Il ritorno di Allegri in tv e gli errori da evitare

di Mauro Bortone |

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Il tema del momento tra gli juventini (e non) è il possibile ritorno in bianconero di Massimiliano Allegri, il condottiero dei cinque scudetti consecutivi, riapparso domenica sera negli studi del Club di Sky.

Una premessa è d’obbligo: la verve, la leggerezza, l’esposizione del tecnico toscano trasudano juventinità. Chi lo ha ascoltato, ha ritrovato i termini chiave, i tratti di una storia e di una coerenza, votata al pragmatismo della vittoria che è cultura e dna della Juventus.

Ma il primo errore da non fare è quello di considerare tutta la storia bianconera esclusivamente vissuta su risultati arrivati attraverso un calcio pratico ed efficace: l’epopea di Lippi in bianconero insegna altro, con vittorie basate su intensità e visione offensiva e una squadra capace di aggredire, di andare a prendere alti gli avversari, fin da molto tempo prima che lo facessero team ora portati a modello del calcio moderno.

Eppure il lavaggio mentale che media e avversari hanno fatto agli juventini ha portato a rimuovere quella storia, che è una storia nostra, riducendola semplicemente al racconto delle finali perse, quando, invece, i bianconeri per anni hanno dominato il calcio europeo: non c’è stato insomma solo Sacchi, anche se gli altri ci convincono di questo argomento.

Il secondo errore è il messaggio implicito che la trasmissione ha lasciato passare: Allegri “incompreso” dagli juventini e oggi osannato da tutti gli altri con un ribaltamento clamoroso della realtà e della verità dei fatti; basti pensare che è proprio dentro gli studi della stessa emittente, in cui è stato ospitato e incensato l’allenatore toscano, era partita la “delegittimazione” del calcio di Allegri col codazzo dei tifosi avversari a rincarare la dose sul “brutto gioco” della Juve. Un “racconto” da cui una buona parte di juventini si è lasciata convincere, salvo oggi chiedere un ritorno al passato, dopo aver esultato per l’avvento di Pirlo solo pochi mesi fa.

Tra l’altro, quando l’anno scorso la Juve perde la finale di Coppa Italia ai rigori contro un Napoli, tutto difesa e contropiede, i teorici del “bel giuoco” avversari se ne sono fregati della qualità del calcio espressa, a dimostrazione che, alla fine, l’estetica interessa solo quando riguarda gli altri o se ne parla nei salotti televisivi.

Il terzo errore da evitare è quello di non dimenticare il passato: Allegri non viene esonerato perché la “Juve gioca male” ma, come anche lui ha spiegato nella sua intervista, perché naturalmente il suo ciclo sembra esaurito. Oltre alla campagna Champions, conclusasi con l’Ajax e un bottino di 10 partite di cui 4 perse e una pareggiata, c’era infatti la sensazione di una squadra che andava avanti per inerzia, tanto da chiudere la stagione a fatica come accaduto, peraltro, anche l’anno prima, quando venne messo in discussione lo scudetto e prima che Sarri e il Napoli lo perdessero in albergo.

Nessuna preclusione al ritorno di Allegri ma c’è, innanzitutto, da chiedersi una cosa: se non fosse l’unico allenatore di grido libero resterebbe la prima scelta? Ci sono poi le variabili legate al mercato che si potrà fare e alle scelte strategiche della società: bisogna superare una certa fascinazione del passato, perché non va dato per scontato che guardare esclusivamente a ciò che è stato e riproporlo sia la soluzione (addirittura l’unica) ai problemi del presente. Quel ciclo, lo ha detto anche il diretto interessato, è stato irripetibile. Questo non preclude l’apertura di uno nuovo ma non esclude che le alchimie non funzionino a distanza di anni e con una rosa un po’ meno allegriana. Una società che programma il futuro (forse nell’ultimo biennio è stato questo il vero problema) ha l’obbligo di valutare ogni opzione e profilo per uscire dall’equivoco che basti un singolo a salvare tutto.