Allegri e i prossimi step del 433 ibrido

Allegri trasferta

Difficile stabilire se già  ad agosto Allegri avesse già idee radicali sul fatto che il centrocampo a 3 fosse la veste più adatta per la Juventus 2017-2018 (chi scrive pensa di sì, ma è un’opinione personale). Quel che è evidente è che, arrivati a un certo punto, il mister toscano si è preoccupato per una squadra troppo lunga e che in mezzo veniva spesso messa in grossa difficoltà. Lo spartiacque definitivo è stato Sampdoria-Juve, con Pjanic e Khedira sovrastati al centro del campo.

Nell’immediato, Allegri ha mantenuto la mediana a 2 decidendo di riproporre dietro la difesa a 3, per coprire meglio la squadra. Successivamente, da Juventus-Inter in poi, si è ritornati a quel centrocampo a 3 così caro al mister, tanto da farci addirittura la tesi a Coverciano.

Questa modifica (che poi è un ritorno) ha senza dubbio ridato solidità alla Juventus soprattutto in fase di non possesso, consegnandoci una squadra che ha ben coperto il campo in quasi tutte le gare e controllato l’andamento della partita con prove difensive di grande livello.

Tuttavia, non va dimenticato che la composizione della rosa juventina 2017-2018 è diversa rispetto al passato: è aumentata infatti sensibilmente la qualità presente nella trequarti, con giocatori più da squadra di possesso che mantiene per larghe fasi della gara il pallone tra i piedi. Finora il 433 ha reso ottimamente quando si sono schierate formazione più fisiche e “difensive”, con un modo di attaccare più diretto ed essenziale (nel senso buono del termine). E’ il caso per esempio di Juventus-Roma, dove non si è insistito con un possesso troppo ragionato, ma anzi si è ricercato Mandzukic col lancio lungo non appena si aveva l’occasione, sfruttando lo stradominio fisico del croato su Florenzi e risalendo così velocemente il campo (da notare i movimenti di Matuidi in costante supporto su di lui).

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E’ sbagliato fossilizzarsi sui numeri per descrivere questa Juve. Anzi, soprattutto nelle ultime gare si è vista una tale asimmetria che rende quantomeno superficiale soffermarsi troppo sul 433 di partenza. Per dire, a Cagliari si è vista per lo più una difesa a 3, con Barzagli bloccato dietro e Sandro molto più alto col compito di dare ampiezza.

 

Quel che è certo, però, è che bisogna ancora lavorare per inserire all’interno di questa nuova disposizione tattica i giocatori di maggior talento offensivo (le stesse dichiarazioni di Allegri su Dybala sono degne di nota). Come si è visto a Cagliari, i meccanismi negli ultimi metri non erano ottimali, con troppa rigidità e un’occupazione degli spazi che ha messo poco in difficoltà la struttura difensiva rivale, tant’è che – con gli inserimenti di Costa e Mandzukic – si è dovuti ritornare a un modulo più “definito” per avere più ordine tattico e creare situazioni in grado sbloccare il match.

Senza contare che nelle ultime settimane la pericolosità di Higuain è stata piuttosto ridotta, con i compagni che non sono riusciti a trovare il modo di metterlo nelle condizioni di incidere. Il supporto degli interni di centrocampo ha portato poi più criticità che altro, visto che nelle fasi di possesso consolidato alzavano troppo la propria posizione, lasciando Pjanic in eccessiva solitudine contro le ripartenze rivali.

Il centrocampo a 3 sta senza dubbio funzionando e si sta vedendo una Juve che, nel complesso e al netto di qualche aspetto da migliorare, rischia di meno senza palla. Il compito di Allegri nel breve periodo sarà quello di accompagnare la brillantezza difensiva con una manovra offensiva più fluida negli ultimi metri, cercando di esaltare i propri interpreti nella trequarti rivale. Inoltre, se finora si è elogiato il ritorno di De Sciglio a livelli accettabili, probabilmente al terzino lombardo va richiesto un nuovo step, con una maggiore personalità nelle sovrapposizioni e più in generale sulla spinta, consentendo così all’ala/rifinitore largo a destra (Dybala e Bernardeschi soprattutto) di stringersi verso il centro ed evitare ricezioni troppo defilate.

Paradossalmente, almeno nell’immediato, l’infortunio di Dybala priva il tecnico toscano del giocatore che con più difficoltà si stava cercando di inserire nel 433 (anche se, come già visto, è superficiale parlare di numeri in una squadra così ibrida). Non è quindi da escludere che la Juve post sosta di gennaio sia quella in cui Bernardeschi trovi più spazio, col carrarino che è forse più facilmente collocabile rispetto alla Joya nella nuova disposizione tattica.

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