La favola mediatica dell’agguato Juve a Conte

di Milena Trecarichi |

In questi giorni circola una favola: un agguato juventino ad Antonio Conte, una trappola bianconera premeditata, uno Stadium traboccante di giocatori juventini che insultano la panchina interista per due ore, Paratici che minaccia lesioni ad Oriali e Agnelli che insulta senza essere provocato. Il punto è che questa “favola” è sulle prime pagine dei giornali sportivi.

Quanto è sottile la linea tra il racconto dei fatti e la “trappola” della faziosità anti-juventina?

E’ una domanda da porre alle storiche testate nostrane. Nessuno pretende un trattamento di favore per la Juventus, ma è lecito e doveroso aspettarsi oggettività nella narrazione delle vicende legate al calcio.

L’eccesso di zelo, la passione e la fantasia unilaterale nel narrare le dinamiche che coinvolgono alcune squadre rispetto ad altre, o meglio ancora, nel fornire la “versione dei fatti”, oppure nel pronunciare sentenze in una sorta di tribunale mediatico non finisce mai di lasciare di stucco.

Nella narrazione dell’alterco Conte-Agnelli, la sottile linea mediatica è stata ampiamente travalicata, sconfinando in toni e termini gravi, fuori luogo, senza centrare minimamente il punto della questione. Se nel racconto dello show Ibra-Lukaku c’era l’esaltazione del “match del secolo” col richiamo ad “abbassare i toni” ora c’è una versione distorta e unidirezionale della vicenda.

1. La diatriba Conte-Agnelli non ha nulla a che fare con la rivalità Juve-Inter, trattasi di dissapori passati, mai risolti tra i diretti interessati, ritrovatisi vicini come paglia e fuoco e così è divampato l’incendio.

2. La fantomatica narrazione dei fatti “lato Inter riportata dalla (solita) Gazzetta dello Sport ed altri quotidiani importanti è grave per i toni e i termini utilizzati. Non per i virgolettati riportati (“pagliaccio” “co**ione”, etc.) che potevano essere censurati, per una questione di stile, termine abusato e mai rispettato. Il riferimento va ai termini da guerrilla terroristica: trappola, agguato premeditato, parole che hanno un peso e non possono essere scritte a cuor leggero, per descrivere uno dei tanti botta e risposta su un campo o sugli spalti di uno stadio. Per un giornalista dosare e filtrare le parole dovrebbe essere la normalità, ma ormai la ricerca del sensazionalismo, del carnefice, ha fatto perdere l’ultimo barlume di lucidità.

3. STILE JUVE, termine di cui si continua ad abusare nel momento in cui fa comodo. Conte è solo un “provocatore”, Agnelli invece ha “poco stile”. Eppure il Presidente difese Conte a più riprese (caso scomessopoli, casto stella allo Stadium e petizioni dei tifosi), sempre con stile e fermezza. L’altra sera, sbagliando nel rispondere ai gestacci subiti si è dimostrato umano, troppo umano e meno algido del solito.

4. La paternale sullo stile, il processo mediatico, per la risposta sgradevole ad un gesto altrettanto sgradevole ci può stare se accompagnata dalla coerenza. Al contrario si leggono giustificazioni ed attenuanti per Conte (ed Oriali) che in ogni gara non vinta si dimostrano niente affatto “rispettosi” del lavoro arbitrale. Ora tutto è rimosso, col povero Conte vittima di un agguato, di una trappola, UN’IMBOSCATA!

5. Nella disparità del racconto si procede anche per ricostruzioni tecnico-giuridiche: il quarto uomo avrebbe registrato i presunti insulti (per nulla presunti nel racconto dei quotidiani) degli juventini, al contrario invece il gesto palese, evidente, di Conte non potrebbe essere utilizzato, perché “video juventino”, “immagini di parte”. No comment…

La chiosa è sempre la stessa: inviti ad abbassare i toni, ad evitare cadute di stile, a dare un’immagine positiva del nostro calcio e proclami all’imparzialità e poi, il solito racconto scientemente indirizzato, con titoli, frasi, ricostruzioni, immagini e sentenze mediatiche.

E’ la solita macchina da guerra anti-juve, dal primo giornale sportivo italiano al vicedirettore con delega per il calcio della Rai.