Caro Direttore, alla Juve serve quell’ultimo step

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Caro Direttore, no “No, non è la BBC… ma è la Rai TV”, era il famoso ritornello di una fortunata trasmissione, che mi presta il fianco per alcune riflessioni che verrebbe spontaneo definire amare e che, invece, suonano molto più tristemente realistiche.
Vorrei non partire da Cardiff perché, a mio modesto avviso, non può essere quello il nostro benchmark ma sono costretto a farlo anche per avere una start line che, tra l’altro, in prospettiva futura, sarebbe dovuta diventare anche un momento di rottura o perlomeno di discontinuità. Non occorre analizzare i motivi della sconfitta, sarei tra gli ultimi a farlo e non credo di poter aggiungere molto al fiume d’inchiostro versato. Tuttavia, proprio Cardiff, è sembrata la Cartina di Tornasole di quello che, a mio avviso, è il limite attuale della Signora. 

Parlo di una evidente quanto malcelata difficoltà a compiere quello step che dopo 6 anni d’incontrastato dominio in Italia, occorre fare. Siamo stati capaci di azzerare i postumi di farsopoli, ridefinendo l’essenza ed i contorni della situazione patrimoniale ed economica mentre sul campo continuavamo a mietere successi ed allora, si chiedono i più superficiali, cosa manca?
Ebbene manca una identità; mi spiego meglio.
La Juve ha il dovere (pena il restare in una pericolosa situazione di stallo) di presentarsi sotto una nuova veste, sia dal punto di vista del management che, soprattutto, da quello del gioco e della dimensione di riferimento quando affronta qualunque avversario; prima, durante e dopo la gara. Ritornando alla nostra start line (Cardiff) sperando non diventi dead line…. ci si deve chiedere cosa è mancato (a prescindere dal risultato) in relazione ai due piani sopra esposti.
Gioco: ancora una volta, al di là del modulo, non si è avvertita la sensazione reale di una forma strutturata mentale e tecnica di gioco, quella, per intenderci, che l’avversario, teme prima della gara, magari subisce durante la stessa ed ammira dopo..a mente fredda. Allegri è un ottimo allenatore ed una figura adatta alla Juventus (dopo i danni mediatici arrecatici del suo predecessore) ma non ha nelle corde una forma mentis che possa condurci verso una dimensione di gioco, si badi bene non di bel gioco ma di gioco. A mero titolo esemplificativo, si pensi, su tutte, alle due Napoli  – Juve in rapida successione della primavera scorsa.
Società: sempre dopo Cardiff, si doveva avvertire quanto ho appena descritto ed invece, forse anche per non avere colpevolmente individuato il sostituto, si è insistito sul nostro allenatore con due aggravanti evidenti e pericolosissime.
1)Avergli prolungato un ricco contratto
2)Aver sconvolto storia e tradizione, imbastendo un mercato disastroso nella sua ratio ispiratrice (solo attaccanti di fascia) e negli uomini di riferimento (Costa e Bernardeschi) su tutti, invece di costruire dalla base (la difesa) vecchia e privata (anche qui l’ossequio ad Allegri pare evidente) del suo uomo migliore. Non entro nel merito degli esborsi (ancora Bernardeschi e De Sciglio su tutti) o dei miseri introiti (Bonucci) rispetto al mercato di riferimento ma mi terrorizzano quelli che potrebbero essere gli effetti a cascata di queste azioni.
Mercato 2018; probabilmente dopo una stagione dove ‘riposeremo’ saremo costretti a mettere sul mercato un giocatore (Costa) magari bravo ma completamente inadatto alle logiche del nostro calcio ed incompatibile con il modo d’intendere il calcio stesso del nostro Mister (Marione mediano per esempio) e la relativa minus valenza oltre a quella prevedibile di Bernardeschi, condizioneranno il mercato in entrata. Mi fermo ma non prima di aver riflettuto su quanto questa strategia evidenzi con chiarezza che anche il nostro Management non abbia nelle corde lo step che invece occorrerebbe, ribadisco, compiere; pensare alla squadra come ad un modello in grado d’imporsi anche nel terribile scenario in cui ci confrontiamo….. a tutti i livelli senza passare ulteriori annate di vorrei ma non posso ovvero potrei ma non voglio…..
Fino alla fine
Saverio