Allegri, fai il sarto o lo stilista?

di Davide Rovati |

Non è la prima volta che faccio ricorso alla metafora della sartorialità per descrivere le soluzioni tattiche di Allegri. Forse l’elemento più riconoscibile nella gestione del tecnico livornese è la tendenza a realizzare abiti su misura per la sua signora, aggiustandoli a seconda del contesto. Le variabili che influenzano le scelte di formazione sono ben note: in primis la condizione atletica della squadra, poi le contromosse ad hoc sull’avversario, la cura dei dettagli di alcune situazioni di gioco particolari come i calci da fermo. Allegri immagina le partite e rimodella la squadra, adattando anche se stesso – non che non abbia dogmi e fissazioni, come tutti gli allenatori del mondo, solo che a Torino bisogna fare di necessità virtù e lui lo ha imparato più alla svelta di altri.

Ci sono certi periodi in cui, però, il sarto Allegri si trasforma in stilista e disegna un modello nuovo. A volte crea dei vestiti di straordinario successo, come il celeberrimo 442 varato a gennaio 2017. Altre volte si cimenta in tentativi che non passano la prova del campo, come il 4312 mai decollato della stagione ‘15-’16. Quel che è certo è che questi non sono progetti estemporanei, pensati come soluzione ai temi di una singola partita. Si tratta di creazioni fatte per segnare a lungo termine l’identità della squadra. L’Allegri stilista viene fuori raramente, ma quando lo fa ci crede fino in fondo e ci mette la faccia.

Mi viene naturale chiedermi quindi in quale categoria delle trasformazioni allegriane rientri dunque il 433 visto a dicembre. E non includo certo la partita di Napoli, in cui la disposizione era inequivocabilmente 442 con Matuidi in luogo di Mandzukic sull’out di sinistra. Il discrimine è la partita con l’Inter: da lì in poi, quattro gare di fila giocate con lo stesso modulo, 433 che diventa 451 in fase difensiva; tre partite di campionato consecutive con lo stesso terzetto di centrocampo, inframezzate dalla sfida di Coppa Italia in cui il turnover totale sembra l’eccezione che conferma la regola.

L’insistenza su Khedira-Pjanic-Matuidi lascia presupporre che questa soluzione sia tutt’altro che transitoria. Allegri sembra aver battezzato il suo trio titolare e sta cercando di far salire di livello l’intesa, la complementarietà degli interpreti. Un trio atipico, perché le due mezzali per caratteristiche non avranno mai compiti simmetrici e perché Pjanic per indole e per necessità non farà mai il vertice basso bloccato. Un trio che tenderà quindi ad agire da 2+1, dove l’autonomo può essere ciascuno dei tre, a seconda della situazione.

L’indizio più clamoroso sull’entità del cambiamento in atto tuttavia viene dallo scaglionamento in fase passiva, a possesso avversario consolidato. La Juve di Allegri ha sempre difeso con due linee da 4, una punta sul vertice basso avversario e l’altra più avanzata, a formare un canonico 4411. Contro la Roma si poteva pensare a una disposizione analoga a quella di Napoli, con Matuidi davanti ad Alex Sandro e Mandzukic a dar fastidio a De Rossi. Allegri invece ha optato per un 451 dalla grande densità centrale, disposizione che era stata accantonata dopo gli errori di posizionamento costati carissimi contro la Lazio.

Certo, ci sono anche elementi per pensare che il 433 visto nelle ultime partite sia ancora un cantiere aperto. Allegri può aver forzato la mano su una squadra ultra-fisica per sigillare la difesa. Ancor più verosimilmente, può aver ritenuto di affidarsi ai giocatori più atletici e potenti per questo ciclo di big match perché non ritiene (ancora?) che i giocatori più tecnici siano in grado di fare la differenza.

E poi c’è un capitolo a parte da dedicare al nostro numero 10. Nessuno juventino in cuor suo è pronto a immaginare l’assetto definitivo della Juventus ‘17-’18 senza Paulo Dybala in campo, anzi al centro. Eppure bisogna ammetterlo con serenità: in questo momento, con nemmeno mezz’ora di gioco all’attivo sommando Inter, Bologna e Roma, Dybala è una riserva. Lo stesso Allegri non sembra avere le idee chiarissime sul suo futuro in questo modulo, anche se sappiamo che il livornese si diverte a confondere le acque in pubblico.

Fatto sta che il 433 senza Paulo è stato legittimato da risultati e prestazioni in partite di spessore. La squadra sta trovando certezze, testimoniate dal filotto a porta inviolata. Che Allegri abbia già fatto lo stilista, stavolta a fari spenti? Allora il tifoso torna col pensiero all’ultima formazione che ha potuto mandare a memoria, quella di Cardiff. Basta un istante per accorgersi che, salutati Leo e Dani, gli uomini sono quasi quelli che hanno battuto la Roma. Quasi. E anche se ogni squadra fa storia a sé, è il valore assoluto degli interpreti a lasciare la traccia più indelebile. Chi può biasimare quel tifoso se a questo punto si chiede: adesso che abbiamo panchinato Dybala per un mediano siamo più forti?