Allenatore Juve 2019-20: il borsino logico

di Sandro Scarpa |

Tra dedali di fonti, summit segreti e ricostruzioni impazzite, la ricerca dello spoiler più importante del quinquennio -la scelta della guida tecnica- è salita di livello come la pressione di un tifo mai così immerso in un limbo insolito di incertezze.

In attesa di nuove accelerazioni nella vicenda, proviamo a tracciare un borsino razionale, logico, da osservatori esterni, senza insiderate o indiscrezioni, del prossimo allenatore Juventus.

PEP GUARDIOLA, IL SOGNO: 5%

Guardiola è la scelta numero uno, non solo della Juventus, ma per qualsiasi top club nell’ultimo decennio. Maestro, pioniere, RIVOLUZIONARIO, guru, acceleratore di qualità e valorizzazione, insegnante, mago, stratega ma anche formidabile accumulatore di trofei. Scelta numero 1 eppure realisticamente appare impossibile, per le sue parole, per il progetto City, per il legame più solido che mai con un mondo costruito intorno a lui, al vertice del torneo più ricco e bello del mondo. Per questo: 5%. Non ZERO perché se c’è (o c’è stata) un’idea bianconera non può essere totalmente campata in aria.

ANTONIO CONTE, IL RITORNO: 15%

Conte è libero (o quasi, visti probabili accordi preliminari con l’Inter o chance vive con ManU, PSG e Bayern). Conte vuole la Juve, e la Juve non può che apprezzarlo a 360° gradi. Pare evidente però che Agnelli possa avere remore fortissime, se non proprio essersi legato al dito quell’addio shock, oltre a dubbi sparsi sul fatto che il Migliore per una Juve reduce da due settimi posti, possa ancora essere la migliore scelta per una Juve che viene da 8 Scudetti, con l’obiettivo CL. 15%, percentuale alta, non elevatissima proprio per le modalità di quella “fuga”.

DIDIER DESCHAMPS, IL MONDIALE: 15%

Deschamps è IL gestore di alto profilo per eccellenza. Perfetto per juventinità, conoscenza dell’ambiente ed esperienza di gestione di top e/o giovani stelle. Finale agli Europei, campione del Mondo, carriera esplosiva da finalista CL nei club. Tutto questo credito viene quasi del tutto demolito da 3 fattori: a) non allena club da secoli, b) ha la possibilità di uno storico double con l’Europeo (e magari un bis Mondiale), c) non sarebbe quello “shock” di un allenatore di sistema che rompa con la progettualità di Allegri.: 15%.

JOSÉ MOURINHO, IL NEMICO: 15%

Gli allenatori vincitori di CL si contano sulle dita di una sola mano. Quelli che hanno esperienze vincenti in più di 2-3 top club in più tornei europei sono gemme rarissime e Mou è uno di quelli. 2 Champions, 1 Europa League, Liga, Premier e naturalmente A. Nessuno come Mou (e altri 2-3), sa come gestire un top club, come -al contempo-andare avanti in campionato e in coppa, costruendo e distruggendo, sul campo, sulla testa e ai microfoni. E tuttavia, Mourinho negli ultimi anni ha distrutto due progetti tecnici iniziati in modo positivo (secondo ciclo al Chelsea e Man United), dopo aver deluso in un Real costruito per la Champions, che dopo di lui le avrebbe collezionate. Inoltre, Mou è IL nemico, troverebbe un ambiente più incline a continuare ad odiarlo (cosa in cui ha sempre contribuito) che ad amarlo, oltre al fatto di aver sposato negli ultimi anni un’idea perfetta di AntiCalcio. L’opposto di ciò che viene richiesto a gran voce ora dalla maggioranza rumorosa del tifo stufo di Allegri. Eppure, non gli si può non attribuire un 15%, perché è LIBERO e perché il profilo è speciale.

