Analisi Mentale: amala, pazza Juve amala!

di Sandro Scarpa |

Il calcio può essere raccontato attraverso 4 assi: ANALISI TECNICA, FISICA, TATTICA, MENTALE.

Gioco, da quest’anno a fare una Analisi Mentale delle gare, complessiva e per singoli. E’ un gioco, keep calm e divertitivi o contestate! (qui il primo episodio per Parma-Juve).

SCHIERAMENTO MENTALE

A Parma 3 esuberi titolarissimi e ZERO nuovi in campo. Col Napoli Sarri rimette l’11 dei vecchi navigati, con la sola eccezione di de Ligt per Chiellini rotto. Questo perché in 7 giorni non è cambiato nulla, anzi, gli esuberi sono diventati titolari (con successo) e la posta “emotiva” in palio contro un Napoli iper-prolifico e spavaldo era ancora più alta.

Martusciello ri-schiera così la Juve 2017-18 con i due che ci hanno eliminato dalla Champions negli ultimi 3 anni: Cristiano Ronaldo e Matthis de Ligt. 

L’Analisi Mentale è facile: il club ha provato a venderli, hanno rifiutato, a quel punto potevano essere messi fuori rosa, fuori lista, costringendoli (come Icardi e Joao Mario) ad andare in prestito l’ultimo giorno di mercato, o il club poteva sfruttare le loro qualità, tattiche, tecniche e mentali. E lo ha fatto: Khedira, Matuidi e Higuain, perni. Restano “mentalmente” fuori  dal progetto Rugani (che però con Chiellini rotto pare reintegrato) e Mandzukic, che rinuncia a tutto.

SVILUPPO MENTALE DELLA GARA

La Juve parte senza voglia di strappare, mostrarsi cazzuta o tremendista, ma senza mai rifiutare l’idea di giocare, creare, avanzare, prendersi tiri utili, non “dimostrativi”. Il Napoli fa il contrario: inizia euforico e sbarazzino, senza combinare nulla e diventa subito fragile e frustrato. Questo perché abbiamo un trio di centrocampo con voglia pazzesca di dimostrare: Matuidi zanzara impazzita che ora può pressare alto senza lasciare voragini, Khedira mentalmente ringiovanito di 10 anni che entra in tutte le azioni di possesso (così il suo avanzare ha senso, al di là della difficoltà a ritornare), Pjanic gode come un matto a pressare alto e avvicinarsi a quell’area che prima vedeva col binocolo.

L’euforia bianconera dell’esordio allo Stadium si concentra nella pressione continua e nella proposta verticale di gioco, il Napoli ci capisce zero. Rispetto a Parma, Higuain fa quel clic mentale tipico di quando vede il Napoli: da “spondista” al servizio di Ronaldo, diventa perno dell’attacco per ogni azione, fino ad uccellare Koulibaly. Il clic lo aveva già fatto Douglas Costa, che anche con Allegri aveva mostrato generosità difensiva, ma stavolta lo fa con convinzione in un modulo che lo esalta come game-maker (e non game-changer) e non per spirito di sacrificio.

Le cose accadono in modo così perfetto nei 3 gol (Danilo dopo 20″, Pipa fenomenale, CR7 che timbra) che la Juve passa dall’essere iper-convinta a svagata. I bianconeri pensano: “Ottimo, ci divertiamo di più, vinciamo, però che palle, troppo facile, un altro scudettino vinto già a Gennaio” e pensano già alle trasferte con la nazionale “allora, quindi domani ho il volo alle 9.30, magari faccio un salto a trovare i parenti“. Che ad influire sulla rimonta subita sia la TESTA lo dice Martusciello, non Sandro Scarpa. A questo si aggiunga che la Juve ha 2 titolari che dopo un’ora boccheggiano e vanno in crash: Khedira ed Higuain.

“Allo Stadium si schiattava di caldo sugli spalti, volevo morire“. Confessione di molti tifosi. Un colpo di caldo lo beccano:

Emre Can che -al solito- da subentrato vuole strafare e rompe la linea dell’offside sul gol di Manolas,
– Danilo
che ci prende gusto ad andare altissimo,
de Ligt che dopo un’ora ha il cervello surriscaldato e applica il compitino del coprire il compagno in 1 vs 2 (Bonucci su Mertens) abbandonando Lozano.

L’inerzia mentale è già bella che andata. Il 3-3 è così ovvio che la sua concretizzazione col guizzante Di Lorenzo in un groviglio di uomini Juve inerti è la banale rappresentazione del black-out mentale e della loro convinzione. Non banale il fatto che a segnare alla Juve siano 3 nuovi, 3 che non hanno quella “depressione” mentale che gli altri napolisti hanno appena vedono i nostri colori, pensando a scudetti in albergo, alle tante mazzate, ai rigori sbagliati; è non un caso che Insigne e Mertens non struscino palla e Koulibaly sbrocchi: troppa tensione contro la Juve e troppi brutti ricordi (che ora aumentano).

