Allegri era il piano Z

di Jacopo Azzolini |

Guardiola Sarri

Sono giorni colmi di ansia in casa Juventus, sia per i tifosi che per le redazioni sportive e non. Tra certezze di alcuni e smentite di altri non si sta più nella pelle. I supporter bianconeri oscillano dalla possibilità di avere come prossimo allenatore il numero uno al mondo (Guardiola, più ancora che Ronaldo, sarebbe il colpo del secolo) al dover invece arrangiarsi su una soluzione più di secondo o addirittura terzo piano. Si passa da un Sarri – l’allenatore tra i nomi citati che più di tutti ha fatto bene ad alti livelli – a vere e proprie scommesse, come per esempio Simone Inzaghi.

Nonostante l’ultima deludente annata, la Juve proviene da anni di dominio e successo. Chiunque sia il successore di Allegri, si troverà un’eredità pesante. Tuttavia, pensando al momento in cui ci sarà l’annuncio dell’allenatore, penso che sia solo parzialmente corretto fare una riflessione sul suo valore assoluto e paragonarlo con il suo predecessore. Intendiamoci,  dopo aver sognato Guardiola, è più che comprensibile che l’ipotetico arrivo di un allenatore non di primissima fascia possa essere una delusione e far storcere il naso. Però, in quel caso, secondo me non reggerebbero i discorsi del “Tanto valeva tenere Allegri” o “date via Allegri e prendete un tecnico inferiore”

Se la società ha deciso di interrompere il rapporto con Allegri non è per me tanto in virtù di chi sarebbe arrivato dopo (o meglio, non è scontato che sia solo per l’eventuale garanzia di poter ingaggiare un manager superiore). Si è arrivati a una separazione perché, semplicemente, Allegri non era ritenuto più un nome adatto per quel tipo di progetto tecnico. Sotto questo punto di vista, è ininfluente l’arrivo del Piano A (Guardiola) o del Piano G (Mihajlovic). Il punto è che Allegri era ormai diventato il Piano Z, (come ha osservato correttamente l’amico Sciabolatamorbida, in una delle tanti discussioni di calcio) e proseguire con lui secondo la dirigenza era molto più rischioso e controproducente che fare una “scommessa”. Sia dal punto di vista tecnico (scarsa valorizzazione del capitale tecnico della rosa) che sotto quello economico, visto che il mister toscano voleva un mercato – sia in entrata che soprattutto in uscita – assai oneroso e difficile da sostenere. Per non parlare, come riportano diversi giornalisti, della presenza di diversi rapporti “rotti” all’interno dello spogliatoio, con quindi grosse incognite per il futuro sotto questo punto di vista.

Per quanto mi riguarda, credo che la Juve abbia da tempo garanzie e certezze sul successore, anche se forse è solo (meritata) fiducia verso un gruppo dirigenziale che ha lavorato dannatamente bene nel corso di questi anni. Anche se non fosse così, apprezzerei comunque il coraggio del management: anziché andare avanti per inerzia e senza entusiasmo su una strada ormai inefficiente (Allegri), si prende una posizione radicale, scegliendo di cambiare a prescindere.

E’ vero che non tutti sono in grado di allenare la Juventus, ma è altrettanto vero che Torino sia il posto ideale per far consentire a tutti di esprimersi al meglio. La Juventus è una squadra che storicamente, a maggior ragione con una società forte alle spalle, ha sempre saputo farsi gli allenatori in casa (o comunque farli crescere in modo impressionante). Lo stesso Allegri, a suo modo, ne è un esempio eclatante. Insomma, speriamo tutti in Guardiola, ma anche se non fosse così la scelta della società resterebbe a mio avviso totalmente comprensibile.


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