Alves vs Ronaldo: lo scontro senza l’incontro

di Claudio Pellecchia |

Alves vs Ronaldo

Probabilmente dieci anni fa (ma anche meno) avrebbero incrociato i tacchetti molto più di quanto faranno sabato a Cardiff. Ma le partite di Dani Alves e Cristiano Ronaldo sono comunque legate a doppio filo, a prescindere da quanto, come e dove riusciranno ad incontrarsi sul terreno di gioco. Anche perché i punti di contatto tra i due, dal punto di vista tecnico e di conduzione del gioco, sono molto di più di quanto sarebbe lecito aspettarsi. Parliamo di campioni assoluti che hanno saputo costantemente reinventarsi in funzione di un rendimento costante, continuo e duraturo nel tempo: del CR7 sempre più punta e sempre meno esterno dal paso doble fulminante ha già scritto, bene, Giacomo Scutiero, ribadendo come l’evoluzione in qualcosa di diverso (non necessariamente migliore o peggiore) sia stata la chiave del suo stare così in alto così a lungo; di come e quanto l’ex Barcellona abbia inciso sul cambio di passo, filosofico prima ancora che tecnico e/o tattico, sarebbe persino superfluo parlare, soprattutto dopo l’articolo comparso qualche giorno fa su The Player’s Tribune e le prestazioni dell’ultimo mese e mezzo.

Memorie dei tempi che furono…

 

Sul prato del Millennium Stadium, come detto, la differenza la farà il modus operandi dei due in relazione al ruolo che si sono progressivamente ritagliati all’interno dei due sistemi di gioco di Zidane e Allegri. Il portoghese è una macchina perfetta che riesce a decidere dove, come e quando fare la differenza (ultimamente cercando spesso l’attacco della profondità per vie centrali e/o l’inserimento dal lato debole), spendendosi il giusto e non andando mai oltre il quantum energetico necessario per vincere una determinata partita (la doppietta all’Allianz Arena contro il Bayern Monaco ne è la dimostrazione). Un tempo avrebbe giocato ogni singola partita a mille all’ora (e ne aveva facoltà) con il rischio di arrivare spompato al momento decisivo: non stavolta, non in questa finale, non contro la Juventus. Meno tracimante nel lanciarsi a tutta velocità in campo aperto, più attendista e prudente nel suo essere letale quanto serve, elevando il concetto di one shot one kill ad un’arte giapponese: con/contro di lui, oggi, non si hanno seconde possibilità.

40 gol in una stagione in cui ha viaggiato spesso con le marce basse…

 

Il brasiliano, invece, non è (non può essere) più il terzino a tutto campo di guardiolana memoria. Eppure, paradossalmente, sembra quasi riesca a fare molta più differenza rispetto ai fasti blaugrana all’interno di un modulo (il “doppio ibrido” con Barzagli e non Cuadrado) che gli concede ampia libertà d’azione e lo rende, di fatto, un regista aggiunto: con 4 assist e 26 passaggi chiave, è il giocatore della Champions League 2016/2017 ad aver creato il maggior numero di occasioni da rete. Non mancando di fornire un apporto decisivo anche in fase di non possesso (poco più di due azioni difensive di media a partita, con una naturale predilezione per gli intercetti – 33 in stagione – e gli anticipi) grazie ad una capacità superiore di comprensione del gioco e lettura preventiva delle singole situazioni, che hanno progressivamente smentito l’italianissimo #simachidifende con cui era stato accolto.

Da che pianeta vieni?

Difficile (ma non impossibile), quindi, che si assista al più classico dei “terzo alto di sinistra contro quarto basso di destra”: entrambi hanno eletto a territorio di caccia esclusivo altre zone di campo, alzando o abbassando a piacimento il baricentro proprio e della squadra. Nel caso, però, di un ennesimo faccia a faccia, sarà fondamentale per Dani evitare di lasciare troppo spazio tra sé e il fondo del campo, riducendo di molto i metri attaccabili dal sempre temibile primo passo di Cristiano e impedendogli di tagliare verso l’interno del campo, replicando quanto fatto contro Neymar in occasione della doppia sfida contro il Barcellona. Sperando che poi, dall’altra parte, possa finire così.