Perché Agnelli ha fatto all in sulla Superlega

di Simone Navarra |

La Juventus aderisce al progetto Superlega. La società, il suo presidente Andrea Agnelli, sono fondatori dell’intesa che promette o minaccia a seconda dei punti di vista il mondo pallonaro. Perché promette di portare i club più forti e rappresentativi d’Europa in una competizione differente, capace di attrarre investitori come non mai. Questo è il breve riassunto delle ultime ore. Depurato da distinguo e prese di posizione urlate, belligeranti, che promettono di fare a pezzi, retrocedere, spingere i giocatori a cambiare squadra, ricordando anche gli inciampi del passato, facendo la faccia dura anche se più passano le ore e sempre meno pare essercene il bisogno.
L’indicazione per i dirigenti juventini è che sul panno verde a volte le cose sembrano più chiare. Perché nel gioco del poker non si possono mettere limiti ai rilanci. C’è la posta d’ingresso. Poi, per il resto, bisogna adeguarsi al proprio portafoglio ed alla “disperazione del momento”, come dice il poeta. Qualsiasi osservazione sul mondo dello sport professionistico dal secondo dopoguerra ad oggi deve tenere in considerazione il dato di fatto delle regole dello spettacolo, del cosiddetto star system dove vale più il contenitore che il contenuto, l’esteriore e il contratto giusto.
Il calcio, diciamolo a chi invoca per la Juventus la peggiore delle maledizioni, da tanto tempo fa ormai rima con il gioco d’azzardo, con quelle pratiche facili da incontrare a Las Vegas invece che ad Atene, lì dove è nato lo sport e dicono che appena dopo il primo vagito sia stata subito fermata una guerra. E siccome qui si parla di denaro, dello sterco del Diavolo, si deve mettere tutto in relazione alla sofferenza dell’atleta che prova ad affermarsi. Dentro quella speranza c’è la passione che anima fan, tifosi e sostenitori.
Il contorno è lo stadio pieno, i panini e la birra, i viaggi con la sciarpa al collo e le braccia alzate al cielo. E’ il ‘noi’ di chi sta sugli spalti e crede alla fine d’aver vinto proprio come quelli che stanno in campo. Senza capire che il divertimento od il pianto è cosa solo di quei ragazzi in pantaloncini che corrono dietro ad un pallone e lo prendono a schiaffi con i piedi, cambiando la storia di tutti. E’ quella distanza che non si coglie, quel romanzo infinito una volta tinto di un colore e spesse volte perdente, in finale, con la maglia bianconera. Così, dopo averlo ricordato, sono contenti i detrattori.
In molti sport il secondo o terzo classificato ha una dignità, un valore. Nel calcio chi non vince scrive il nome sulla porta del bagno e non nel salone di rappresentanza. Di qui arrivano le parole del mito chiamato Giampiero Boniperti, sulla necessità di vincere perché l’unica cosa che conta. E’ il motto che si è abbattuto sul campionato nazionale per innumerevoli volte e che in Europa si è spesso scontrato con le corazzate, ben protette da arbitri e sponsor.
Fino a pochi mesi fa la Juventus per come la conosciamo voleva continuare ad inseguire la coppa dalle grandi orecchie facendo un po’ quello che fanno tutti. Dopo la vicenda Coronavirus, con chiusure e stravolgimenti, il presidente Agnelli deve aver capito che l’unico modo per mettere in salvo la società e la squadra per i prossimi anni è di cambiare tutto e farlo in fretta. Ripescando il progetto della Superlega che era stato pensato da questo o quello anni addietro? Anche.
Di certo nelle prossime settimane capiremo se la nave è andata in porto e quelli con il cappello sono fuori alla porta. O se invece bisogna cominciare a studiare la strada per qualche stadio di provincia. Il sottoscritto nel catino di Frosinone una quindicina di anni fa c’è stato. Chi tifa Juventus ha passato la bufera e non ha timore di qualche azzimato dirigente di federazione. Lo spaventa di più se, ad un certo punto, si dovessero voltare le spalle a quelli che in questo spettacolo di luci e Cr7, Pirlo e maledizioni all’arbitro che darà la coppa Italia all’Atalanta, ci credono. Andrea Agnelli non lo farebbe mai. Questo basta.

JUVENTIBUS LIVE