E’ proprio questa tensione mentale, quasi una propensione alla sconfitta, che condanna il Napoli. Invece di provare a fare il quarto contro una Juve ormai ferma fisicamente e cotta mentalmente, il Napoli si rintana felice dell’impresa e in una sorta di wishful thinking negativo si segna da solo il gol. Non siamo noi mentalmente (ancora forti) ma loro mentalmente cacasotto.

SINGOLI

Szczesny: Buffon lo migliora: continua ad essere tonico e frizzante in porta; Kane lo peggiora: continua ad essere incatenato alla linea di porta.

De Sciglio: Sa di essere richiesto dal PSG e avere Danilo più col fiato sul collo rispetto a Parma, così si rompe, ovvio. La testa è TUTTO!

Danilo: Uno che inizia così, con gol nel big match in 20″ può mentalmente prendere due traiettorie: essere onnipotente e convintissimo per i prossimi 3 anni, essere troppo spavaldo e distratto dietro nei prossimi 2 mesi e tornare in quella panchina dove è stato per 4 anni.

Bonucci: Responsabilizzato dal crac di Chiellini e dall’avere de Ligt accanto. Per cui parte cazzuto con la faccia di chi ripete dentro di sé tutte le pippe mentali di decenni di Mental Coach e becca pallonate e gomitate urlando “non fa male, non fa male!”. Un’ora positiva. Poi nel quarto d’ora di caos non è certo Chiellini che fa miracoli.

de Ligt: 19 anni, 80 milioni, 7,5 milioni, crac del Capitano, Esordio allo Stadium, Big Match. Pressione mentale mostruosa per uno che a 17 anni aizzava la curva Ajax con la fascia da Capitano. Il punto è che fa un’ora perfetta in cui Mertens non vede palla. Poi nei 3 gol lui c’è perché è il difensore grande, grosso, evidente e volitivo, per cui visivamente le colpe ricadono su di lui, però sono da distribuirsi ampiamente con gli altri. Ha spalle così larghe che se ne sarà già scordato.

Sandro: Felice come una Pasqua. A maggior ragione col gemello in gol. Convinzione, tocchi, sicurezza, mentalmente ora indistruttibile.

Matuidi: Uno che lotta tutta la carriera se ne fotte se il suo club potrebbe accettare offerte e se i suoi tifosi lo scaricherebbero al primo club che passa. Lui corre, punge, lotta e si riprende pian piano la fiducia, e ora riesce anche a dare un senso maggiore alle sue fughe in avanti, sia in termini di pressione che di appoggi al centro per chi ha piedi migliori di lui. Provate a togliergli il posto da titolare.

Pjanic: Continua ad essere sempre più convinto di quello che fa, in pressione e costruzione.

Khedira: La testa è tutto. Fino al 60°. Poi il corpo non regge. Sembra il Prof. Xavier degli X-Men, se avesse anche fatto gol invece di prendere il legno avrebbe fatto partire i lampi dalla testa.

Douglas Costa: Due assist. E potrebbe farne 5 a partita perché aumenta l’altezza della squadra, aumenta il numero di giocatori in area, il numero degli stoccatori in buona posizione. E’ talmente tanto abituato a fare tutto da solo che ormai non dovendone dribblare 4-5 da solo (ma solo 1) sfoga la sua energia anche nella pressione difensiva e nel recupero palla. Se riuscisse anche lui a segnare avrebbe un boost mentale pazzesco.

Higuain: Prendete un uomo che non salta un Primavera Juve a Villar Perosa manco sforzandosi, uno che al Milan non salta un uomo in 6 mesi e al Chelsea non l’avrebbe fatto in 6 anni. Con lo stesso fisico, gli stessi piedi, dategli un posto da titolare alla sua (amata) Juve e mettetegli contro il Napoli: gol fantastico con girata in un fazzoletto contro Koulibaly e staffilata nel sette. La testa Pipita, la testa!

Ronaldo: Ripetiamo che nessun essere umano può osare un’analisi mentale di Cristiano. Quello che si può dire però è che se la squadra fa 2 gol e lui non si segna, non segna da 4-5 gare con la Juve, allora comincia ad andare in astinenza da flash e SIIIIIU, così DEVE necessariamente timbrare. E quando lo fa deve ovviamente maledire, col sorriso, il VAR e i millimetri che avevano osato annullarglielo.

Emre Can: entra quando gli altri vanno in sonno, così è elettrico come al solito e non tiene la linea nel 3-1, poi poco. Ha bisogno di giocarne una da titolare e sfogarsi.

Dybala: Verrà il suo momento, lui lo sa, e gioca in modo semplice, guadagnandosi da solo la punizione del 4-3.