I giornalisti al seguito della Juve: Allegri, Guardiola, Sarri

di Giacomo Scutiero |

Il racconto dei nostri amici attraversa gli ultimi giorni dell’Inverno, i primi e gli ultimi di Primavera; va a delucidare le molte settimane trascorse senza guida tecnica.

 

ALLEGRI E LA (S)FIDUCIA
Fino alla partita di andata di Champions League contro l’Atletico, la Juventus ed Allegri erano certi di proseguire assieme. Certi. Comunque.
Il rapporto cambia e s’incrina prima del match di ritorno: al mister arriva voce che Paratici abbia fatto qualche telefonata di troppo (indirettamente a Josep Guardiola, direttamente ad Antonio Conte); Allegri si preoccupa perché le voci potrebbero giungere ai calciatori, dopodiché prende atto che la fiducia sia molto calata.
Il presidente Andrea Agnelli però è chiarissimo: Allegri oppure Zidane, che però si riposiziona dove era e dunque…Allegri.

 

LA PRIMAVERA DI PEP
Circa tre mesi fa, si vociferava soltanto di una chiacchierata milanese senza alcuna notizia rilevante. La splendida idea, il sondaggio profondo, il concreto tentativo: dopo il ritorno degli Ottavi, il fratello-agente di Guardiola è molto disponibile nel colloquiare di Serie A; è il terzo tentativo consecutivo, quello più potente, dopo gli inverni precedenti. Eppure: “Per ora non mi muovo”. Spiegando bene, questo equivale ad un “Non ci sono le condizioni” piuttosto che ad un rifiuto.

Questa storia, per quasi tutti, termina lì. Nessun pre-contratto firmato e depositato, nessuna Maserati noleggiata a lungo termine, la pubblicità gratuita di Adidas come marketing. Detto questo, la Juve ha aspirato a Guardiola perché si è sentita e si sente pronta. E questo è già tantissima roba.

SARRI ALL’IMPROVVISO?
Non posso, prendete lui però…È come me”. Piace pensare che sia stato proprio Guardiola a dare il suggerimento per la stima che ha del collega.
Chi dice e scrive che Sarri sia stata la scelta dal numerino alto, non conosce la società: il nome esce ad Aprile, dopo la non possibilità di Pep, lo Zidane ricollocato e l’Allegri messo da parte dalla dirigenza piuttosto che dalla presidenza.
Simone Inzaghi il salvagente cui viene chiesta lunga disponibilità fino al 31 Maggio; Antonio Conte il preferito che non riesce a prendere il perdono. Dopodiché, soltanto Maurizio Sarri.

 

A margine della penultima giornata di campionato, comunque, il nome del nuovo allenatore è già estratto.
La prima telefonata di Agnelli all’ex mister del Napoli nel giorno della festa dello scudetto allo Stadium. Il presidente stesso, insieme ai sottoposti, ha spesso giocato alle sliding doors: col gioco di Sarri vinceremmo lo scudetto a +30, comanderemmo il gioco, faremmo divertire il pubblico sugli spalti…
E comunque, alla fine dell’esperienza campana, piaceva già ed anche parecchio.

 

LA SCELTA NON È UN NUMERO
Non è aggraziato e soprattutto non è intelligente scrivere che Sarri non sia stata la scelta numero uno. È stata la scelta e questo conta.
La piena responsabilità è di Paratici e Nedved, perché di Agnelli abbiamo detto. Nedved, proprio lui, il più “anti” Allegri e quello che ha spinto fuori con maggiore forza; ed il presidente, se deve scegliere un fidato, sceglie il ceco.

Paratici è il soggetto più scaltro del club. Fa fuori papà Marotta e si allinea a Nedved su Allegri; sfrutta Pavel per persuadere Agnelli, la squadra è perfetta o quasi e dunque per il primato mondiale occorre cambiare la guida.
Fabio raramente sbaglia perché si piazza spesso dalla parte della convenienza: orienta senza decidere di faccia, con furbizia muove le pedine e ne esce senza alcuna macchia.

 

Se vogliamo non fare un favore a Sarri, diciamo che fosse il preferito.
La Juventus contatta tanti allenatori, ogni anno, ogni estate. Come per es. contattò qualcuno dopo Juventus-Real 0-3, ma adesso non interessa.

Una forte curiosità nel prevedere il rapporto tra due soggetti così differenti come il nuovo allenatore e il presidente di quasi un decennio; di fatto sarà irrilevante, perlomeno giornalisticamente, anche perché ancora non abbiamo compreso l’uscita di Allegri se Agnelli…Va be’, basta così. Per ora.

 

(Ringraziamo tutti gli inviati e diamo appuntamento ai prossimi aneddoti)