Gentile Andrea Agnelli, chiederanno 18 mesi ma io ci sarò

di Simone Navarra |

Gentile presidente Andrea Agnelli, abbia la pazienza di leggere queste righe e poi tragga le conclusioni del caso. La vogliono mettere nello sgabuzzino per un 6 o 8 mesi, non si preoccupi troppo, è una cosa seria, ma all’italiana, dove i cattivi alla fine fan ridere e tutti recitano un ruolo in commedia.

Scrivo da Roma, a poche fermate d’autobus dalla sede della Figc, al riparo di alberi e università, in una parte bella della città. Ho ascoltato da poco le parole del prefetto Pecoraro, del capo della procura sportiva, eppure non ho capito nulla. Lui ha detto che non ci sono registrazioni a suo carico, presidente, ma solo una serie di sensazioni e convinzioni investigative. Quasi nulla guardando le cose con obiettività e freddezza, ma dentro questa scala a chiocciola non funziona nulla con questi elementi.

 

La commissione antimafia parla di biglietti venduti a chi non si dovrebbe, di pochi controlli. Come è possibile, chiedo, che non ci sia una prova regina, una foto, una impronta? Stiamo qui a parlare e scrivere di cosa? La Juve ha rapporti profondi con questa gente o no?

 

Lei presidente non ha visto quelle facce, non ha sentito il rumore di nulla in quei corridoi, dentro quelle stanze. La risposta ad ogni interrogativo è solo una questione di bagarini? Possibile? Allora continuo a ritenere che sia tutto frutto di una illusione, un gioco di rimandi dove non si trova la trama, il senso. L’associare la Juventus, la sua Juventus e la mia Juventus, ad una organizzazione malavitosa è una cosa che fa ribrezzo, vomitare, spingere sull’acceleratore per cercare di cambiare il prima possibile paesaggio. Eppure la coniugazione, l’accostamento, funziona da settimane, mesi. Come è successo? Come è iniziata? L’inchiesta della Procura di Torino sulla ‘Ndrangheta in Piemonte, sulle mani dei boss nel crimine, negli affari, è composta di volumi e volumi.

 

 

Ci sono oltre 30 imputati e una quatantina di indagati. Ci sono fatti gravi e minacce che poi si sono realizzate, il guardaroba della malvagità e le inutilità tipiche di chi è cattivo perché vende droga, governa la prostituzione, è pronto a vendere e uccidere per una percentuale di guadagno frutto dell’usura. In mezzo a questo florilegio abbastanza tipico delle cosche e non solo si scorgono le figure di un paio di soggetti e viene evocato il ruolo di un altro che si è tolto la vita. Quella coppia, abbastanza scombicchierata nel ruolo dei picciotti, pare che avesse preso consistenza all’interno della curva juventina, quella che segue la squadra in trasferte difficili ed è presente anche quando non sembra un granché.

 

Uno di questi, gentile presidente, un po’ per difesa e poi perché non poteva fare altrimenti ha detto che con voi della Juventus ci parlava, aveva a che fare. Del resto i biglietti chi li passa? E’ una parte dell’inchiesta abbastanza facile. Allo Stadium ci sono telecamere e controlli. Difficile che qualcuno la faccia franca se alza una mano in modo scomposto. La Digos ha denunciato e ‘daspato’ in questa manciata d’anni che hanno significato successi e quindi ben poche contestazioni. Gli accordi e le intese negli spalti sono tutte lampanti, semplici. Lei quando è stato chiamato da quella avvocatessa gentile e laziale forse ha dato per scontato che la Federazione non avesse voglia di far la guerra con la Juventus e così ha fatto qualche scivolone, dando per scontato che i suoi collaboratori vecchi e nuovi avessero tenuto il muro, le posizioni, e non ceduto per convenienza e timore. L’avvocato difensore ha cercato di risolvere, appianare, rendere esplicito che una indagine non vuoi dire una condanna in un paese civile, in una democrazia. Ma questo è il mondo del pallone, degli stadi, del caffè borghetti.

 

Il prefetto Pecoraro è nell’occhio del ciclone, secondo alcuni. Il presidente della commissione parlamentare, Rosy Bindi, ha messo in chiaro che non si può dire una cosa e poi rimangiarsi la parola come se nulla fosse. A maggio queste forche caudine che non significano nulla potrebbero finire? C’è qualcuno però che aspetta quel momento per fissare la data del suo processo sportivo, presidente Agnelli. E’ la follia di questa storia senza senso. Dove nessuno si prende la briga di leggere le carte e si continua ad accomunare Juventus e ‘Ndrangheta come se nulla fosse.

 

E’ il vizio di chi titolava ‘Triade’ sotto ai nomi di Giraudo, Moggi e Bettega? E’ l’antijuventinismo  patologico che gioiva per la sconfitta con il Brescia di Cosmi e le vittorie del Napoli di Reja. Ed era il 2007 e la Juventus faceva forse solo paura a se stessa. Bisognerebbe ricordarle certe cose presidente. Per questo consiglio sin da ora di non parlare con l’ex allenatore che è andato in Inghilterra. Il processo penale a Cremona, per quelle storie, non è mai entrato nel vivo. Si sonnecchia aspettando decisioni e rinvii. Quindi poca fiducia.

 

Se dovesse arrivare la sua squalifica, l’inibizione senza perché, cosa bisognerà pensare? Chiederanno 18 mesi, dicono, per ottenerne la metà o quasi. Una stagione. Le vogliono far male. Per quello che ha vinto, presidente, e per quel che lei rappresenta. E’ un fatto.

Per questo le chiedo pazienza se mi vedrà in via del Seminario, a Roma, nel caldo di maggio, con una sciarpa bianconera.

Non fuori posto, ma pronto a tutto.