Agnelli, Marotta & Co: ripartiamo da dove dobbiamo ripartire

di Lazar Perović |

Buffon Champions League finale

Ripartiamo. Ripartiamo da un’altra finale persa, la settima. Quinta di fila. Come noi nessuno mai. Sei finali disputate in 21 anni, una sola vinta. Due su nove in totale. Una miseria per un club di questo livello.

Ripartiamo dalla consapevolezza di essere una grande squadra, inferiore però alle grandissime. Viviamo l’epoca di Messi-Ronaldo, quando non la vince uno la vince l’altro. Salvo qualche eccezione sporadica, più casuale che altro.

Ripartiamo più carichi, perché se la vogliamo portare a casa non bisogna farsi abbattere ma bisogna volerla ancora di più.

Ripartiamo pensando a cosa ci serve per arrivare lì, al vertice. Non serve inventarsi nulla, bisogna solo imitare gli altri. Niente drammi, niente catastrofismi. Aggiungiamo anno dopo anno giocatori di qualità a una rosa già forte di suo. Prima o poi arriverà, statene certi.

È un’ossessione, non prendiamoci in giro. Tutto l’ambiente vuole quella coppa maledetta da anni. Vincerla deve essere l’obiettivo delle prossime stagioni, anche a costo di lasciare campionato e coppa nazionale ad altri. È chiaro che non si inizia una stagione pensando di scansarsi in campionato, ma quando si arriva al momento decisivo la priorità va data alla Champions. Il Milan che ne ha vinte 5 più di noi, disputando lo stesso numero di finali, faceva così. Non inseguiamo il “triplete”, inseguiamo la Champions League. È quella che conta.

Nella partita con il Real Madrid hanno deluso in parecchi. Premesso che si salvano in pochi, più che le stelle offensive, verso le quali leggo diverse critiche, sono mancati i senatori. È crollata la difesa, perno su cui ci appoggiamo da sei anni, il resto è tutta una conseguenza.

Se mollano di testa i leader, mollano tutti. Se in più ogni loro tiro deviato va in porta c’è poco da fare. Buffon ha parlato di un Real abituato a vincere queste partite come lo è la Juve in territorio nazionale, il paragone regge fino ad un certo punto. Non credo alla fortuna, non ti piove dal cielo, devi costruirtela. La Juventus, i giocatori, i tifosi, l’intero ambiente bianconero ha paura. Troppe finali perse ci hanno segnato.

Allegri in tre anni ha vinto tutto quello che poteva vincere in Italia, ha fatto due finali di Champions League dall’esito che conosciamo bene. Il suo bilancio è più che positivo, sotto ogni punto di vista. Il più grande merito che gli riconosco, oltre ai trofei, è l’aver eliminato molta della negatività che c’era nell’ambiente. Al suo arrivo avevamo paura dei gironi, adesso solo delle finali. È un passo in avanti.

Non offro nessuna soluzione, credo che chi dirige la Juventus sia molto più competente di me e sappia cosa bisogna fare. Agnelli, Marotta, Paratici e Nedved sanno bene che il gap si colma con i giocatori di qualità nel reparto che conta, quello che decide le partite. Con la difesa si vincono i campionati, con la qualità si vincono le coppe.