ABOUT UDINE/ All’improvviso? Noi all’improvviso no

di Vincenzo Ricchiuti |

 

“Tu vinci all’improvviso

Ogni trent’anni e più

Poi a casa a festeggiare

Lo fai soltanto tu

 

A casa gli scudetti

Son sempre pochi si

Ritorni a festeggiare

Non chiederti perché”

 

Quattro, anche cinque, sono i goal di distacco da Juve a Udine nei vecchi come nei nuovi stadi. L’Udinese è una società senza particolar fascino, una squadra di mercanti. Una sorta di laboratorio del calcio da sale d’aspetto, la versione in Serie A del deposito di Zio Paperone. Non capisco chi esulti per un loro goal, a parte il clan Di Natale ed un paio di ricevute bancarie. La Juventus scende in Friuli, scende di livello per la sua forza attuale, scende di livello dal calcio alle esibizioni inaugura circhi di Toro Seduto. Pogba gioca sempre, oggi non c’è. Ha dato forfait, forse è giusto così, col calcio che non è tanto calcio, col giro che più giro conto che giro palla un figlio del gesto come lui non c’entra. Ci azzecca Asamoah, per definizione il migliore in campo ogni qual volta è in campo. “Asa dà garanzie” scrivo nel gruppo wazzapp di questo giornale. Non lo scrivo su Twitter sennò di fake me ne fan due. Pronti, via. Inizio terribilotto per almeno un paio dei nostri lì dietro, Bonucci e l’uomo che deve giocare Rugani. Bonucci oggi è in fase scivolo. Non significa distribuir tangenti o lasciar passare proposte indecenti, significa questo in senso calcistico. Rugani bah, il ragazzo ce l’avevan portato sulla nuvola dell’unico difensore in Italia capace di non farsi ammonire. Una nuvoletta apparentemente rosa, in realtà acida. Perché delle due, o è stato un caso o è un fifone. Coraggiosissimo non sembra il Rugani che deve sempre giocare, ha un colorito che al confronto la neve che verrà o la febbre che prenderò o la paura che prenderemo al ripensarlo di nuovo in campo sembrano arcobaleni. Non dico che devi essere Gentile o Montero ma se non hai grossi attributi devi compensare con la tecnica. Ed invece Rugani che deve sempre giocare sembra quello che nella reclame di Sky vien messo sotto da un uomo più vecchio in materia non di dna ma di fiction televisive. Rugani poi si riprende ma semplicemente perché l’Udinese smette di giocare. O di esistere tout court. Allegri farà bene nel dopo gara a sputtanargli quei dieci minuti iniziali da zombie addormentato nel bosco, da Ziggy Stardust delle mammolette. Da alieno portatore di timidezza in un trio di senza cuore. Svergognato, ben gli sta. Si faccia un fallo addosso e si ripresenti uomo. Il dramma odierno è Asa. Non si può smettere di farlo giocare. Sandro Sca nel gruppo wazzapp di questo giornale, “Asa s’inserisce, Pogba miracoleggia”. Insomma. Asa ci fa vincere, sicuro, ci fosse Capello (e ve lo meritereste) giocherebbe da quel dì e Pogba no. Allegri che è buono, democratico e giocava nel Pescara di Galeone e non nella Germania dell’Est di Nereo Rocco lo ha fatto giocare sempre e comunque, lui come altri figli dei fiori che voi vi ostinate ad amare più dei veri cannoni. Intendiamoci, Pogba più dei Cuadrado etc, starlette bowiane, simpatici intrattenimenti saltuari, è un capolavoro. Pogba meritava lo spazio che ha avuto, kantianamente. Cioè a priori. Tuttavia Asa preme. Ed è un delitto tenerlo e non usarlo. La soluzione c’è: bisogna tener fuori o meglio continuare a tener fuori Alex Sandro. Mai detto che non fosse robusto: l’avevo paragonato a una cavalla. Siete voi suoi fans che ne volevate fare una caricatura secondandone la libertà d’azione. Predicando il tutto Sandro e subito, avanti, corriamo, bruciamoci tutti. Siete voi che state nella Juve che è Chiesa di Roma non come credenti pazienti e seduti ma come quelli all’in piedi con la chitarra. Non al centro della funzione ma ai lati. Non mangia ostie amici del prete ma vivi margine che il poverino, il prete, lo voglion sposare. L’estate del campionato possiamo finirla. Sul serio. La soluzione c’è: Asa terzino, Pogba dov’è, era, sarà. Finché ce n’è. Finché, mistero, gli va.

 

“Non vinco all’improvviso

Trentuno pure più

Il solito rituale

Chi vince non sei tu

A casa gli scudetti

Non li contiamo più

Son sempre stato grande

Da grande non festeggi più”