Fantini e santini: Allegri non basta, serve un mercato vero

di Mauro Bortone |

Ci sono fantini e santini: i primi sono abili a indirizzare, domare, condurre la corsa dei cavalli d’andata e di quelli di ritorno; i secondi, sorretti da un’aura mistica, che li proietta nella dimensione dell’impossibile che diventa possibile, grazie a qualità taumaturgiche o a una specie di tocco magico da Re Mida, che trasforma in oro qualsiasi cosa sfiorata. Ma nella Juve di oggi non c’è mistica che tenga, serve pragmatismo e realismo.

L’epoca dei cavalli di ritorno, infatti, coincisa con l’Allegri bis non può sintetizzarsi con l’idea che oltre al fantino alla Continassa sia arrivato il santino, capace di risolvere con la sola presenza i problemi e le controversie della Juve. Sia chiaro, la squadra non è da buttare, non è scarsa, ma non è neanche quel monolite perfetto che l’allenatore toscano aveva lasciato un paio di stagioni fa: ed è curioso che anzi molti dei problemi irrisolti all’epoca siano rimasti tali, nonostante il cambio di gestione tecnica e le diverse sessioni di mercato.

Non esiste ancora un’alternativa ad Alex Sandro, non si è risolta la questione della qualità in mediana, mancano un regista e una vera prima punta. Eppure nell’idea di molti è sembrato quasi passare il concetto che Allegri basti a risolvere ogni problema e che la Juve 2020-21, quella del quarto posto all’ultima giornata, sia solo una squadra senza il giusto manico.

Una valutazione che si scontra con l’esigenza di un nuovo corso e che prospetta piuttosto una restaurazione, proprio nelle stesse ore in cui si ricompone l’assetto societario, orfano di Fabio Paratici. Ma anche la Juve dentro il campo necessita di modifiche, magari non estremamente radicali, ma neanche impercettibili, Servono scelte che non siano ancorate alla riconoscenza ma coerenti con la linea del ringiovanimento della rosa e inquadrate in un progetto solido e futuribile.

La sensazione, ascoltando anche i discorsi di mercato e alcune informazioni sulla Juve che potrebbe nascere, è quella di essere tornati indietro, nei giorni della separazione da Allegri, quando prima del suo esonero, Nedved si presentò ai microfoni delle tv per confutare la richiesta del tecnico di cambiare alcuni elementi in rosa ribadendo che la squadra fosse difficilmente migliorabile. Da lì a poco si è scelti di passare alla gestione Sarri convinti che bastasse cambiare allenatore e metodo per risolvere i limiti che quella squadra aveva espresso.

Eppure, Ronaldo a parte, oggi i cronisti sportivi raccontano di una Juve che non cambierà molto, in cui anche nomi che finora erano a rischio (Bentancur, Alex Sandro, Szcezsny o Bernardeschi) o a fine ciclo (Chiellini) dovrebbero restare al loro posto; o che potrebbero verificarsi ulteriori e sorprendenti cavalli di ritorno un po’ sulla falsa riga di quanto avvenuto col Bonucci bis (Pjanic): è questo che davvero serve alla Juve?

È un equivoco da risolvere subito attraverso il mercato, perché se davvero si pensa che basti cambiare ancora la guida tecnica per mutare gli equilibri in campionato e le sorti in Europa si rischia di sacrificare una logica evoluzione ad una sterile restaurazione dal fiato corto. Occorre superare i vecchi vizi, che hanno tarpato le ali al bilancio negli ultimi anni, liberarsi da giocatori con ingaggi esorbitanti difficili da piazzare altrove e individuare profili che abbiano gambe e voglia. Poca mistica, insomma, e tanto principio di realtà.