Allegri sì, Allegri no: alla ricerca di un filo logico

di Leonardo Dorini |

Santo Stefano, o Boxing Day, come ormai anche noi lo chiamiamo (ma solo perché ora c’è il calcio, come in Inghilterra); la Juve pareggia a Bergamo alla penultima di andata; partita complicata, e ci portiamo a casa un punto, perdendo gli ultimi due punti nel girone.

Faccio questo tweet definendo la nostra prestazione “un po’ apatica”.

 

 

Parte un lungo confronto con un convinto “NoAllegri”, Tito D’Arcangelo; credo che lo scambio sia emblematico delle rimostranze di coloro che pensano che la Juve non giochi bene, non sovrasti mai l’avversario, non faccia mai goleade; le conosciamo bene queste invettive: abbiamo CR7 e facciamo pena!

Per chi come me, per mestiere, analizza dati e performance (finanziarie) mi pare totalmente scontato, evidente, chiarissimo che questi anni di Allegri siano fantastici sotto ogni punto di vista li si voglia vedere: i 4 scudetti, le 4 coppe Italia ed il rendimento in Champions League, di altissimo livello (oltre che finanziariamente rilevante – che non guasta).

Chi scrive non amava Allegri, anche se ora è grande sostenitore della #Allegrimania: si potrebbe trovare qualche mio tweet iniziale con su scritto #noallegri, ma poi ho visto un allenatore calmo e determinato, con moderne teorie su come si gestisce una rosa ampia e una squadra sempre in lotta su più fronti; un talento nel comunicare e anche nel ricercare le giuste doti nei giocatori. Detto questo, a mio avviso ci sono, sul tema Allegri, delle chiare posizioni ideologiche degli “scontenti”, di chi lo contesta in tutto e per tutto.

Veniamo al mio scambio con Tito (che comunque è lì da leggere integralmente per chi volesse): iniziamo con un “E’ vergognoso non dominare mai, con questo potenziale; il PSG in Francia lo fa” dice Tito; ma allora, dico io, perché facciamo 50 punti su 54 (poi diventati 53 su 57)?. “In Italia basta la Juve apatica”. Eh no, aspetta: allora, nei fatti, noi effettivamente dominiamo e non il contrario.

In Champions infatti la Juve apatica non basta” mi dice Tito. Vediamo un po’, applichiamo criteri di analisi stringenti: a me pare che il rendimento complessivo della Juve di Allegri in Champions sia davvero notevole, senza precedenti, per costanza dei risultati, posizionamento nelle 4 stagioni, rendimento nelle partite decisive.

E’ il primo anno che siamo favoriti …ed andiamo in gita a Berna” tuona Tito; in parte ovviamente ha ragione, ma ha senso andare a prendere l’unica partita che abbiamo sbagliato quest’anno, senza citare le trasferte vittoriose a Old Trafford e Siviglia, o la partita a Torino con gli inglesi, dove li abbiamo sovrastati per 80 minuti? E’ qui che vedo – ed è frequente – l’essere schierati per forza “contro”: Allegri con la Juve in CL ha inanellato vittorie in trasferta che ricorderemo per lungo tempo, ma per attaccarlo bisogna enfatizzare quella di Berna (a passaggio del turno acquisito).

La filosofia di Allegri è difensivista” dice Tito. Beh, siamo il primo attacco del campionato, ribatto (poi l’Atalanta ci avrebbe superato l’ultimo turno, facendo 6 gol al Sassuolo). “Ci mancherebbe, abbiamo CR7 per questo”. Ma allora che criterio logico si applica per poter criticare Allegri? CR7 lo si dà per scontato, se segna fa solo il suo dovere, ma comunque “la Juve è difensivista”, anche se è il primo (rectius, secondo) attacco del campionato?

Sfidato su un piano logico, Tito D’Arcangelo mi espone la sua teoria. E’ importante citarla per intero: “Servirebbe mettersi a vincere la Champions e per farlo bisogna giocare come le grandi squadre, senza paura e asfaltando gli avversari inferiori, giocandotela con i tuoi pari e facendo soffrire i più forti. Determinazione e consapevolezza. Il bel gioco é collaterale”.

Di fronte a questo, io alzo le mani: non siamo forse noi “una grande squadra”? non ce la siamo giocata con i nostri pari nelle 4 stagioni in CL? Siamo forse, generalmente parlando, poco determinati? Secondo me la risposta è quasi retorica.

Andiamo avanti: faccio presente che nella CL puoi vincere o perdere per episodi,  che invece nel campionato serve essere costanti, risparmiarsi il più possibile, fare turnover, programmarsi e gestirsi al meglio, e non vincere 4-0 tutte le volte.

Mi dice Tito che non siamo determinati in Champions, che “ti butta fuori anche il Tottenham” e “il Real a Torino ti fa a pezzi”. No aspetta: il Tottenham lo abbiamo buttato fuori noi, proprio grazie a una maggiore determinazione e a due lampi dei nostri campioni. E il Real ha spadroneggiato a Torino, ma poi noi abbiamo sbancato il Bernabeu. Qual è la logica di queste affermazioni, se non quella di attaccare Allegri?

Pochi giorni fa, è uscito questo tweet:

non ho verificato i numeri, supponiamo che siano giusti. “What a time to be bianconeri”, si diceva. E secondo me non ci sono dubbi: sono tempi incredibili per essere bianconeri soprattutto per merito di Allegri.

 

Aggiornamento del 10 gennaio 2018

Ci scrive Tito D’Arcangelo, che volentieri pubblichiamo:

Non è questione di essere “NoAllegri” quanto piuttosto “SiJuventus”. Massimiliano guida una formula 1 che gareggia contro utilitarie in Italia, vincendo e doppiando le concorrenti senza nemmeno mettere la quinta. Poi arriva l’Europa e in pista ci sono altre F1, ma la Juventus non è abituata a viaggiare in quinta e le altre macchine le passano davanti. Riconosco e apprezzo gli ottimi risultati italiani di Allegri, ma questi non sfrutta appieno i numerosi e potenti cavalli calcistici che ha a disposizione. Il mio atteggiamento è quello di un padre nei confronti di un figlio che prende un bel 9 a scuola ma, sapendolo estremante intelligente, gli chiede: come mai non 10? Bisogna puntare alla perfezione perché solo attraverso la ricerca di questa si massimizzano le possibilità di trionfare nella massima competizione Europea, vero obiettivo di tutti i “SiJuventus” come me. Un caro saluto, Tito