Allegri e l'alchimia – Alla scoperta delle alternative tattiche

di Juventibus |

Partiamo da una premessa. Non ci sogneremmo mai di dire a Massimiliano Allegri cosa fare o non fare con la rosa attualmente a disposizione. Lui è l’allenatore, lui tasta il polso della squadra giorno per giorno, lui sa quali possono essere gli elementi più adatti per la partita X contro l’avversario Y.

Tuttavia la conferenza stampa pre Cagliari ci ha fornito lo spunto per un’analisi sui generis. Posto che il livornese, in carriera, ha dimostrato grande adattabilità al contesto tecnico tattico in cui è venuto a trovarsi stagione dopo stagione (con tanto di tesi di Coverciano a dimostrarlo), quali potrebbero essere le soluzioni da sperimentare per uscire dalla prima mini crisi stagionale?

Abbiamo tentato di rispondere con metodo e procedendo per gradi. Ognuno, poi, potrà trarre le proprie conclusioni.

 

CAPITOLO 1: DOGMAX

Come ben sappiamo, l’assioma indiscutibile dell’Allegri pensiero è l’utilizzo di 3 centrocampisti di ruolo all’interno di qualsivoglia disposizione tattica. Nei primi due anni della sua avventura bianconera infatti, il tecnico ha avuto varie occasioni per modificare l’assetto della squadra, ma in nessuna di queste è venuto meno al suddetto principio.

Durante la scorsa stagione, pur avendo adottato un 4-4-2 ibrido in diverse partite (esempio più eclatante il match scudetto contro il Napoli allo Stadium), Allegri non ha mai schierato 4 esterni di ruolo e due centrocampisti come da versione scolastica del modulo, ma ha ripetutamente utilizzato Paul Pogba nella posizione di laterale sinistro.

Questa scelta ha favorito la possibilità di avere un undici di base che, tramite scalate egregiamente eseguite, poteva slittare sui binari dello storico 3-5-2 guadagnandone in solidità difensiva e lunghezza media della squadra, ed ha prodotto quella convinzione necessaria a recuperare il terreno perso nelle prime difficili settimane di assestamento.

Tuttavia ogni stagione ha una storia e se vogliamo anche delle esigenze tattiche sempre differenti dalle altre. Nei due match contro il Siviglia e l’Inter abbiamo purtroppo avuto modo di assistere, complice anche la scarsa condizione atletica di calciatori che stanno riassaporando l’ebbrezza del triplo impegno settimanale per la prima volta dopo anni come Khedira ed Asamoah, a difficoltà di costruzione e di uscita dalla difesa tipiche di una squadra insicura, che non si muove all’unisono e che non riesce a produrre una manovra armoniosa e delle transizioni efficaci. Dunque cosa fare, quando le condizioni non ti permettono di schierare un centrocampo a 3 performante e produttivo? Una possibile risposta possiamo trovarla nella ormai celebre tesi del corso di Coverciano di Allegri, incentrata proprio sulle “Caratteristiche dei tre centrocampisti in un centrocampo a 3”.
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CAPITOLO 2: ALLEGRI ED IL TRIANGOLO ROVESCIATO

Dopo aver ampiamente elogiato le caratteristiche del vertice basso nel classico trio mediano, il mister fornisce un’alternativa nella disposizione del reparto che, pur rimanendo nella sfera dei moduli a 3 cifre, può farci fantasticare: il vertice alto.

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E’ interessante notare come Allegri intenda questo schieramento: se ad un primo impatto può sembrare il popolare 4-2-3-1, surrogato offensivista del 4-4-2 nei giorni nostri, per Max si tratta di una variante prettamente difensiva del 4-3-3.
In questa dichiarazione è facile leggerci un approccio matematico: due giocatori bloccati sotto la linea della palla anziché uno possono fornire un miglior apporto difensivo al reparto arretrato. Tuttavia è lo stesso Allegri a configurare il vantaggio nell’aggressione di squadre chiuse con questo schieramento: il maggior coinvolgimento dei terzini e degli esterni nella manovra di costruzione può produrre diverse tipologie di occasioni da gol basate su principi universali come il ribaltamento improvviso dell’azione sul lato debole, o determinate combinazioni di sponda e triangolazioni tra il centravanti ed il trequartista e gli esterni a supporto. Insomma le armi principali non sono più gli inserimenti degli incursori, ma l’efficacia e la rapidità di esecuzione di esterni e trequartista.

