Come Allegri utilizzerebbe Keita nella Juve 2017-2018

di Jacopo Azzolini |

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La stagione appena conclusa ha visto la consacrazione di Keita Baldè. Sia chiaro, da ormai molti anni erano chiare a tutti le qualità del ragazzo, qualità che – seppur a sprazzi – il senegalese aveva già ampiamente mostrato. Eppure è stato solo con Simone Inzaghi che l’ex Barcellona ha finalmente ottenuto la continuità che ci si aspettava.

Il tecnico piacentino, confermando in un certo senso il suo lungo passato nelle giovanili, ha dimostrato di lavorare principalmente sulle caratteristiche dei giocatori a disposizione senza lasciarsi andare a troppi sofismi tattici, consentendo a molti uomini – tra cui Felipe Anderson – di mostrare un rendimento mai visto prima.

All’interno delle sue grandi doti, Keita rimane un calciatore abbastanza facile da descrivere. Si tratta di una mezzapunta con grandi capacità tecniche e atletiche, che ama partire da una zona leggermente defilata (solitamente sulla sinistra) per andare a pungere prevalentemente in tracce interne. Sintetizzando al massimo, una pedina più da 433 che non da 442. Per consentirgli di incidere, va imbeccato nel modo giusto all’interno della cosiddetta zona di rifinitura: sarebbe uno spreco servirlo in zone troppo laterali (crossa piuttosto male) o richiedergli un gravoso lavoro in fase di non possesso.

Keita è molto rapido nel puntare l’uomo davanti a sé e nell’andare dritto per dritto verso la porta, con una rapidità che lascia l’avversario sul posto. Degna di nota la facilità di dribbling, tant’è che è tra i primi in Serie A per quanto riguarda questa particolare classifica. Nonostante non abbia un fisico molto possente, quando parte in velocità dimostra di avere grande resistenza, oltre che mantenere una notevole lucidità.
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Forse, a volergli trovare un difetto, a volte si innamora un po’ troppo del dribbling e ritarda eccessivamente nello scarico verso il compagno.

Inoltre, per quanto Inzaghi abbia primariamente lavorato per consentire molte situazioni di contrattacco in spazi larghi ai propri attaccanti, Keita è reduce da una stagione in cui è stato schierato in praticamente tutti i contesti possibili: attaccante esterno, seconda punta e sostituto di Immobile. E ha sempre fatto bene. Quindi, c’è anche un’ottima duttilità nel ricoprire diverse posizioni, seppur in situazioni tattiche solitamente diverse rispetto a quelle in cui si trova a giocare la Juventus.

Ma, andando nello specifico, in che ruolo è oggi schierabile Keita nel 442 bianconero? Pur tra mille virgolette, la sua veste più appropriata sarebbe quella del vice Dybala, visto che utilizzarlo come ala lo allontanerebbe troppo della zona in cui ama incidere (senza contare la concorrenza di grandissimo livello). Tuttavia, Allegri ha sempre chiesto alla seconda punta un vitale compito di raccordo: oggi, il senegalese pare ancora troppo poco associativo questa posizione, non ha attualmente nelle proprie corde un lavoro tattico così cruciale.

Se pare quindi difficilmente inseribile del primo minuto (il discorso cambierebbe di molto con un 433), va però sottolineato come a gara in corso si tratti di un vero e proprio crack, in grado di impattare alla grande il match e di sapersi rendere utile nei più svariati contesti.  Quando gli spazi aumentano e le energie calano, la profonda verticalità ed esplosività di Keita sono un toccasana per la risalita del campo, con le sue capacità di dribbling e di tiro in grado di rivelarsi determinanti per spaccare in due l’avversario. In questi frangenti, può anche essere schierato efficacemente come prima punta, visto che sa aggredire bene la profondità e posizionarsi davanti al proprio marcatore.

 

In una annata da 50 e più partite, poter disporre di una risorsa come Keita arricchisce a dismisura le qualità e possibilità di soluzioni di una rosa. Un qualcosa da non sottovalutare  se si pensa che nel finale della passata stagione la Juve non ha quasi potuto fare rotazioni in avanti.

Acquisire un giocatore dalle doti del senegalese – doti che oltretutto in Italia sono già state ampiamente dimostrato – non è mai un errore, con Allegri che avrebbe la possibilità di far crescere ulteriormente un potenziale fuoriclasse.

Per compiere lo step definitivo, Keita ha quindi bisogno di misurarsi in un contesto tatticamente più sofisticato: va migliorato il decision making per divenire più completo, abbandonando quella “monodimensionalità” tecnica che oggi pare l’unico suo limite per affermarsi ai massimi livelli.

Quel che è certo è che uno come Keita può stare tranquillamente in un club come la Juve. Solo il tempo dirà se ne può divenire un titolarissimo o restare “solamente” un jolly prezioso tra i 25 della rosa.