Del Piero-Ronaldo, la coppia mancata più forte della storia

di Andrea Mangia |

Devo fare una premessa scomoda. Penso di essere il più grande estimatore di Luiz Nazario da Lima Ronaldo che esista sul pianeta terra, tra quelli che non hanno avuto il privilegio di averlo nella loro squadra del cuore.

In questi giorni di isolamento da Covid-19, ammetto di non aver avuto particolare interesse nel seguire le numerose dirette social organizzate tra campioni di oggi o del passato. Casa Juventibus appaga ampiamente ogni mio appetito, in tal senso.

Ma loro due no. Per loro vale un discorso a parte. Del Piero e Ronaldo rappresentano l’apoteosi calcistica della mia adolescenza. Assieme a Zidane. Ed allora la mia mente vola a quell’estate del ’97, in cui ho sognato, sperato, scongiurato, che la Juventus mettesse gli occhi sul fenomeno del Barcellona, piuttosto che sull’allora neo capocannoniere della Serie A. Ma ve li immaginate? Zidane dietro a Del Piero e Ronaldo? Ad Amsterdam, in quell’annata, Mijatovic al massimo avrebbe potuto segnare il gol della bandiera, in fuorigioco. Così come i “Calypso Boys” in semifinale l’anno dopo. E così per gli anni a venire. Molto più semplicemente, avremmo riscritto la storia del calcio.

Ed allora sentendole parlarE, queste due leggende, non puoi fare a meno di trarre alcuni spunti meravigliosamente interessanti.

La sfida: Del Piero che ti racconta della sua partita nella partita. Della voglia di primeggiare e di migliorarsi giorno per giorno, per fare meglio “di quell’altro”. Un gol in più, un assist in più, un dribbling in più. La mentalità del vincente che si autoalimenta di nuove sfide, nuovi traguardi, per andare oltre ai propri limiti. E sapete qual è la parte migliore di tutto ciò? Che il frutto di questo desiderio si è riversato tutto su di noi. Sui tifosi, che hanno assistito a gesti mirabolanti, oltre ogni immaginazione, nutriti dalla fame di gloria di questi meravigliosi interpreti.

Continua il dialogo, e di pari passo le mie riflessioni e ti accorgi come nel calcio, e forse nella vita, le analisi ed i convincimenti mutino semplicemente al mutare del punto di osservazione. Due campioni irripetibili, due punti di osservazione opposti.

Ed allora pensi alla rivalità tra Juve ed Inter. Abbiamo da poco “festeggiato” l’anniversario del 5 maggio; pensi agli sfottò. Lo sfottò è una parte ineliminabile del calcio, e ci mancherebbe, ma trovo anche rimanga fine a se stessa. Perché il tifoso non vive per il trofeo in sé. Nessun tifoso potrà mai sollevare al cielo uno scudetto o una coppa campioni. Il trionfo non è il fine ultimo del tifoso. L’emozione lo è. Nessun tifoso, sano di mente almeno, vive il tifo con lo scopo di poter sfottere il collega al lavoro l’indomani. L’emozione è il senso di tutto. Ed anche una finale andata male o uno scudetto perso all’ultima giornata lo sono. Negative, devastanti, ma assolutamente autentiche. L’attesa, l’adrenalina, l’euforia, i timori dell’avvicinamento al giorno clou. Sensazioni irripetibili. Meglio non averle vissute piuttosto che accettare un esito negativo? Nemmeno per sogno! Quelle emozioni sono e rimangono indescrivibili e comunque impagabili. L’emozione è l’essenza del calcio. Sullo sfottò, facciamoci una malinconica risata.

Lo sfottò, appunto. Lo sfottò che a volte trascende. Ed allora quando Ronaldo, uno dei giocatori più forti della storia del calcio, due volte pallone d’oro, vincitore di ogni tipo di trofeo, ti racconta delle sue chiacchierate con Dio, mentre gli domanda “perché proprio a me”?, manifestando la sua dimensione più intima di essere semplice essere umano, in quel momento spero che qualcuno si sia sentito un po’ meno fiero dello striscione “salta con noi Ronaldo” esposto in un Lecce-Juve di tanti anni fa. Lo ricordo eccome. Non provavo piacere allora e non lo provo adesso.

