Su Agnelli e il concetto dei 10 scudetti di fila

di Matteo Viscardi |

Jose Mourinho spende raramente parole banali. In settimana, il fu fuoriclasse portoghese delle panchine, a margine della sfida di Champions League tra il suo United e la Juventus ad Old Trafford, si è lasciato andare a lodi sperticate sulla struttura complessiva della Vecchia Signora, partendo dai più alti vertici societari sino ai giocatori bianconeri.

Se da un lato le moine alla Juventus potevano essere interpretate come messaggi subliminali verso la dirigenza dei Red Devils, per un mercato non all’altezza delle aspettative del lusitano, dall’altro va detto che l’uomo di Setubal è parso piuttosto sincero nel complimentarsi per parole usate e body language. Una sensazione confermata, quasi ribadita, ancor più recentemente, quando Mou ha rivelato, positivamente stupito dalla cosa, come Andrea Agnelli, in seguito ai complimenti del mister dello United per i sette titoli filati, abbia fatto notare di non essere affatto sazio e di volerne dieci.

Una risposta, quella del presidente juventino, che regala uno spaccato chiaro su come il numero uno bianconero intenda la Juventus di oggi e quella di domani. Un’azienda che riesca anno dopo anno ad alzare l’asticella, sotto il profilo economico e tecnico, non sempre necessariamente in quest’ordine. Un’azienda che sia in grado di migliorare l’offerta di servizi a disposizione del tifoso/appassionato, aspetto su cui, nell’ultimo lustro, è avvenuto un vero e proprio salto di qualità e non solo in Italia. Con i risultati sul campo, fondamentali, ma sullo sfondo. Già, perché quasi in opposizione all’adagio storico di Madama, gli otto anni di gestione Agnelli hanno mostrato come l’obiettivo bianconero non sia vincere tanto per vincere, talvolta in modo estemporaneo, bensì tracciare una strada di successo, creare una da “cultura” da seguire, passo dopo passo, con costanza e fiducia nelle proprie competenze gestionali.

Disegnata, rifinita ed asfaltata la suddetta carreggiata, a volte può comunque capitare di sbagliare una curva, magari non si riesce sempre a far segnare il giro veloce su ogni circuito, ma si tenderà a vincere tanti gran premi. Alla base del successo bianconero recente c’è proprio questo: la progettazione, il rinnovamento, la ristrutturazione della strada bianconera, anno dopo anno, per permettere all’autovettura bianconera (alla quale è stata pesantemente modificata anche l’aerodinamica, con l’aggiunta del carico CR7) di destreggiarsi con sempre minori turbolenze sui circuiti italiani almeno per i prossimi 3 anni (anche se Agnelli, nella sua testa, pensa magari anche a quota 12, 15, 20 scudetti) e puntare con sempre maggior fiducia e concrete possibilità strutturali al giro più veloce nell’autodromo più lussuoso del circo europeo, quello della Champions League.