Allegri e gli attaccanti: la chiave sarà il vice-Mandzukic

di Luca Momblano |

Non è più, o non ancora, il momento della sentenza tattica: tris o poker di attaccanti, 4-3-3 o 4-2-3-1, Juventus evolution oppure l’usato sicuro, Allegri (per come costruisce le stagioni lui) non è neppure a metà del primo rettilineo. E quindi il momento è altrove, nel lavoro plastico dello staff tecnico, abituato a conoscere i nuovi arrivi con gradualità, come se conoscerli significasse scoprirne, prima del lancio sistematico, ogni cavallo di battaglia e ogni lato oscuro. Allegri, insomma, dà la sensazione di voler entrare dentro i singoli per non incartare la squadra, per non esporla a nuove paure e piuttosto continuare a combattere quelle persistenti (che non sono legate ai reparti, se non forse una difesa esitante quando orfana di Chiellini, non di Bonucci, perché gli assenti non ci sono e di loro non è produttivo parlare).

 

Con queste premesse, e con il tipo di mercato a cui ci si è affidati e anche un po’ costretti, la natura più plastica e malleabile appartiene all’attacco offensivo. Appartiene oggi come apparteneva nel momento stesso in cui l’arrivo di Bernardeschi (una quarantina di milioni) seguiva quello di Douglas Costa (con promessa economica che sfiora i cinquanta). Nessuna dismissione, restano tutti davanti, Cuadrado incluso che è sempre nel galleggia tra la barca dei centrocampisti assaltatori e quella degli attaccanti aggiunti e/o di ripiegamento. Di lui, per inciso, c’è ancora poco da scoprire senza che sia mai abbastanza. Ai posteri l’ardua sentenza sul cosiddetto quarto basso. Sono arrivate a stretto giro due mezzepunte, ali, chissàcosa e non un vice-Higuain sempre che Schick o Keita ne potessero ricoprire il ruolo sotto i profili tecnico, tattico e psicologico. Sempre che il vice-Higuain sia realisticamente il buco nero a cui guardare.

 

L’impressione, già dalla lunga volata finale della stagione scorsa, tirata col fiatone, è che Allegri, staff e società guardino altrove quando ragionano sugli attaccanti. Certo, adesso il mercato è chiuso e bisogna ingegnarsi con il materiale a disposizione, ma la questione del vice-Higuain non è mai stata primaria. Il perché è sotto gli occhi di tutti, anche se c’è chi fa fatica ad ammetterlo: il suo nome è Mario Mandzukic, pronto a ogni sacrificio, mai così appiglio e riferimento in carriera, probabilmente maturo ma anche mai così consapevole di ciò che significa un contesto-squadra. Il croato è stato l’ultimo centravanti del Bayern Monaco ad alzare la Champions League, eppure lotta contro un falso storico che fa saltare dalla sedia i suoi estimatori: non segna, eppure segna, segna il giusto, non ha il colpo del campione ma incorpora il dna del campione. Allegri glielo riconosce coi fatti e il tifoso juventino che non s’imbruttisce oggi comunque s’imbruttiva in un tempo non troppo lontano.

 

All’atto pratico, il fuoco del gioco dei vice va collocato altrove. E forse la Juventus (società) è stata lungimirante: Cuadrado a sinistra non può giocare, l’Alex Sandro di Monaco di Baviera oggi sappiamo che fu considerato pura emergenza; quindi dentro due mancini, uno con il punto interrogativo da quella parte (Bernardeschi), uno che può lottare per fare il titolare, incidere alla pari di chi ha sfiorato la gloria eterna con la casacca a strisce verticali (Douglas Costa). Il fuoco è quindi il vice-Mandzukic e Allegri è lì che sta puntando il dito perché in Dybala falso nueve crede solo a partita con copione svolto o stravolto. Lì in alto a sinistra, dove inizia a insistere (anche e soprattutto in allenamento) su Douglas. Fino a poter creare due coppie disomogenee, dall’altra parte Cuadrado-Bernardeschi, per caratteristiche di base, e quindi quattro soluzioni da 4231 per diversi spartiti di gara. In più sulla sinistra è più facile incastrare tratti primari opposti davanti a un terzino completo come Alex Sandro, assortimento e adattabilità con nessuno dei nostri a destra consente alle spalle dell’esterno alto (ed ecco perché Cuadrado parte ancora molto in alto nelle gerarchie).

 

D’altronde, se la squadra è una squadra e tutto è una catena, la connessione tra i due esterni offensivi, e quindi l’intesa a due, è l’ultimo dei problemi (perché al massimo sono i meccanismi in non possesso, tra pressing e coperture, a dover essere sinergiche). Così, se il lavoro è davvero questo, si capisce perché il 4-3-3 ne deve mangiare di pastasciutta prima di diventare il nuovo sistema dominante della Juventus 7.0. Dominanti, nel concetto di integrazione espresso da Allegri con il susseguirsi delle scelte, restano piuttosto i giocatori, la loro indole, la loro crescita e la loro sicurezza. Il tecnico ha dimostrato nei mesi di preferire il proprio lato ingegnoso a quello sperimentale: Sturaro terzino è una forzatura provata che viene da lontano, dalla scelta di fine agosto sulla lista Champions. In fin dei conti Mandzukic non dimenticherà mai di essere un uomo d’area e cazzotti (che esalta, in linea col primo anno insieme, Dybala: pensate voi…), così come Douglas non dimenticherà mai che la sua prima professione è prendere il fondo con due metri almeno sull’avversario diretto; Bernardeschi è tagliato per entrare dentro il campo, Cuadrado per strappare e fare la lepre indietro e quindi è accettabile una Juve che cambierà sovente le meccaniche sul campo. A proposito di attaccanti, a Higuain per primo (da buon terminale fuori categoria) il compito di capire che non esiste più, davvero, da più di un anno, un solo modo di giocare. Se poi vuol tornare a fare qualche gol tutto da solo, ben venga.

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