Alvaro Morata, uomo di emozioni

di Silvia Sanmory |

Le emozioni sono il collante della nostra identità

(Cit.)

Alvaro Morata è uomo delle emozioni.

E’ lui che in coppia con Tevez ci ha trascinati verso il sogno Champions del 2015; l’uomo che ci ha permesso di tornare a giocare una finale della Coppa dalle Grandi Orecchie dopo 12 anni da Manchester. L’uomo che ha segnato i due gol al Borussia Dortmund negli Ottavi di finale; è sempre lui ad aver raggelato il Real Madrid (e i tifosi inferociti con lui) segnando il gol qualificazione, Bernabeu con i blancos increduli seduti a terra, l’inno del Real che pare una beffa, e i bianconeri esaltati alla massima potenza, con Chiellini che si esibisce a mò di gorilla: Bye bye Real, noi andiamo a Berlino.

E’ ancora lui nella finale contro il Barcellona a segnare l’unica rete bianconera di quell’amaro 1-3, nessun gorilla che festeggia, le lacrime di Pirlo ad imperitura memoria per noi tifosi.

Credo di poter dire che il Morata migliore è stato quello bianconero. E se il passato è passato, spesso però porta con se la nostalgia, quella che per dirla alla Kundera è provocata dal desiderio di ritornare dove si è stati bene.

Detto fatto, nel giro di un giorno, Morata è ritornato, è di nuovo uno di noi.

Uomo di emozioni, date e ricevute, di quelle che non bussano ma entrano impetuose sbattendo le persiane.

Piangi a casa

Come quella volta che, dopo un allenamento pessimo, (“Era stata una delle peggiori sedute della mia vita, non riuscivo neppure a controllare la palla. Il preparatore mi chiese cosa non andasse e gli risposi che ero triste”), Alvaro scoppia a piangere, accanto a lui Gigi Buffon che lo prende da parte e gli dice: “Se vuoi piangere fallo a casa da solo. Altrimenti renderai felici le persone che ti vogliono male e renderai tristi le persone che come noi ti vogliono bene”.

A cena con il fan

Gennaio 2016, dopo partita di Coppa Italia contro l’Inter vinta per 3 a 0, doppietta di Alvarito.

Serata indimenticabile ancora di più per un giovanissimo tifoso che, con indosso la maglia di Morata, festeggia in un pub. Lo stesso nel quale arriva Morata con gli amici. “Oggi a Gianmarco offro io” dirà, avvicinandosi al ragazzo. Che racconterà: “Morata ha mandato a prendere un maglia nuova di zecca e con un pennarello ha scritto: “Al mio amico Gianmarco con tanto affetto”. Poi mi ha invitato ad unirmi al suo tavolo e mi ha lasciato il suo numero di telefono“.

Il passeggero del taxi

Finale di Coppa Italia, partita con il Milan, con il gol di Morata decisivo.  Un tifoso girovaga alla disperata ricerca di un taxi. Uno si ferma ma solo perché il semaforo è rosso; il passeggero si affaccia e chiede: “Com’è andata la partita”. “Abbiamo vinto, 1-0”.  “Chi ha segnato?”.  “Morata”. “Com’è stato il gol?”. “Cuadrado da destra, cross, arriva Morata da sinistra, gol”.  “Sono io Morata!”. Il taxi riparte ma notando il tifoso che lo rincorre si ferma. Alvaro scende e si fa immortalare con il tifoso.

L’aneddoto di Allegri 

Massimiliano Allegri, suo ex allenatore, a proposito del suo arrivo a Torino ricorda: “All’inizio tirava sempre in porta. Ad un certo punto Tevez ha iniziato a guardalo un po’ di traverso. E allora lui non ha tirato più!“.

Tennista “fuori controllo”

 “Da piccolo giocavo a tennis, ogni giorno due ore di allenamento, oltre all’ora quotidiana di calcio. Ho fatto anche qualche torneo nazionale, ma non avevo la testa, mi arrabbiavo spesso, faticavo a controllare le emozioni. Poi un giorno ho dovuto fare una scelta, ed ho scelto il calcio. E mi sono rilassato”.

Senza emozioni il calcio è solo un pallone che rotola.

Bentornato Alvaro, siamo pronti a emozionarci con te.