Allegri vale Ronaldo? 4 anni per fare meglio

di Sandro Scarpa |

Diciamo la verità: con Ronaldo la Juventus era la favorita per lo Scudetto. Senza CR7 la Juve (ad oggi) è da 2°-4° posto.

Favorita” non voleva dire “vincere lo scudetto a Gennaio a +20” (quello accadeva con una Juve solida e completa contro rivali in disarmo), ma che Allegri avrebbe dovuto fare comunque un gran lavoro di stabilizzazione, recupero mentale e valorizzazione per tornare alla vittoria contro un lotto di rivali agguerrito con ottimi mister.

Da 2°-4° posto” non vuol dire “Scudetto impossibile”, ma giocarsela più a lungo e meglio di quanto fatto l’anno scorso e con possibilità di vittoria se una serie di incastri e condizioni psico-fisiche e tecnico-tattiche riescono quasi tutte.

Disfattismo? Semplice logica.

Allegri prende una Juventus arrivata 4° per un pelo guidata da un esordiente totale a cui il mercato (le contingenze economiche e le scelte condizionanti) ha tolto CR7: 40% dei gol stagionali e 50 gare senza infortuni, oltre a Demiral e Buffon, con l’innesto di Rugani, De Sciglio, Locatelli, Kean e Kaio.

Con quei 35 gol tuttavia questa Juve era arrivata 4° ed è stata eliminata col Porto. L’anno in più di crescita dei giovani è compensato dall’anno in più dei vecchi. In soldoni: i 10-15 punti che portava Cristiano potranno essere compensati dai 10-15 punti in più che Allegri potrà ricavare da questa rosa rispetto a Pirlo? Difficile, miracoloso. Vorrebbe dire che Allegri è il CR7 della panchina. E, se anche così fosse, l’impatto sarebbe comunque a saldo zero: 78 punti, più o meno. Pochi.

Si fa presto a dire “beh, ma la Juve di Allegri (o di Conte) dominava in A anche senza CR7“. Altre Juve, altra difesa e centrocampo, altre qualità e modo di giocare, altra fame o convinzioni, altra stoffa (plasmata da Conte e raffinata da Allegri), e altre rivali.

Si fa presto a dire “beh, ma senza CR7 i gol arriveranno da altri e la squadra sarà più libera, dovrà giocare meglio“. Ok, ma senza Cristiano la Juventus l’anno scorso aveva una media da salvezza.

Si dirà: “beh, ma ritrovi Dybala, Chiesa decisivo, Kean ottima annata al PSG, Morata più libero, Kulu più maturo, Locatelli uomo in più a centrocampo“. Perfetto, ma è qui che il lavoro di Allegri e la crescita dei giocatori (auspicata) può portare quei punti in più. “PUO'”, se tutto funziona, mentre senza Ronaldo hai la CERTEZZA di aver perso 20-30 gol. Tutto il resto è incerto e frutto di duro lavoro.

La difesa viene da un’annata friabile e deve digerire ora una nuove inversione di marcia tattica (involuzione/semplificazione, chiamatela come volete). Il centrocampo ha un faro potenziale (Locatelli, 0 minuti in coppe europee), giocatori involuti (Bentancur), mai esplosi (Rabiot), confusi (Berna), non definiti (McKennie) o rotti (Ramsey). L’attacco, che a volte ci fa brillare gli occhi dell’illusione, è composto da un Dybala sempre atteso all’esplosione (che poi significa 40-45 gare continue, non solo 10-15 eccelse) per ora confinato come riserva di Lautaro e Correa, dal Morata inghiottito da un buco nero, da Kulusevski la cui crescita è stata strozzata e Kean pur sempre riserva di Immobile e Belotti. In questa Juve esiste quindi una sola certezza: Federico Chiesa, a cui abbinare i tre centrali.

Si dirà: “beh, ma allora il valore aggiunto di Allegri? Le sue categorie di “vincenti e non vincenti”? I suoi 9 milioni l’anno? Facile vincere la A se hai la squadra più forte, ora si vedrà davvero il suo valore!“.

Ecco. Se dopo 5 scudetti (4 Coppe Italia, 3 Supercoppe e discreti percorso in UCL) siamo ancora alla dimostrazione della bravura di Allegri partiamo da un incredibile pre-giudizio ottuso su uno dei mister più vincenti in bianconero. Quanto fatto in passato non conta ed è già nella storia, incluso il valore di Allegri che è già ampiamente dimostrato.

Ora il suo nuovo valore da dimostrare è guidare l’inizio di un nuovo decennio (4 anni), plasmando una squadra competitiva per la vittoria (anche da “non favorita“), con nuove certezze tattiche, col recupero di una marea di giocatori spaesati psico-tatticamente e magari indirizzando la crescita di alcuni giovani dalle potenzialità inesplorate. Lavoro duro e lungo, molto diverso da quello svolto nei primi 5 anni.

Nel frattempo poi la Juve deve anche “vincere”. Ovvio. Qualsiasi altro risultato è una delusione (anche contro ogni logica), lo diceva lo stesso Allegri (ma con un CR7 in rosa): la squadra campione è la favorita, ma la Juve parte sempre per vincere. O quantomeno per non farsi battere da chi è meno forte o sovrastare da chi è alla pari.

L’orizzonte quindi è sui 4 anni, con una “potenza di fuoco” nei prossimi mercati (Covid permettendo) che consentirà gradualmente di innestare pochi pezzi forti ed evitare altre toppe indigeste. Intanto armiamoci di pazienza, lucida ma severa, nei confronti della guida che fin da subito dovrà dimostrare il suo “nuovo” valore aggiunto.