Allegri e i 5 cambi: un’arma micidiale in mano alla Juventus

di Valerio Vitali |

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Dopo due anni di lontananza dalla panchina della Juventus, Allegri trova la regola dei 5 cambi: lui il migliore nel cambiare in corso d’opera. Su questo credo che davvero in pochi siano discordanti. Il tecnico toscano nel suo quinquennio bianconero ha infatti dimostrato molte volte le sue abilità in questo senso. Nessuno in Serie A riesce a vedere, correggere, limare gli errori durante il match e a metterlo sui binari giusti.

La sua brillantezza nel trovare quasi sempre la soluzione più adatta a ogni situazione avversa, la si ritrova nel suo ‘excursus’ anche nell’arco di intere stagioni. Basti pensare al Milan terzo classificato (stagione 2012-2013) oppure alla Juventus Campione d’Italia nel 2016, dove risalì la china da un 14° posto che mise in uno stato d’allarme tutto il quartier generale juventino.

Un ‘quid’, questo di Allegri, che possiamo riscontrare anche in partite chiave del suo primo lustro a Torino. Ricordate del cambio Alex Sandro per Dybala in quel famosissimo Juve-Napoli 1-0 targato Zaza? L’assist fu proprio del brasiliano, subentrato a pochi minuti dalla fine. Oppure Lichtsteiner per Douglas Costa in un Tottenham-Juve 1-2 che porta alla mente gloriosi ricordi. Ce ne sono davvero tante di “partite-esempio” che potrebbero ricondurci sul filo del discorso, come ad esempio un Lazio-Juve 1-2 deciso dall’ingresso in campo di un Joao Cancelo determinante al posto di un più offensivo ma impalpabile Douglas Costa.

Con la nuova regola dei 5 cambi (che la FIFA ha comunicato andare avanti almeno per un’altra stagione) avere Allegri puo’ risultare davvero un’arma micidiale. Saper sfruttare pienamente una panchina lunga, che copre diversi reparti, con una rosa modellabile e non fossilizzata su un unico schieramento tattico, puo’ davvero giocare un ruolo chiave nella prossima corsa scudetto (come fu per Santon al posto di Icardi anni fa). Allegri alla Juve ha trovato le condizioni ideali per rafforzare questa sua “skill”. Si è professato con lo scorrere della sua prima esperienza bianconera, più un alchimista che non un idealista, sapendo incarnare al meglio il ruolo del tecnico, nel senso nudo e crudo del suo ruolo: saper cambiare la partita in corso.