Allegri sì, Allegri no e i “tifosi” che non guardano la Juve

di Leonardo Dorini |

“A me non interessa. Io non guardo più le partite di Allegri. Aspetto solo il risultato finale.”

Un mio follower su Twitter – lo chiameremo con un nome di fantasia, Mario – apostrofa così un tweet in cui uno che se ne intende, Giovanni Armanini, definisce Massimiliano Allegri il “primo fuoriclasse della Juve”.

Fuoriclasse perché, nell’intervallo del derby, aveva modificato l’assetto tattico della Juve e ciò aveva consentito prima di vedere una squadra finalmente padrona del gioco, e poi di portare a casa il risultato, con un risicato ma efficace 1-0.

Al che, avevo a mia volta fatto un tweet “celebrativo”, per festeggiare questo ritorno a qualcosa che avevamo conosciuto molto bene nei 5 anni della prima permanenza del livornese alla Juventus: la tendenza ad essere cinici, efficaci, a dominare il gioco, pur senza dare spettacolo, spesso prevalendo di misura….chiamamolo “cortomusismo”, o risultatismo, o come volete voi.

Era ovvio che un inizio così stentato per la Juve dell’Allegri-bis riportasse in campo le arcinote faide fra tifosi bianconeri, fra coloro che sostenevano la necessità di una rivoluzione ideologica verso un nuovo modo di giocare e coloro che preferivano proseguire, più concretamente, con chi aveva portato titoli ogni anno, finali di Champions, certezze di risultati, pur a scapito, talvolta, dello spettacolo.

E’ stata una faglia, invero, che dalla base dei tifosi è risalita su su, fino ai vertici della Continassa, se è vero che fu una parte della dirigenza a decidere di interrompere il rapporto con Allegri per provare il tanto atteso “nuovo progetto”, con successivi evidenti sintomi di “inallenabilità” (sic!), e un nuovo cambio di (acerba) guida tecnica.

Ed ecco quindi, addì 2 ottobre 2021, che tornano a lamentarsi i tifosi come Mario, con cui abbiamo aperto questo pezzo; il nostro amico infatti viene anche sotto il mio tweet celebrativo sul cortomusismo per proseguire nella sua intemerata:

“In quelle ore troverò sicuramente qualcosa di meglio che seguire le partite di Allegri. C’è molto altro.”

mi dice, riferendosi al fatto che, come già detto, egli non guarda più le partite della Juve perché allenata da Allegri; e ancora:

“Se tifare significa essere ottusi e non riconoscere certe anomalie allora non sono un tifoso. Ora lo riconosco”

dopo che gli avevo ribadito, a lui già così arrabbiato ad inizio ottobre, un concetto molto semplice in cui credo molto: io semplicemente tifo per la Juve e per il suo allenatore, chiunque egli sia. “E’ molto semplice”, direbbe Allegri.

Ma non lo convinco, Mario,  il tifoso non-tifoso che non guarda le partite della sua squadra: dice che anche l’anno scorso e quello prima, vi erano molte critiche a Sarri e Pirlo, a significare, credo, che anche gli allegriani erano cattivissimi, quando Allegri non c’era più. Ma ciò non mi tocca affatto, amico mio, infatti io dicevo le stesse cose anche con Sarri e Pirlo: tifo per la Juve, per i suoi giocatori, per il suo allenatore. Punto.

Non ho convinto il nostro Mario, e ora ho un follower in meno: credo sia stato perché, alla fine, gli ho detto che forse chi non guarda le partite della sua squadra dovrebbe fare una cosa molto semplice: tifare per un’altra squadra, evitare di prolungare quello che parrebbe essere uno strazio.

Come Mario, ce ne sono molti: coloro che magari, dopo Juve-Chelsea, hanno twittato “però che delusione questo Chelsea”, con l’idea non tanto recondita che una sconfitta in Champions avrebbe messo in difficoltà il nostro allenatore; coloro che preferiscono addirittura tifare contro per poter dire che il ritorno di Max è un disastro; Massimo Zampini forse direbbe che anche questo è un effetto dei famosi 3000 giorni di vittorie; è vero, ma ora che si sono interrotti, questi giorni, ora che dobbiamo lavorare per ricominciare con altri 3000 (speriamo!), si fa davvero fatica ad accettare tutto questo.

Ma ci sta, lasciamo Mario e gli altri “tifosi” nel loro brodo: sono certo che, se per caso ci sarà qualche partita importante e decisiva, ad esempio in primavera, di mercoledì, li ritroveremo lì a tifare per i nostri colori…almeno spero.


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