Agnelli, riportaci entusiasmo ed orgoglio, da Juve

di Sandro Scarpa |

E’ un flop. La stagione europea più fallimentare del decennio, più di “This is not football” della neve di Istanbul. Magari anche questo non è calcio, con squadre ferme per tre mesi e poi 15 gare in 45 giorni e altre che si allenano da 6 mesi, ma andiamo fuori contro la più scarsa del lotto, la 7° di una Ligue1 chiusa a febbraio, contro Marcal, Marcelo, Denayer, Guimaraes, Cacqueret e Dubois, non Messi, non CR7, non Lewa e nemmeno l’Ajax di de Ligt, de Jong, Tadic e Ziyech.

E’ un flop. Nell’anno del NONO scudetto consecutivo, che non si vince per inerzia, ma che si può vincere anche male, se le altre sono ancora troppo dietro, fatturano la metà e non approfittano di un anno di transizione.

E’ un flop perché la Juventus ha avuto una crescita vertiginosa, passando da zero a Berlino e poi Cardiff, e da lì in poi ha sbagliato, prima continuando con Allegri e un gruppo con incognite, poi prendendo Cristiano e un contorno non all’altezza, poi puntando su Sarri con una rosa XXL, con pochi giocatori funzionali, molti equivoci, scommesse ed ex-giocatori.

E’ un flop per Sarri. Perché l’eliminazione contro Garcia si riallaccia all’andata penosa, ai mancati appuntamenti in Supercoppa e Coppa Italia e mette il punto su una stagione con 5 gare convincenti su 50, e uno scudetto vinto disfacendosi, grazie a due gare due brillanti contro Conte.

E’ un flop per Paratici. Perché la stagione è andata come ci si aspettava, nelle più realistiche previsioni negative: si sapeva che Rabiot e Ramsey erano scommesse, che Douglas, Khedira e De Sciglio sono fisicamente nulli, che Higuain e Matuidi sono in fase calante, che Ronaldo e Dybala erano i più forti ma bisognava lavorare per farli coesistere, si sapeva già che la rosa era vecchia, logora e mal assemblata. Si sapeva da Maggio 2019. Allegri lo aveva espresso camuffando le lacune con le vittorie da un lato e il gioco sparagnino dall’altro.

E’ un flop per Agnelli. Che ci mette la faccia. Come Bonucci (decente in campo, pessimo ai microfoni), Pjanic (insulso in campo, ottimo ai microfoni), Buffon (che il suo lo fa, dentro e fuori), de Ligt (impeccabile, dentro e fuori) e Sarri (che dice cose vere, ma con forme e tempi da boomerang).

Quando Andrea parla è tutto più chiaro. Riesci ad astrarti anche da delusioni cocenti e mazzate accecanti. Dopo gli anni di Conte, lontani dal vertice, diceva “Giocheremo per vincerla!”, sembrava folle e invece 2 finali; dopo Berlino diceva “Non possiamo trattenere Pogba ma un giorno attireremo campioni”, sembrava folle e invece Dani Alves, CR7 e de Ligt; dopo Real-Juve 1-3 parlava di VAR e arbitri, qualcosa è cambiato ma le incompetenze restano (da arbitri tedeschi, non estoni…); dopo Juve-Ajax sembrava folle parlare della scalata dal 45° posto al 5° ma era la pura verità: ci sono anni di scelte straordinarie e anni di errori, l’importante è la progressione.

Ieri ha detto tre cose:

1. Si valuta tutto, obiettivi raggiunti, falliti, cambi, rosa, staff, gioco e valuta la dirigenza tecnica.

2. La dirigenza me la tengo stretta (9 scudetti e in Europa da zero a flop se esci agli ottavi)

3. Bisogna ritrovare entusiasmo, voglia di giocare, ringiovanire, prendere giocatori da Juve.

L’entusiasmo. Ha ragione Andrea, come sempre, siamo passati dall’entusiasmo per Ronaldo alle divisioni interne contro Allegri, contro Sarri. Tifosi che attaccano tutti, allenatori, giocatori, dirigenti, scontenti e delusi, rassegnati o incazzati, con livelli di scontro inediti, contro un dirigente top come Paratici, trattato come l’ultimo degli scemi.

L’entusiasmo. Quello che ti unisce, ti rende di nuovo convinto ed orgoglioso e rende diversa la vittoria, non solo intesa come “paura scampata di perdere e sfottò ai rivali che ci credevano”. L’entusiasmo lo portano il gioco, i campioni, i giovani,gente forte, sana e intensa, che ci crede e si sacrifica.

Basta poco eppure non bisogna sbagliare nessuna scelta. Anche con Sarri, a cui davvero anche i tifosi intransigenti e con pregiudizi non avevano chiesto niente di più di quell’ora con Atletico e Napoli a settembre o dei 180’ con l’Inter. Anche a Sarri basterebbero davvero 5 gare di fila con gioco, intensità, ritmo e volumi per far ricredere tutti, da qui a 40 giorni, altro che pregiudizi. E se non sarà lui allora qualcosa di meglio, sulla stessa strada, non certo Inzaghi. E avanti con Paratici e Nedved che hanno fiducia e possibilità, in un mercato compresso e povero, di svecchiare, cedere e fare scelte oculate e funzionali.

Non è facile, le altri si rinforzano in Italia e in Europa. Non è difficile sbagliare. Ma siamo la Juve: fiducia in tutti, fiducia in Andrea.