Alejandro Marques meglio di Pereira (sognando Icardi)

di Luca Momblano |

Otto milioni non sono noccioline. Certo, nel calcio industriale di cui questa Juventus punta a diventare un modello unico, forte e a sé stante, contano sempre meno i prezzi e sempre più le articolazioni dei conti così come poi si presentano a bilancio. Però tanto resta nelle note del comunicato ufficiale che porta l’attaccante Alejandro José Marqués Méndez dal Barcellona alla Juventus con contratto di quattro anni e mezzo e Matheus Pereira – centrocampista offensivo legato alla Juventus da ormai tre anni tra prestiti, Primavera e Under23 – che fa il percorso inverso anche se, nel suo caso, il passaggio a titolo definitivo ai blaugrana verrà sancito al termine dell’attuale stagione sportiva.

Quel che interessa qui sono le caratteristiche e la storia del giocatore, non tanto per esempio che fu proposto a Juve e Inter due estati fa (era a Barcellona da un anno e segnava a raffica nelle giovanili) forte di una clausola rescissoria pari a 3 milioni di euro passata poi a 5 quando ha esordito nel Barcellona B nel 2019. E neppure se e perché avesse il contratto in scadenza giugno 2020, poiché comunque si tratta di un profilo sulla bocca di tanti addetti ai lavori. Che sui pareri circa Marques da mesi si scannano. Bravo è bravo, fisico ha fisico, è persino rapido ed elegante, ma è un po’ vecchio stile, certamente una prima punta non in stile Barcellona (ma perché poi? cosa vuol dire? Mauro Icardi, per esempio, sarebbe stato davvero improponibile? ne sono sempre passati di meglio alle spalle della grandi stelle che hanno fatto i titolari in questi anni?), poco “cattivo” di animo anche se molto “cattivo” sottoporta. Ariedo Braida, per esempio, fa parte della categoria degli estimatori.

Non granché indicativi sono i 300 minuti disputati tra Segunda e Segunda B da Marques in blaugrana, visto che sono stati spalmati tra spezzoni e brevi minutaggi, ma soprattutto perché il giocatore stesso era a conoscenza del proprio destino (lontano dalla Catalogna) sin dall’estate. Nato a Caracas, in Venezuela, il 4 agosto del 2000, Alejandro Marques ha una storia particolare e calcisticamente coraggiosa: prodigio e macchina da gol da bimbo in patria dove diventa “Speedy” perché imprendibile per i pari età – che poi patria non è perche ottiene comodamente il passaporto della Spagna di cui ha difeso i colori come nazionale U20 – la famiglia capisce presto che il canale europeo è quello da seguire. Originari delle Isole Canarie, a 14 anni si trasferiscono nell’entroterra che ha cresciuto e adottato Andrés Iniesta da calciatore del Barcellona (quartiere Jannacci di Terrassa) e trovano subito l’occasione con la maglia dell’Espanyol, che lo seleziona al primo provino. Centravanti puro, ma provato anche da centrocampista centrale offensivo, Marques deve battagliare per una maglia perché geneticamente smilzo. Ecco perché passa ai dilettanti dello Jabac i Terrassa: per mettersi in mostra da assoluto protagonista. Saranno tre anni da record, sempre da capocannoniere e contro tutte le migliori squadre in quelli che in Italia si chiamano Giovanissimi e Allievi.

Il repertorio di finalizzazione è completo, soprattutto all’interno dell’area di rigore. Non è però un giocoliere. E non fa della potenza il suo pezzo forte ancora oggi, divenuto nel frattempo un metro e novanta per settanta chili scarsi. A 16 anni tutti vogliono Marques: può spostarsi con una manciata di euro. La fila include Villarreal, Valencia, Alaves, Girona e ovviamente l’Espanyol, che già lo aveva fatto partire di controvoglia. Ma al Barcellona, anche se da Primavera parti alle spalle dei migliori prodotti della Cantera, non si dice di no. Marques qui fa il suo. Si inserisce anche bene. Ma ci sono fenomeni. Tipo il bestiale Abel Ruiz proprio al centro dell’attacco. Fino all’exploit a sorpresa nella gara più in vista dei settori giovanili continentali: la finalissima di Youth League 2019 nella quale il Barcellona è chiamato a sfidare un pericolosissimo Chelsea. Contro ogni pronostico, Marques gioca titolare da punta centrale, con Ruiz a suo supporto partendo da destra nel 433. Evidente formazione costruita sull’avversario e opportunità che il ragazzo non si lascia sfuggire siglando una letale doppietta (un gol su assist di Ruiz) che porta al 3-1 finale e al titolo. Il suo nome inizia a girare. E sono soltanto pochi mesi fa. Mentre quello di Pereira è nel Dimenticatoio. Uno è un calciatore sul quale c’è ancora qualcosa da scoprire, l’altro (per noi bianconeri, per lo meno) non più. Se c’è un affare anche tecnico in ballo, scommettete su Marques e sulla Juve…


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