Agnelli presidente ECA, peso politico e scenari

di Giovanni Lentini |

Da ieri è ufficiale: Andrea Agnelli è il nuovo Presidente dell’European Clubs Association (ECA). Considerando i tanti articoli in cui si parla più della paventata (auspicata, verrebbe da dire maliziosamente) squalifica che del nuovo ruolo, può essere utile comprendere meglio di che si tratti.

Si tratta di un incarico prestigioso per il Presidente della Juventus, primo italiano a ricoprire tale carica, il quale, appoggiato da Karl-Heinz Rummenigge, numero uno uscente, e da Gianni Infantino, Presidente della FIFA, ha superato la concorrenza di Jean Michel Aulas, Presidente del Lione, di Pedro Lopez Jimenez, vice di Florentino Perez al Real Madrid, di Ivan Gazidis, direttore esecutivo dell’Arsenal, e di Micheal Gerlinger, direttore degli affari legali del Bayern Monaco.

A seguito di tale nomina, inoltre, ad Agnelli viene garantito un posto di diritto nell’esecutivo UEFA, il più alto organo calcistico in ambito continentale.

Ma facciamo un passo indietro. Cos’è l’European Clubs Association? L’Associazione dei club europei non è altro che un organismo politico ed autogovernato (con un proprio statuto), il cui principale compito è quello di favorire e promuovere gli interessi dei club europei.

Tale associazione, che ha preso il posto del G 14, è stata ufficialmente istituita nel 2008 e gode del riconoscimento di FIFAed UEFA. Fondata da 16 società, tra le quali figurano anche Juventus e Milan, oggi l’ECA si compone di 106 membri ordinari e 114 membri associati, per un totale di 220 società. I due organi principali sono l’Assemblea Generale, con compiti legati all’organizzazione dell’intera associazione, ed il Comitato Esecutivo (di cui Andrea Agnelli fa parte dal 2013), che invece si occupa degli aspetti più strettamente operativi. Al di sotto di questi, si ritrovano i Gruppi di Lavoro, che forniscono sostegno e consulenza al Comitato Esecutivo, i Gruppi di Esperti ed i Comitati.

L’ECA è, quindi, una sorta di sindacato dei club europei, che collabora principalmente con la UEFA ma anche con la FIFA e che, con il passare del tempo e grazie al lavoro dei suoi membri, ha visto crescere la propria incidenza ed influenza in seno all’organo di governo del calcio europeo. Si devono, infatti, alla perseverante attività dell’ECA molte delle più recenti riforme, entrante in vigore proprio in questa stagione, che hanno riguardato l’organizzazione delle competizioni europee.

La figura di Andrea Agnelli, in questo intricato processo di cambiamenti, ha rivestito un ruolo centrale. Il Presidente della Juventus, infatti, ha contribuito in modo determinante alla riassegnazione al campionato italiano delle quattro squadre in Champions League.

A partire dall’attuale stagione e fino al 2020/2021, infatti, i primi quattro club del campionato di Serie A accederanno direttamente ai gironi della successiva edizione della massima competizione europea, senza passare per i preliminari. Onore che spetta ai primi quattro campionati continentali, messi in graduatoria attraverso il coefficiente del ranking UEFA. L’Italia, al momento, occupa proprio la quarta piazza, con un buon margine di vantaggio sulla Francia, prima inseguitrice.

Assieme a Rummenigge, inoltre, Agnelli ha fornito il proprio apporto anche sul versante della riforma del meccanismo di distribuzione finanziaria dei proventi UEFA. Il nuovo sistema risulta, infatti, più vantaggioso per tutti e, con ogni probabilità, permetterà alla Juventus di accrescere i propri introiti.

L’asse con Rummenigge, vincente in sede operativa, si è confermato tale anche nell’ambito delle elezioni, con l’ex Presidente dell’ECA che ha sostenuto ed appoggiato la candidatura di Agnelli, stimato dal tedesco per le sue idee riformiste.

Un successo importante ed un incontrovertibile attestato di stima da parte dell’Europa per il numero uno della Juventus.

Un paradosso se si pensa a cosa, invece, accada qui in Italia: all’interno dei nostri confini, infatti, Andrea Agnelli viene dipinto come un personaggio incline all’insurrezione ed al mancato rispetto di regole e sentenze mentre,contemporaneamente, i club di tutta Europa gli affidano le proprie sorti. Non solo: come accennato (e come potete in ogni articolo sui media tradizionali) negli ultimi mesi la Juventus ed in particolare il suo Presidente sono stati coinvolti nella questione della vendita dei tagliandi per le partite di campionato a gruppi ultrà, all’interno dei quali sarebbero peraltro presenti esponenti della criminalità organizzata.

Se, da un lato, come spesso dimenticato, in ambito penale Agnelli è sempre stato considerato dagli inquirenti solo “persona informata sui fatti”, la giustizia sportiva, a leggere quegli articoli, appare ben più bellicosa. Il 15 settembre andrà infatti in scena il processo, con il neo numero uno dell’ECA che rischierebbe addirittura un’inibizione. Leggendo le carte, e non i giornali, ci parrebbe sorprendente. Ma in ogni caso, ci si chiede se un’eventuale squalifica di Agnelli andrebbe a produrre effetti sulla freschissima elezione. Chiariamo innanzitutto che si tratta di una questione che non ha precedenti – ossia non esiste giurisprudenza – e che l’ECA è un organismo privato ed autonomo, con un proprio regolamento interno. Problemi seri, a leggere la Gazzetta, potrebbero presentarsi nel caso in cui Agnelli dovesse incorrere in una sanzione di particolare gravità (oltre un anno di squalifica): in tal caso infatti la sua posizione potrebbe essere riesaminata. Differentemente, una inibizione di minore entità non comporterebbe la decadenza dalla carica ma solo, qualora ci fosse recepimento della condanna da parte della UEFA, uno stop allo svolgimento delle funzioni per il periodo di durata della sanzione stessa.

Ma queste, a oggi, sono questioni puramente teoriche, presenti più sui giornali che nella realtà. La realtà, invece, è che Agnelli, a poco più di 40 anni, ha riportato la Juventus ai suoi antichi fasti, conseguendo risultati eccezionali (sul campo e fuori).

Da ieri, ne ha raggiunto in più: la conquista di un ruolo di estremo prestigio a livello europeo. Dove le capacità, i risultati, i successi evidentemente, sono più apprezzati che da noi.