Così come ricordo quel maledetto pomeriggio di Udine, in cui la carriera del nostro capitano prese un’altra direzione. Ma dove non arriva il fisico, arriva la testa. Queste due autentiche leggende del calcio hanno dovuto reinventare loro stesse, cambiare il loro modo di giocare a pallone, con il peso dell’eccellenza calcistica sulle spalle. Né Ronaldo né Del Piero sono più stati gli stessi, dopo i rispettivi infortuni. Ma ciò non ha impedito loro di vincere tutto ciò che si poteva vincere. Giocatori che hanno lavorato sulla loro testa ancor prima che sul loro fisico, per poter rimanere dove tutti si aspettavano dovessero stare.

La capacità di essere decisivo nei momenti che contavano di Del Piero provoca emozione solo a pensarci, fino al suo ultimo anno in bianconero. A quel geniale gol scudetto contro la Lazio.

Il Dio del calcio sa essere generoso e giusto. Ed a quei due ha regalato la gioia di vincere un mondiale da protagonisti, dopo i loro tremendi infortuni.

La giustizia del Dio del calcio, appunto. Beh…non posso che concludere con Calciopoli, dunque.

Le dichiarazioni post Calciopoli di ciascun tesserato o ex tesserato dell’Inter non sono mai state particolarmente interessanti né originali. Una sorta di irrazionale e monotematico copione ripetuto all’infinito, privo di qualsiasi apertura al confronto e privo di qualsivoglia analisi o riferimento a fatti (e ce ne sarebbero a centinaia) che nel corso degli anni hanno oggettivamente ridimensionato e ridefinito i contorni di una vicenda ben diversa da come qualcuno ha deciso di volerla rappresentare, per consegnarla così, immutabile, agli annali.

Potere della diretta social!! Ronaldo ammette, forse per la prima volta, che lo scudetto del 2002 fu perso dall’Inter. Un passo da gigante. In passato le illazioni, anche su questo campionato (ah, Chievo-Inter, la famigerata Chievo-Inter), si sprecavano. Certo, un po’ difficile sostenere che la piovra Moggi, per aggiudicarsi in maniera illecita lo scudetto, grazie al suo collaudatissimo sistema, avesse atteso proprio l’ultima giornata, dovendo per giunta sperare nella buona vena della Lazio, quel giorno.

E, temporalmente, se nessuno ha “rubato” lo scudetto 2002, che dire di quello del 98? Dopo aver tenuto in pugno il calcio italiano per anni, forse la cupola si è presa un quasi quadriennio di pausa a cavallo del nuovo millenio, prima di rimettere i suoi tentacoli sulla Serie A?
Eh sì, perché da quell’anno in poi hanno vinto nell’ordine Milan, Lazio e Roma prima di quell’ultima giornata del campionato 2001-2002, gettato alle ortiche dall’Inter, per ammissione dell’ex Fenomeno. E l’anno dopo? (quello precedente rispetto agli anni incriminati) – Scudetto e finale di Champions persa ai rigori, per quella squadra così “chiacchierata”…
Certo di errori arbitrali nel ‘98 ce ne furono diversi, ma andate a farvi un giro su Youtube digitando “ma cosa voleva l’Inter nel 1997/98”, e fatevi una dissacrante risata.

Il dialogo prosegue; Ronaldo e Del Piero si scambiano battute, Ronnie si barcamena nella scelta delle parole, per non fare illazioni troppo scomode sul canale di una leggenda bianconera (“voi giocatori non c’entravate nulla”), Alex svìa, parlando del suo errore dal dischetto a “sistemare le cose”. Non il momento più memorabile della diretta, ma ciò nonostante il Dio del calcio è sempre lì, che ascolta due dei suoi figli prediletti.

Ed allora, pensando alla sua giustizia e generosità, non posso non godere di un meraviglioso dato di fatto.

Così come ha trascinato metaforicamente all’inferno questi due immensi campioni, per poi riportarli all’apice, dove hanno sempre meritato di stare, allo stesso modo, la nostra amata Juve, quasi smembrata e sepolta viva, in nemmeno 15 anni ha vinto più della metà degli scudetti in palio ed ha creato un solco enorme rispetto a tutte le altre. E nel frattempo, si è fatta le spalle maledettamente larghe.

Eh sì, il Dio del calcio sa essere generoso e giusto e, soprattutto, ha sempre ragione.

In una parola sola? Rivalsa? Naaah…semplicemente orgoglio.


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