Altri nove scudetti, per favore!

di Sandro Scarpa |

Nove scudetti sono unici e irripetibili e prima o poi la Juventus perderà.

Giusto così, in uno sport in cui non sempre i più “ricchi” vincono, in cui le rivali migliorano per maggiore potenza di fuoco e capacità manageriali (Inter) o per l’ottimo lavoro di società e tecnici (Inzaghi e Gasperini).

Sono pretestuose le motivazioni degli “altri”: “questo dominio fa male al calcio italiano – A in calo di credibilità, spettatori e stimoli“. Nulla di più falso perché la Bundesliga (8 anni di dominio Bayern) è in netta crescita (almeno prima del Covid-19), di spettatori, audience TV e qualità del movimento (vedi Dortmund o Lipsia), così come la Ligue 1 dal dominio PSG in poi ci ha raggiunto in termini di vendita dei diritti TV, per tacere di una Liga vinta in 15 degli ultimi 16 anni da Real e Barca (nessuno dice: “questo duopolio fa male al calcio spagnolo!“).

Un movimento cresce se ci sono campioni (e l’Inter sta “aiutando” in questo), lStadi, crescita di giovani italiani e tecnici (e bisognerebbe aprirsi a tecnici stranieri bravi), capacità di pianificare accordi commerciali e cessione diritti TV, credibilità delle regole (non solo quelle arbitrali, ma quelle legate ai bilanci delle società, alla giustizia sportiva, etc.), investimenti e programmazione dei singoli club.

Ronaldonon solo il più vincente, ma l’uomo più famoso della storia, secondo la metrica concreta dei social– sposta l’attenzione nei confronti di un torneo molto più di una presunta alternanza al vertice.

Perderemo, prima o poi.

Intanto 9 anni di dominio non hanno spostato di una virgola la considerazione e della frangia dei tifosi altrui in termini di riconoscenza della vittoria. Anzi. Pensavamo che con 5-8-9 scudetti di fila si smettesse di pensare ad arbitri, palazzi, sistema; pensavamo che con 200 punti di distacco in 9 anni (e 2 finali Champions…) qualcuno “di là” cominciasse a dire sommessamente “beh, onore, o rispetto, o stima a ciò che dice il campo” e invece poco è mutato, anzi.

Non parliamo dello zoccolo duro dei tifosi, per i quali nemmeno 20 anni di dominio potrebbero sradicare convinzioni immarcescibili, ma di tutto il sistema: dal Ministro dello Sport, il macchiettistico Spadafora che si complimenta col Napoli dopo la Coppa (e con Benevento e Crotone), ma resta muto per la Juve, idem per Gravina e Malagò, disarmanti nel periodo di lockdown tra play-off e algoritmi, per tacere degli altri club di A che, per l’ennesima volta taccino (tranne la Samp, forse perché ci giocavamo contro) tacciono. Fa presto De Laurentiis a plaudire Agnelli che premia il suo Napoli, ma se si tratta di celebrare il club vincitore della competizione alla quale partecipi, tutti muti.

Velo pietoso sul sistema giornalistico, scatenato su play-off e corsa alle anti-Juve di turno, impazziti sul cambio regole per i rigori per falli di mano in Juve-Atalanta (dopo 7 rigori analoghi contro la Juve). Nei bassifondi media più faziosi invece l’argomento di turno sono il solito conto Scudetti, i pochi festeggiamenti a Torino (con la battutina razzista anni ’70 sui calabresi), lo Scudetto del Covid o i rigorini, in un anno in cui una rivale batte il record di rigori storico (18 per la Lazio) e la Juve batte il suo record di rigori contro (11), anche per una vincitrice di Scudetto.

Il tifo Juve invece migliora da un lato (pochi, in caso di vittoria Lazio, Inter o Atalanta, avrebbero parlato di torneo falsato o di rigori), ma peggiora dall’altro: imperdonabile la faida interna nata l’anno scorso con l’addio di Allegri e acuita quest’anno con i pregiudizi su un tecnico divisivo, per tacere dei #SarriOut per chi vince uno scudetto sotto i 90 punti o delle accuse a società e calciatori.

Fa bene la società a tacere, sempre e comunque sulle beghe italiane, pre e post-Covid19, in un periodo in cui, nello schiamazzo generale, un like di Agnelli (sullo scudetto di cartone non accettabile) fa più rumore di ore di tour televisivi. Fa BENISSIMO, la Juve a guardare sempre di più all’estero -non a caso ora è il brand italiano più seguito nel mondo.

Quanto a noi -ricordando sempre che ri-rivincere ogni anno è più difficile e che perdere porterà ad una inedita elaborazione del lutto- visto l’andazzo sogniamo di arrivare al 10° di fila (bissando il vecchio auspicio di Gianni Agnelli di arrivare a 5).

A quel punto sarebbero 39 (intriso di atroci ricordi) per cui bisognerà arrivare subito alla 4° stella, e anche allora, per la matematica altrui saranno 38 e bisognerà arrivare a 40 con o senza asterischi, e così via…

Prima o poi perderemo. Poi, molto poi…