Il tridente (pesante?) secondo Allegri

di Luca Momblano |

Tridente

Sarebbe la soluzione a tutti i mali, solo che forse i mali non sono quelli ma questo è un altro discorso, un altro pezzo: il tema in questione è ovviamente il tridente, possibilmente pesante secondo una trasversale platea, quindi la compresenza nell’undici titolare di Higuain, Dybala e Mandzukic. E’ una reazione più di pancia che di testa, ma è anche una riflessione seria. E nasce, allo stato profondo, da due domande:

1 – Mandzukic in campo è vitale nell’economia dell’undici attuale?

2 – Vale la pena abbandonare la centralità del centrocampo chiedendo agli avanti, in sostanza, di fare la partita?

Due sole risposte possibili, anche se a denti stretti: NO.

Il perché è presto detto: Mandzukic è tanto per questa Juve, per lo meno quella che fa fatica ad andare al recupero veloce del pallone (quindi non solo attraverso la forza permanente e pregnante del reparto arretrato più che della fase difensiva in sé: eccolo, forse, uno degli altri mali). Il croato permette di accorciare la squadra, aggiungere aggressività e densità, raddoppiare, finanche trascinare. Oltretutto, risistemato in qualche modo a supporto di Higuain (o a sostituirlo quasi interamente nelle opere di fatica), ha anche dato oggettivamente il suo meglio. E’ giusto dirlo e ricordarlo, proprio per non farsi condizionare dalla tremenda parentesi di Doha. Mancano i gol, che non è poco, e sarebbe stupido pensare al tridente solo ed esclusivamente in funzione di questi. Non lo pensò con questi presupposti Marcello Lippi dopo una manciata di altalenanti giornate nel 1994, lì c’era bisogno di una sterzata improvvisa, di un cambio di marcia concettuale facendo “con ciò che hai” a caccia di certezze contemporanee in tutti i reparti. Serviva, anche, sorprendere. Certo l’attacco aveva qualcosa in più del resto, sulla carta, e il “trucco” fu rimettere Vialli al centro di tutto come lo potrebbe essere Higuain non fosse che veniamo da un’esperienza vincente fondata soprattutto altrove (certo, se valesse il duplicato di quella celebre virata, oggi il quarto incomodo, ovvero il Del Piero di turno, dovrebbe essere il nostro acquisto di gennaio: Marko Pjaca).

Dunque, Mandzukic non giocherebbe per i gol, ma per alterare le dinamiche nostre e altrui. Con un impatto spirituale che in squadra hanno forse soltanto Buffon e Chiellini, neppure più Lichtsteiner, forse un domani anche Sturaro, in maniera più filosofica Bonucci. Allegri magari andrà a caccia di questa reazione a catena, fino a trovarsi pure con grappoli di gol di Mandzukic, un po’ come accadde a Ravanelli (uno che aveva conosciuto i fischi veri, al Delle Alpi).

Il punto però è altrove. Cioè 25 metrialle spalle, dove tutto nasce e tutto muore, se non sono le fasi finali dei mondiali o le ultime tre partite di Champions, finale inclusa. Da qui la risposta alla seconda domanda. Risposta anche qui, per logica, negativa: la centralità del centrocampo non può essere abbandonata, o defilata, perché il peso sul pacchetto arretrato non può subire sovraccarichi. Per lo meno, fin che resisterà come caposaldo il concetto di equilibrio. A meno che davvero società e allenatore non siano convinti che il lavoro tecnico svolto fin qui abbia imboccato una strada a imbuto. Perché fare la partita solo davanti sa tanto di sogno, fascino e spettacolo. Poi restano i risultati. Il fastidio per i 3-3 come per alcuni 0-0, o ancora 1-1 più calci di rigore.

Dunque, come pensa il mister di coniugare queste risposte con le necessità reali di una squadra costruita per proporsi (calcisticamente, non solo numericamente) come dominante?

Premessa. Tutti, anche e ancora più alla Juve, sono prima di tutto uomini di sport, ed ecco quindi che non è il trofeo in sé, andato di traverso, a mutare scelte e strategie. Ciò che porta alla riflessione tecnica è sempre e solo il come. Cioè mancare un obiettivo per assenza di prestazione, per incapacità di reagire al possesso consolidato avversario (anche quando sterile) nonché per preferire la fiducia nei singoli alla sana e antica contromisura mirata (su Suso nella fattispecie, per quanto il calcio di Allegri possa essere un calcio liquido).

Shakerare bene e Doha è spiegata.

Poi, c’è da spiegare perché non ne si vinca una, seria, in allungo. Ed ecco allora che subentra il possibile concetto di tridente che coniuga l’Allegri-pensiero (perché lo pensa veramente) alle armi a disposizione. E tutto nasce, neppure a dirlo, dal centrocampo.

Si tratta, per farla breve, del 4-3-2-1 ovvero Albero di Natale, senza portare Dybala a fare il Riquelme, strozzandone sia mai i suoi sublimi 25 metri finali; armando Higuain e ormai armortizzando il contributo posizionale di Pjanic in fase di non possesso.

Cosa c’entra Mandzukic, allora? C’entra che il tecnico pensa ad averlo e sfruttarlo sia come vice-Higuain (è qui che è facile fare gli allenatori a distanza) sia come attaccante di supporto senza aprire il tridente adattandone due su tre. Insomma, il croato resterebbe un vice dei tre titolari, ma con due posizioni nelle quali sentirsi coinvolto. A meno che Pjaca non esploda in mano alla squadra, come in tanti si aspettano. Con buona pace di Cuadrado, direbbe qualcuno. “Condannato dal sistema di gioco fin quando non lo si usa e osa anche da quarto basso” (autocit.). Beh, magari nelle turnazioni del 2-1 là davanti ci potrà anche entrare, ma attaccato alla riga il colombiano è proprio un’altra cosa. Che poi, tanto, ci saranno sempre le millemila varianti. E a queste, ciclicamente, ci appenderemo. Un po’ ci siamo anche affezionati.