La mia Amsterdam con Rodrigo e Daniele

di Massimo Zampini |

Chi sei, Rodrigo? Chi sei, Daniele?

Se prima di Juve-Atletico avevo chiesto a Bernardeschi chi fosse realmente (un talentuoso? uno da parco attaccanti della Juve? un possibile titolare?), con sua risposta fragorosa culminata in quell’azione strepitosa a cinque minuti dalla fine, stavolta lo chiedo a voi: chi siete, Rodrigo e Daniele? 

La domanda, stavolta, non la faccio solo io. La fanno tutti quelli che incontro nel viaggio verso Amsterdam o in giro per la città, più bella che mai con quel clima perfetto, fresco e assolato, così le piazze, le case, i canali sono ancora più incantati del solito:

come la vedi? Certo, c’è Rugani, speriamo bene…“.

Cos’è successo, Daniele? Quando, esattamente, il nostro “difensore del futuro” è diventato un giocatore che non ci dà fiducia, che non vorremmo neanche come primo rincalzo dei titolari?

Come la vedi oggi? Certo sarebbe servito Benatia…“.

Niente, dal tema, da quel timore non si esce.

Gioca Bentancur, non Khedira, e nei suoi confronti non c’è diffidenza, ma solo una domanda: chi sei, esattamente? Sei pronto per giocare queste partite da titolare della Juventus? O sei un ottimo prospetto e più avanti si vedrà?

Il tassista che ci porta allo stadio diventa il mio punto di riferimento per capire meglio l’Ajax: Tadic è discontinuo, De Ligt forte e grande professionista (“pensa solo ad allenarsi, come Ronaldo“), attenti agli inserimenti di Van De Beek, Tagliafico è forte, Neres molto pericoloso, il più forte è Ziyech, ma dipendiamo da De Jong, lui alterna grande partite a prestazioni insufficienti. In generale, giochiamo bene ma siamo giovani e ancora alterni, non come la Juve che è sempre quella, non tradisce mai.

E io vorrei raccontargliela, quella notte di Madrid rapportata a quella di Torino, ma non potrebbe capire fino in fondo e allora gli faccio gli auguri chiedendogli chi preferisce affrontare in semifinale. Lui dice che toccherà a noi, “bella finale Juve-Barcellona“, sorridiamo, good luck, siamo allo stadio. E me lo ricordo, lo stadio, da quella finale così deludente, mentre mi arrivano messaggi dall’Italia per dirmi di stare attento, “come va?“, “tutto a posto?“, hanno arrestato 120 juventini, ci sono scontri tra polizia e tifosi dell’Ajax, ma noi siamo lì e appare tutto tranquillo, l’unico vero rischio della trasferta è quello di scoppiare dopo i mille gradini da scalare per accedere al settore ospiti.

Il resto è quello che avete visto in TV, con un pubblico sempre presente, l’Ajax che all’inizio ci fa temere una notte stile Madrid, la Juve che pian piano esce, Ronaldo che “siuuu“, Cancelo che fa tutto nel bene e nel male, venti minuti brutti nel secondo tempo, Mandzukic che non riesce mai a fare salire la squadra, un finale in crescita con Douglas Costa che quando sta bene ci ricorda cosa diavolo possa fare Douglas Costa, forse quasi solo lui al mondo.

Bentancur che cresce di minuto in minuto, avviando anche l’azione del gol. E Rugani forse migliore in campo, concentrato, presente, attentissimo e ordinato, perché le risposte a certe domande così insistite vanno date ad alte voce, quasi urlate.

E magari ripetute tra pochi giorni, perché “l’Ajax la gioca anche fuori casa“, perché “ricordiamoci che fine ha fatto il Real“, perché insomma sarà dura anche lì, e se quelle risposte venissero confermate sembrerebbe tutto un po’ meno difficile.