L’attuale sofferenza psicologica ed atletica del reparto mediano e la contemporanea abbondanza di esterni difensivi e d’attacco spingono ad una riflessione più che spontanea: non sarà il caso di tamponare alle momentanee difficoltà nella zona nevralgica del campo con la grande qualità e competitività della batteria di terzini ed ali che vanta pochissimi (forse nessun) pari al mondo? Da soluzione momentanea a naturale destinazione di una rosa che può contare, tra gli altri, su Alex Sandro, Dani Alves, Cuadrado, Dybala e la promettente scommessa Pjaca il passo potrebbe essere clamorosamente breve.

 

CAPITOLO 3: QUALE MODULO?

Dando per assodato che il 3-5-2 è una coperta di Linus cui difficilmente si può rinunciare (e la difficoltà aumenterà con il ritorno di Marchisio), quali sarebbero le alternative credibili al sistema che ha portato in dote cinque scudetti consecutivi e coppe assortite? Ne abbiamo individuati quattro, ciascuno con i suoi pro e contro, in base alle caratteristiche dei giocatori presenti in rosa.

 

3-4-1-2
La difesa a 3 tra i suoi vantaggi può permettersi di schierare un difensore non eccezionale coi piedi come Chiellini o Barzagli, accompagnato però sempre da Bonucci e Benatia. Sulle fasce Sandro, e al posto di Dani Alves, il più offensivo Cuadrado, per mitigare l’assenza dell’uomo in meno davanti. A centrocampo ci sono due opzioni: schierare in coppia Lemina e Marchisio sperando che insieme possano gestire le prime fasi della manovra, aiutati anche dal fatto che rispetto al 352 c’è un ulteriore uomo coinvolto; oppure accompagnare un regista, Pjanic, a un mastino, Lemina, Khedira, Marchisio. Nel primo caso sulla trequarti andrebbe Pjanic, nel secondo Pjaca. Lo schema per le due punte rimane invariato. La prima variante si addice a una partita di dominio territoriale, la seconda a un gioco maggiormente improntato alle transizioni, più intelligente in basso e più veloce davanti.

Formazione tipo: Buffon, Barzagli, Bonucci, Benatia (Chiellini), Cuadrado, Lemina, Marchisio, Sandro, Pjanic (Pjaca), Dybala, Higuain;

Pro: ben tre costruttori di gioco nell’asse centrale (Bonucci, Marchisio e il trequartista), mantenimento dello status quo della difesa a tre, adattabilità sia ad una partita improntata sul dominio territoriale che a una basata sulle transizioni veloci;

Contro: incognita sull’interpretazione del trequartista in fase di non possesso che potrebbe generare qualche scompenso sull’equilibrio generale di squadra.

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4-3-3
Da adottare, magari, quando e se si vorrà concedere un turno di riposo a Dybala. L’impostazione è quella di un tridente offensivo classico con il perno centrale (Higuain/Mandzukic) supportato da due esterni (Pjaca e Cuadrado) abili nell’uno contro uno e nel taglio alle spalle del movimento ‘a uscire’ del centravanti. A patto, ovviamente, di una dimensione quantitativa della prestazione che sortisca i suoi effetti anche in fase di non possesso e nell’aiuto del terzino di riferimento attaccato dall’esterno alto avversario. E’ possibile anche la variante ‘light’ (con Alex Sandro schierato come a Monaco di Baviera) nonché il passaggio, agile, a un 4-4-2 più scolastico, con la sostituzione di uno dei due laterali e con l’altro che passa a fare la seconda punta in appoggio al #9.

Formazione tipo: Buffon, Dani Alves (Lichtsteiner), Barzagli, Bonucci, Alex Sandro (Evra), Khedira, Lemina, Pjanic, Cuadrado, Higuain (Mandzukic), Pjaca;

Pro: modulo perfetto per esaltare le caratteristiche di Higuain, Cuadrado e Pjaca, mantenendo sostanzialmente inalterati gli equilibri del centrocampo a tre e con la possibilità di variare in corso d’opera a seconda dei momenti della partita;

Contro:  apparente scarsa attitudine a giocare a 4 di Bonucci, il dover rinunciare in partenza a uno della BBC, capacità di copertura a tutta fascia di Pjaca e Cuadrado da verificare nell’arco di 90 minuti.