MAURICIO POCHETTINO, OUTSIDER: 10%

Poch è il primo allenatore, dopo Zidane, che ha contribuito a picconare, nella testa degli juventini, l’immagine di Allegri. In questi ultimi due anni di involuzione allegriana, i 180′ contro il Tottenham restano un simbolo divisivo di ciò che vuol dire da un lato giocare in modo dominante e organizzato, e dall’altro vincere in modo immeritato ma cinico, maturo. Ma Pochettino non è solo quello, non è solo quello delle 19 sconfitte stagionali (che potrebbero diventare 20), non è solo chi ha perso una Premier contro il Ranieri dei miracoli. Poch è anche gioco organizzato, capacità difensive all’occorrenza, bravura nel valorizzare giovani e scarti, abilità pragmatiche nell’andare avanti per anni, senza mercato, in un torneo in cui intorno impazzavano gli acquisti milionari. Lo shock ci sarebbe, il gioco e il profilo anche, ma diciamo la verità, se l’Inter avesse fatto il suo dovere col PSV, se il VAR avesse preso decisioni diverse sui gol di Llorente o Sterling ai quarti, se l’Ajax non avesse avuto la psicosi da finale, di Pochettino manco si parlerebbe, magari meno di Emery, ancora una volta in finale EL. Poch potrebbe essere libero di provare una nuova avventura, al di là di clausole varie, tuttavia non sarebbe un UPGRADE sicuro rispetto ad Allegri (vi sentireste tranquilli in campionato con un Poch contro Conte?). 10% per lui.

MAURIZIO SARRI, CUORE E ALBERGO, 5%

5% a Sarri, emblema del bel calcio esaltato in Italia (considerato irritante, un catenaccio col possesso, in Premier), perché negli ultimi anni con un Napoli risicato è stato 2° e 3°, per lunghi tratti primo, superato da una Juve troppo più forte (ma pur sempre superato), e perché in un Chelsea polveriera ha saputo essere resiliente e portare a casa un 3° dietro due squadre mostruose, oltre ad arrivare in fondo in EL. Italiano, esperto di A, eppure grezzo nelle PR e soprattutto, appare difficile immaginare di “costruire” un Sarrismo in un top club come la Juve, al secondo anno di Ronaldo. Eccolo l’altro fattore: Cristiano non ama Mou ma ne riconoscerebbe carisma e valore, come potrebbe porsi con un Sarri (o un ten Hag della situazione) che gli insegna movimenti rigidi e schematici? 5%

SIMONE INZAGHI, IL GIOVANE: 5%

Soluzione ideale per una Juve anonima che vuole iniziare un ciclo vincente (alla Lippi o alla Conte), il tecnico di una Lazio iper-prolifica il primo anno e comunque vincente il secondo anno. Ma soluzione totalmente inadeguata per una Juve W8nderful in Italia che vuole riportare Ronaldo in cima al mondo.

GIANPIERO GASPERINI, IL MARTELLO: 5%

Il mister del miracolo Atalanta. Così prima del miracolo Genoa (2 EL conquistate, una “scippata”). A suo agio con Preziosi e Percassi che gli vendevano i migliori ogni 6/12 mesi. Gioco intenso, organizzato, feroce, spavaldo. Ma anche in questo caso: affidereste una fuoriserie europea ad un mister che parte a Milano e a Bergamo con 3-4 sconfitte di fila, che non ha un solo minuto, alla sua età, in un torneo che la Juve si prefigge di vincere? Poche chance, per esperienza al vertice, per la pazienza e libertà necessaria al suo gioco e per il profilo poco internazionale.

MASSIMILIANO ALLEGRI, 6.0: 20%

Se le parole di Agnelli hanno un valore, se la sua riconoscenza ha un peso, se le scarse possibilità di arrivare al Piano A (Guardiola) ha un’incidenza, non si può non dare ad Allegri la % più alta. Eppure è “solo” il 20%, una su 5 di restare per il mister che ne ha vinti 5 di fila. Percentuale “bassa” perché 5 anni sono tantissimi, perché 2 anni senza crescita sono ancora di più e perché questi due anni vengono dopo le prime frizioni post-Cardiff e dopo l’acquisto sesquipedale di Cristiano, e con il primo flop europeo contro una squadra inferiore, nell’anno più atteso. Chance non nulle perché Allegri è garanzia e perché ha dimostrato di poter cambiare sé stesso (troppo poco quest’anno) sul campo e soprattutto extracampo è stato ottimo, a parte pochi scivoloni. 20% perché si potrebbe trovare la quadra con 3-4 profili da lui desiderati in entrata e 3-4 da lui poco stimati in uscita. Del resto da Berlino a Cardiff c’erano 8 facce nuove in campo, così come altre 8 nuovi da Cardiff a Juve-Ajax. Eppure, anche il rinnovo sarebbe uno shock per un ambiente proiettato verso il cambiamento agognato, per tacere del fatto che cambiare per continuare a vincere vuol dire cambiare prima di perdere.

MISTER X: 5%

Eh già. Manca un 5% di probabilità per un nome che non sia in questo elenco…

Chi vivrà vedrà!