Allegri a vita

di Giacomo Scutiero |

Ascoltando Jovanotti: “Mormora, la gente mormora”. Eh, anche troppo. ”Falla tacere praticando l’allegria”. Sembra facile, eh?

Quella di oggi (della settimana) è la Juve di sempre: soda e sovvertente. Quello di oggi (del lustro) è un mister insolito: il cognome probabilmente non è un accidente e spiega moltissimo della persona, il resto è una zuppa di serenità e fiducia che derivano innanzitutto dall’educazione, dall’infanzia e poi dalle realizzazioni e dai successi di vita e di professione. La fortuna aiuta gli audaci? È preferibile chiamarli risoluti.

Il titolo più semplice è anche il più declamatorio: Allegri a vita.

La squadra allenata da questo cinquantunenne, che in Google Immagini noti sempre col sorriso a tot. denti, incassa applausi internazionali: giornalisti, opinionisti ed anche parecchi tifosi non juventini rendono merito per una qualificazione ai Quarti di Finale di Champions League che ha parzialmente messo in discussione la legge di gravitazione universale.
Moltissimi di questi battimano sono dispensati ad Allegri, molto preparato tatticamente, eccellente nella gestione del tempo e delle persone ed eccezionale nel regolare (spesso) e correggere (semmai).
Perlopiù concetti nostri ed a maggior diritto sono i pensieri di un campione del mondo come Blaise Matuidi. Possiamo dunque credere e perdere poco tempo a spiegarli e trovarne il perché.

Il mister non studiò granché da ragazzo, non è il ragazzo che le migliori maestre e professoresse ricordano con ”piacere didattico”. Detto questo, quasi mai Allegri manca l’obiettivo di comunicare efficacemente: la dichiarazione spontanea per ricordare e rendere omaggio a chi/cosa, la puntualità nell’affrontare il tema del giorno, il rigoroso e scientifico utilizzo del pronome singolare Io e di quello plurale Noi, l’abilità di scomporre e di sdrammatizzare gli eventi.

Prima del ritorno contro l’Atletico Madrid, aveva richiesto soprattutto questo: “Non concedere calci d’angolo”. Fatto. Scherza, gioca, cazzeggia, ma si fa ascoltare. Anche quando è fuori Carpi-Juventus mood, matto da legare. Martedì sono stati bravi, dice. Perché lui non ha giocato, colpo di tacco lungolinea a parte.
Un consiglio ai ragazzi che sognano di fare il Communication Manager da grandi: ascoltate più volte e memorizzate la conferenza stampa del giorno precedente Bologna-Juventus.

Passo indietro. Per Allegri era praticamente impossibile qualificarsi al turno successivo segnando zero gol a Madrid. Possibile, abbiamo visto.
Non era tattica la sua, era la corretta previsione del trend poi risvoltato a nostro vantaggio da Cristiano. Grazie a Dio, che per sempre più cattolici non integralisti diviene sinonimo di Ronaldo.

Il mister si fa amare anche da chi ha motivi concreti per non amarlo. Medhi Benatia non riusciva a spiegare ai bimbi perché giocasse praticamente mai a Torino, nonostante Allegri avesse fatto promesse convalidate da manifesti come “Sei uno dei migliori difensori del mondo”. Capita di non mantenere, capita di non trovare la soluzione che accontenti tutti, capita di rimanere comunque in buoni rapporti.

Allegri armonizza ciò che dice, ciò che pensa e ciò che fa. Chi non raccoglie questo suo concerto, questa sua pace di spirito, probabilmente è in possesso di un tasso di sensibilità basso oppure è abbastanza disonesto.
Tutt’altra figura rispetto ai los huevos cholisti, ma questo è un altro discorso e pensiamo interessi pochissimo a noi tifosi. O forse sì.