La celebre frase è stata pronunciata a caldo dopo la sconfitta dell’Inghilterra in semifinale alla Coppa del Mondo ’90, e ben rispecchia la frustrazione di chi affronta i tedeschi.

Mai come in questi anni la Germania è sinonimo di collettivo. Joachim Löw ha sfruttato sapientemente la crescita gargantuesca del movimento tedesco, e ha saputo amalgamare la qualità a disposizione creando una squadra solida e tra le più piacevoli da vedere. Nelle ultime uscite, il modulo prescelto è stato il 4-2-3-1: Neuer; Kimmich, Hummels, Boateng, Hector; Khedira, Kroos; Müller, Özil, Draxler; Gómez. Preferiamo questo al 4-3-3 di inizio torneo, perché Götze non ha convinto né da punta né da esterno, e Draxler ha invece dimostrato di valere la titolarità. Parentesi infortunati: mancano Reus e Gündoğan, non due qualsiasi. Il tutto, con il graduale innesto di giovani di qualità, che rendono la Germania la seconda selezione per età media più bassa del torneo (25.9 anni, contro i 28.9 dell’Italia).

Posizioni medie contro la Slovacchia: squadra altissima
Posizioni medie contro la Slovacchia: squadra altissima

Come ammesso da Oliver Bierhoff, l’influenza del Guardiolismo si è fatta sentire sul calcio teutonico. Oggi la Germania alza molti uomini sopra la linea del pallone – punta centrale, trequarti, terzini (spesso entrambi) e mediano lato scoperto, spesso a ricevere tra le linee – anche quando il possesso è stabilmente nella metà campo avversaria. Al tempo stesso, la formazione di Löw produce un numero impressionante di occasioni, come d’altronde fa(ceva) il Bayern di Guardiola. La Germania è infatti la squadra ha tenuto di più il pallone (per il 64,1% del tempo) e anche quella che ha tentato più tiri verso la porta avversaria (20,8 in media a partita, di cui 7 nello specchio). Il fulcro del gioco è indiscutibilmente Toni Kroos. Per dare un’idea del peso di Kroos nella manovra tedesca, basta ricordare che contro l’Irlanda del Nord ha completato 121 passaggi: 10 in più dell’intera formazione avversaria (!). Il centrocampista del Real è probabilmente il miglior studente di Iniesta quando si tratta di lasciar salire i suoi e montare le tende nella metà campo avversaria.

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E non si fa nemmeno tanti problemi a lanciare lungo

Nelle prime tre uscite però la Germania ha prodotto solo 3 gol, che per il gioco offerto erano decisamente pochi. Queste partite hanno evidenziato come la manovra soffrisse l’assenza di profondità: la squadra si spalmava nella trequarti avversaria, ma gli esterni (di cui Müller sommessamente largo a destra) offrivano solo ampiezza e tagli orizzontali, mentre Götze falso nueve e Özil scendono per natura a chiedere il pallone. L’area era così desolatamente vuota. I dubbi sulla potenza di fuoco tedesca sono stati fugati dalle contromosse di Löw contro la Slovacchia (e parzialmente già contro l’Irlanda del Nord). Mario Gómez non sarà più il centravanti di un tempo, ma il suo peso ha permesso di mantenere tre uomini sulla trequarti per moltiplicare le pericolose ricezioni tra le linee tagliando le linee di pressione.

Tutto questo per tacere della difesa, dove Hummels e Boateng sono tra i migliori interpreti al mondo. Il primo rimane impareggiabile per letture e senso della posizione, il secondo è migliorato enormemente nella gestione del pallone e nel lancio lungo. Tanto che questa Germania può contare su due fonti di gioco simmetriche: Kroos sulla sinistra e Boateng a destra.

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Guardiola ha gradualmente trasformato Boateng nel Bonucci che ha sempre desiderato.

Oltretutto Neuer offre ampie garanzie di copertura con la difesa alta e – tra le altre cose – deve ancora chinarsi a raccogliere il primo pallone in fondo al sacco (anche Buffon a dire il vero, dato che con l’Irlanda c’era Sirigu).

Mister Conte dovrà cercare di aprire la nostra manovra offensiva in ampiezza svuotando il centro del campo, come già fatto vedere contro la Spagna. Tuttavia, Löw non lascerà i due mediani in balia di punte e mezz’ali azzurre come fece ad esempio Wilmots. Anzi, l’altezza media molto avanzata dei due terzini offre copertura laterale a Khedira e Kroos, che possono così rimanere più stretti di quanto non facessero Witsel e Nainggolan, costringendo l’Italia a dover cercare spazio più avanti, ovvero alle loro spalle. Il problema sarà superare quella linea e trovare gli half spaces alle spalle dei terzini e accanto ai centrali. La nostra partita si giocherà presumibilmente qui, sulla capacità delle nostre coppie laterali (mezz’ala + esterno) di trovare in difetto di posizione la difesa tedesca.