Allegri’s Kalma

di Vincenzo Ricchiuti |

Il calcio è uno sport noioso. Non si può neanche definirlo un gioco come si tentava in passato. Di ludico ha poco, le dinamiche sul campo stentano a interessare, lo spettacolo il più delle volte lo devi cercare fuori. Nei dettagli, come nel cinema gay, al volante o negli scoppi di sincerità tra donne: il verde del prato, il colore sugli spalti, chi scopa chi su twitter.

Ripeto: il calcio è una gran barba. E non ha niente che possa attrarre l’attenzione di un uomo normale. Non ha molti punti da segnare. Il professor Kantor che s’intende di America una volta felicemente mi disse, non è uno sport di punteggio. Non ha molti numeri essenziali. Quelli che contano saranno un paio. Il resto lo hanno inventato da poco per rompere la noia creandone altra, nuova di zecca. Il calcio non gioco mortale per le concentrazioni di grandi e bambini spiega se stesso con la pochezza. Poche azioni, poco ritmo, pochi rovesci. Il campo è lungo, il fiato è corto, esiste il fuorigioco, non hai un tempo minimo per tirare, non hai benché una porta gigantesca maestri che ti insegnino a tirarci dentro, non hai cross ma in compenso errori.

Il calcio è due palle così. E quelle palle ce le ha entrambe Mister Allegri. Il quale non sbaglia più niente. In un contesto come l’attuale, disumano, gonfiato, transgender, Allegri può dominare e vincere per i prossimi 50 anni. Non ha rivali con la squadra giusta e la società che gli dia tempo. Allegri incarna la rivincita dell’uomo sulla macchina. Prende il congegno calcio. Lo guarda per com’è. Due coglioni così fino al novantesimo. Non se ne scandalizza. Non ha ottimismi palingenetici. Non vuole il calcio calcia o democratico, con le protesi o le primarie. Non ama il calcio carnevale, quello con le maschere: oggi facciamo il rugby, domani sembriamo il basket. Non ama mettere la minigonna dello spettacolo ad una babbiona amara e ingiusta come quella noiosa storia del foball. Allegri dice, questo è, non un granché. E non dovrebbe neanche piacerci. Ma è andata così. Un motivo ci sarà forse perché si stia a perdere tempo con questa cosa scema ma meglio non perderne altro a capire il perché. Si sta undici contro undici in un campo immenso nel quale di cose vere ne capiteranno si e no su una mano. Tanto vale andare a comandare. Prendo gli elementi base: tecnica e controllo. La tecnica voglio sia perfetta. Mi costa più uno stop fatto male che un contratto fatto bene. I giocatori devono saper stoppare. Se sai stoppare puoi giocare da fermo. E in un fazzoletto. Poco spazio. Poco spreco. Poco resta, il da fare. I giocatori devono saper tirare. Lascia perdere le stats sui tiri: se uno cresce da sano maschio del calcio con i dettami presi da un altro sport mi diventa Miss Mondo con la barba. Solo perché hai tirato 10 volte pensi di esser figa. E la barba è tutta nostra.

Il controllo poi. Quello è un concetto che davvero noi dei ’70 abbiamo appreso durante i nostri appallanti apprendimenti calcistici. E voi altri di adesso proprio nulla. Vi manca proprio il link per arrivarci. Fosse per voi ma che controllo che cultura. Siete sudaticci, affannati. Il calcio è il ping pong, quel dannato batti ribatti che fanno in Inghilterra e che noi dei ’70 prendevamo per il culo. Non vi serve scoprire l’evidenza: il calcio nella sua essenza è un incubo e nella vostra amata Inghilterra si prendono tutto certi italiani così. Vi manca il gusto di guardare in faccia la realtà: il calcio è quello sbadiglio da (sop)portare in porto mentre di base ti fai i cazzi tuoi. Siete tutti lì a fantasticare di incroci tra sport, calcio più formula 1, foball e ridolini, oggi le comiche, goal e statistiche. Allegri invece ha deciso di non sudare. Di non mettersi la gonna. Di non fingere sia tutto migliorabile, innestabile, aumentabile. Fa l’allenatore di una squadra di vertice. Deve durare. Sa che se non si può evitare di annoiare si può almeno vincere. Sa che se si può vincere si può fare anche meglio di vincere. Si può vincere a calcio. Vincere una partita di calcio facendo calcio secondo natura. Una azione ogni tanto. Il pallone ? E’ mio e me lo porto in questo strazio io. Tiri possibilmente pochi perché se sono molti non sono buoni: o vinci 30 a zero e non è il calcio, oppure son numeri per le ripartenze leggi sudate ed i collezionisti di farfalle. Non sta a scrivere niente, vive una vita fuori dal campo perché quella del campo è poca cosa. Va ai quarti di finale amministrando il gran galà d’Europa come un placido condominio. Tira fuori pochi ma buoni tiri, un paio da un paio dei suoi perseguitati. Insegna calcio, non mestruazioni: Pjanic è un ometto, Sandro non ha più tendenze solitarie, Piazza sta capendo il valore di un uomo su un campo di calcio. Poco. Vero.