Calcoli, algoritmo e buon senso

di Giacomo Scutiero |

In esatta maniera governativa, la tarda serata partorisce le decisioni più salienti: il calcio non assegna lo scudetto e blocca le retrocessioni.

Spieghiamo. L’assemblea di Lega fa passare la proposta dei “calcoli”, quella dei presidenti Urbano Cairo e Massimo Ferrero, ovvero non opinare la matematica: in caso di nuovo stop del campionato, stavolta definitivo, titolo di campione d’Italia e discesa in Serie B attribuiti soltanto se così dirà l’aritmetica; “Algorit…No”, come dice La Gazzetta dello Sport, salvo per le posizioni di qualificazione alle coppe europee.

Nella giornata di ieri, dopo oltre tre ore di riunione, i voti a favore di questa mozione sono stati sedici sui venti totali; tuttavia, ci sono parecchi dubbi sul fatto che possa essere accolta appieno dopodomani, quando è in programma il Consiglio della Federcalcio.

Dicevamo, proposta dei calcoli: ogni parte, ogni club, ogni presidente pensa al proprio status e propone quel che conviene e ciò che potrebbe far quadrare. Tanti municipi e nessuna capitale.
Il presidente numero uno, Andrea Agnelli, ribadisce la nota e leale idea sullo scudetto: assegnato soltanto se la Serie A giungerà al termine.

La Juventus è interessata e molto anche alla questione dell’emissione audio-video. Con il restart del torneo, giungeranno a dama anche i corposi bonifici della piattaforma SKY; le altre, DAZN e IMG, chiedono tempo supplementare e soprattutto pagamenti dilazionati. Intanto, il Consiglio di Stato annulla il ricorso della stessa SKY per l’esclusiva dei diritti sia satellitari che digitali: la Lega può aprire ad altri competitors affinché possa incassare maggiormente nel prossimo triennio.

Anche l’OMS affronta l’argomento calcio per bocca di Walter Ricciardi, consigliere del ministero della Salute e consulente CONI: “Quando la circolazione del virus sarà ridotta, si potrà pensare alla riapertura degli stadi. Il calcio ha tanti spettatori e tante sono le misure da garantire”. Comunque, parleremmo di un numero ridotto di spettatori.
Non ragionevole la delocalizzazione, ovvero giocare i match soltanto in alcune città a basso rischio: “Decisioni che mettono in gioco l’unità nazionale”. Ricciardi ribadisce la quarantena minima di due settimane in caso di positività, “ma una strada alternativa si può trovare, stiamo lavorando”.

Il tema prioritario era e resta la salute. La FIGC minaccia il pugno duro: chi non rispetta alla lettera il protocollo medico-scientifico, rischia l’esclusione dal campionato. Credibile o no, comunque non deve esistere alcun contagio perché la Serie A proceda; gli ispettori federali eseguono controlli nei centri sportivi e fino a questo punto non hanno riscontrato irregolarità.