L'amore per il bianco e il nero non fa differenze di sesso

di Juventibus |

di Agnese Rumolo

Voglio cominciare quest’articolo, fin troppo a lungo rimandato, parafrasando uno dei più famosi incipit della letteratura per esprimere quella io chiamo “la filosofia del maschio alfa”.

 

“È verità universalmente riconosciuta che una donna che guardi una partita di pallone debba necessariamente annoiarsi”.

 

Il maschio alfa non concepisce che l’essere femminile possa amare il pallone, poiché l’essere femminile non è in grado di comprendere le sciabolate morbide, le lunghe corse lungo la fascia, i tacchetti affondati negli stinchi, le bestemmie ed il fuorigioco. L’essere femminile guarda una partita di pallone solo se vi è costretta, ovviamente sbuffando ed alzando gli occhi al cielo, per poi esultare al goal della squadra avversaria, poiché incapace di comprendere la differenza tra le due opponenti. Del resto, le sfumature cromatiche delle maglie calcistiche sono troppo difficili per lei. E se una giovane fanciulla dimostra di saper distinguere le formazioni, di conoscere a memoria gli schemi, di prevedere le mosse dell’allenatore, di imprecare per un errore della sua squadra del cuore, beh, la sua cultura calcistica sarà dovuta ad un sottile ed acuto tentativo di seduzione del maschio alfa (credetemi, signori miei, mi è capitato diverse volte di trovare soggetti che pensavano di essere i prediletti del mio cuore).

Ma oggi è verità sempre più diffusa che una donna che guardi una partita di pallone, lo faccia perché ESSA AMA IL CALCIO!

Questo ribaltamento dell’opinione universale è dovuto al crescere del numero di mie colleghe, JLadies e non, appassionate non solo di quella sublime tortura chiamata gioco del calcio, ma di quei due colori, il bianco ed il nero, che ricoprono una maglia ricca di storia, di successi, di gloria.

La fede bianconera non fa differenze di sesso: ti carpisce il cuore, l’anima e non ti abbandona più. Ti può prendere in qualsiasi momento, che tu stia guardando la partita, ancora bambina, sulle ginocchia di tuo padre o che tu stia guardando il tuo primo amore scivolare in Serie B.

Brucia come una fiamma, divampa quando uno dei ragazzi rende onore alla maglia, quando un Zaza qualsiasi segna quello che può essere il goal più importante della sua carriera finora.

Si riversa sotto forma di lacrime quando in campo si lotta, quando un Mandzukic prende per mano la squadra e scuote via la paura ed il timore causati da un mostro come il Bayern Monaco.

Esce fuori con le urla, con l’esultanza che accompagna quella di un Bonucci che sblocca la partita con i rivali di sempre.

Si mostra sotto forma di sorrisi e di abbracci dopo una vittoria, mentre osservi quegli 11 sconosciuti in televisione, che però tu senti vicini, vicini più che mai, perché loro lo sanno. Lo sanno cosa significa vestire la maglia, lo sanno cosa significa lottare, sacrificarsi, lavorare, lavorare, lavorare, e solo per quei colori, solo per quella fede.

Questa squadra, quest’anno, ci sta dando una grandissima lezione di vita. Ci sta insegnando che il duro lavoro ed il sacrificio pagano, che i piagnistei e le lamentale sono le scuse dei perdenti.

Ci sta facendo vivere quella che è forse la stagione più bella della storia della Juventus, ci sta facendo esultare, piangere, imprecare partita dopo partita, goal dopo goal, record dopo record.

E la fede divampa, è un incendio, ti consuma, che tu sia donna o uomo, e canti anche tu, che sei lontana da loro, insieme a chi è abbastanza fortunato da seguire i ragazzi dal vivo: fino alla fine, forza Juventus.

@SempreLibera___