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4-4-2
Il refugium peccatorum, l’usato sicuro, la parte cui voltarsi quando non si sa che fare. Oppure  la soluzione più semplice a portata di mano per esaltare le armi attualmente a disposizione della squadra. Una Juventus con il 4-4-2 era un’eventualità che in pochi avrebbero vagliato ad inizio stagione. Eppure, a pensarci bene, potrebbe essere questo il disegno tattico migliore per sfruttare ciò che si ha, piuttosto che rimpiangere quel che non si ha. Con il modulo base, infatti, potremmo:

  • optare, di volta in volta, per le coppie di esterni più adatte alla singola partita (Alves/Cuadrado e Sandro/Pjaca quando c’è da attaccare a spron battuto o Licht/Alves e Evra/Sandro quando si necessita di maggior copertura);
  • continuare a sfruttare il lavoro in fase di raccordo di Dybala, sgravando Pjanic dal compito di essere sempre e solo lui il giocatore di prima costruzione;
  • numero maggiore di centrocampisti centrali da poter ruotare e possibilità di (re)inserire gradualmente Marchisio nel sistema degli esordi e (ri)usare Asamoah come esterno in casi di emergenza;
  • più alternative per poter attaccare gli avversari a difesa schierata, evitando trame monocordi e prevedibili;

Formazione tipo: Buffon, Dani Alves (Lichtsteiner), Barzagli (Chiellini), Bonucci, Alex Sandro (Evra), Cuadrado, Pjanic (Marchisio), Khedira (Lemina), Pjaca, Dybala, Higuain;

Pro: versatilità, compattezza, interscambiabilità di ruoli e uomini, copertura totale del campo in ampiezza, sfruttamento del gioco in verticale per vie centrali e/o cambiano dil fronte del gioco da un esterno all’altro;

Contro: la già menzionata idiosincrasia della BBC per la difesa a 4, modulo che necessita di automatismi e movimenti da provare e riprovare e difficili da inculcare a stagione iniziata e dopo un’estate passata a lavorare su diverse priorità tattiche.

4-3-1-2
Essendo un modulo che prevede solo un uomo in fascia, c’è bisogno di terzini di spinta, che arrivino a garantire l’ampiezza in fase offensiva, non diversamente da ciò che avviene nel 352. I candidati migliori sono Alex Sandro e Dani Alves. I due centrali difensivi devono essere a proprio agio nell’impostare anche in parità numerica, e saper difendere molto alti, accompagnando la propensione dello schieramento, per questo è necessario che siano Bonucci e Benatia.

A centrocampo per ragioni di solidità e ingombro spaziale è preferibile un’impostazione con pivote difensivo e regista decentrato, rispetto a quella con regista centrale e due mezzali che si inseriscono. Pjanic in ragione della sua mobilità è bene non schierarlo a destra, perché avanzando potrebbe pestarsi i piedi con Dybala, ma a sinistra per distribuire uniformemente sul campo le sorgenti di gioco, di modo che nel dipanarsi della manovra la palla passi più spesso per i piedi dei giocatori più cerebrali e tecnici: Bonucci, Alves, Pjanic, Dybala. Come pivote è adeguato Lemina, oppure Marchisio. La mezzala destra dev’essere tattica, un giocatore attento e abile in fase difensiva ma anche propenso all’inserimento, per bilanciare e completare le caratteristiche del reparto. La mezzala talvolta può trovarsi a dover compiere un movimento ad aprirsi in fascia quando Alves si ferma o va per vie interne.

I due davanti in questo modulo sono punte di movimento, con mansioni identiche e coordinate, non specializzati come prima e seconda punta, giocatori che devono a seconda della situazione aprirsi in fascia a inizio azione, venire incontro per dialogare coi centrocampisti, fare da riferimento o attaccare la profondità. Higuain e Dybala sono perfetti per questo compito. Dietro di loro ci vuole un giocatore offensivo, che sappia attaccare gli spazi, creare superiorità e pungere in zona gol. L’unico in rosa in grado di farlo è Pjaca, già #10 a Zagabria.

Formazione tipo: Buffon, Dani Alves, Benatia, Bonucci, Sandro, Khedira, Lemina (Marchisio), Pjanic, Pjaca, Dybala, Higuain;

Pro: in partite tatticamente bloccate, avere un uomo tra le linee potrebbe aiutare a saltare il primo pressing avversario. Questo modulo, inoltre, sembra quello più adatto per consentire a Pjanic e Marchisio di giocare e completarsi al meglio l’uno con le caratteristiche dell’altro;

Contro: dubbi sulla consistenza di Pjaca da trequartista e il precedente di Bologna della scorsa stagione (primo 0-0 a interrompere la striscia di 15 vittorie consecutive) che non sembra incoraggiare l’utilizzo di uno schema non del tutto adatto alle caratteristiche dei senatori.

 

Claudio Pellecchia (@clape87)
Dario Pergolizzi (@dariopergolizzi)
Mattia Demitri (@ilmattia)

gif by Lucio Pelliccioni (@Lu91p)