Analisi Tattica / Genoa-Juve: Higuain vitale per risalite e sponde

di Jacopo Azzolini |

Higuain

Nonostante un avvio schock che ha ricordato quello della passata stagione, la Juve riesce a recuperare abbastanza presto la partita e a superare il Genoa con addirittura due gol di scarto.

 

COSA LA JUVE HA SOFFERTO

 

Priva di grandi qualità offensive e di palleggiatori validi, il Genoa non sa rivelarsi praticamente efficace in situazioni di possesso prolungato. Quindi, per rendersi pericoloso e risalire il campo, appena ottiene palla cerca subito di verticalizzare verso la prima punta. Anche dalle retrovie, come nell’azione che ha dato il via alla seconda rete.

 

Galabinov è stato protagonista indiscusso della prima frazione, vincendo praticamente ogni duello con un Rugani in grossissimo affanno: raramente la Juve è riuscita a schermare efficacemente le linee di passaggio, con l’attaccante bulgaro che è stato quindi trovato con grande facilità. Appena ricevuta palla, Galabinov serviva immediatamente o Taarabt o Pandev, i quali o puntavano direttamente la porta, o consentivano alla squadra di alzare il baricentro e portare uomini alle spalle delle linee bianconere.

 

Queste situazioni in campo aperto sono state sofferte tantissimo dalla Juve (ne abbiamo parlato anche qui), che ha dimostrato di non saper ancora gestire perfettamente contesti di questo tipo, soprattutto a causa di un centrocampo molto lento a rientrare.

In generale, un Genoa privo di molte soluzioni offensive ha creato tantissimo sostanzialmente con lo stesso tipo di giocata.

 

HIGUAIN VITALE PER CREARE SPAZI

 

Quindi, dopo i primi 8′, la Juve ha dovuto provare a scardinare l’asfissiante sistema di marcature a tutto campo dei ragazzi di Juric. Una delle più costanti è stata quella di Miguel Veloso, che ha spesso avanzato molto la propria posizione per andare in pressione su Pjanic, anche quando il bosniaco si abbassava tra Rugani e Chiellini per applicare la Salida Lavolpiana.

 

 

Non è stato facile superare il (basso) 5-4-1 genoano: né sulle vie esterne, né per vie centrali. Quando la Juve è riuscita ad andare sul fondo si è risolto il match (vedasi rigore del 2-2), ma un Sandro opaco e un Cuadrado costantemente braccato da un Laxalt in grande spolvero non sempre sono stati precisi.

 

Si è visto quindi tanto movimento senza palla in avanti, per portare via l’uomo e creare spazio tra le linee, con elevati interscambi tra punte e ali: basti pensare a Cuadrado e Dybala, con l’argentino che spesso agiva più largo ed il colombiano che, di contro, ricopriva posizioni più interne.

La Juve si è appoggiata tantissimo su Higuain: nonostante alcuni palloni persi, il Pipita si è rivelato vitale per la risalita del campo, venendo incontro per portare via il difensore e verticalizzando perfettamente per l’inserimento del compagno alle sue spalle.

 

Pure nella ripresa, l’ex Napoli ha mantenuto un’ottima condizione fisica, muovendosi quasi a tutto campo e aiutando persino nella riconquista della palla. La sua Heat Map dimostra quanto si sia rivelato determinante nella trequarti rivale, agendo a tratti anche da rifinitore e giocatore di raccordo. Ciò, in un certo senso, ha anche aiutato Dybala (e la sfida della Juve 2017-2018 sarà proprio l’essere meno Joya-dipendente in avanti).

 

Higuain genoa

 

Ovviamente, con l’inserimento di Douglas Costa, si spera in futuro di vederlo agire maggiormente a ridosso dell’area di rigore.

 

LA JUVE SI BLINDA E GESTISCE

 

Nella ripresa, il Genoa è calato fisicamente soprattutto dal punto di vista fisico, non riuscendo più né a ribaltare l’azione né a servire adeguatamente Galabinov. Molteplici i palloni persi della formazione ligure, con la Juve più reattiva nella riconquista del possesso.

 

La spettacolare azione del 3-2 manifesta a pieno la lucidità e la pazienza dimostrata dai bianconeri contro un Genoa sempre più alle corde. Nel finale, con l’ingresso di Barzagli e Matuidi, la Juve ha blindato il 442.

 

Juric, per dare più soluzioni a una squadra alla corde, ha inserito Lapadula per avere un punto di riferimento in avanti. Tuttavia, negando la profondità, le linee bianconere non hanno concesso praticamente nulla. Anzi, si è vista una gestione della palla piuttosto brillante, e va segnalato lo strepitoso impatto di Bentancur sulla gara.

Per quanto invece l’ex Psg abbia sulla carta altre caratteristiche, Matuidi ha aiutato con precisione i compagni nel giro palla, portando pure quelle giocate “da break” non proprio nelle corde di Khedira. In questo modo, il francese ha portato un’aggressione più dinamica e dato il via a rapidi contrattacchi, oltre a coprire meglio il campo.

 

Nei minuti di recupero, la sgroppata di Mandzukic che ha portato all’ultimo gol di Dybala ha espresso al meglio la buona condizione fisica con cui la Juventus ha chiuso la partita, un po’ come successo contro la Lazio in Supercoppa (nonostante la beffa finale).

Quindi, al netto di alcune cose da registrare soprattutto in fase di non possesso, la squadra di Allegri ha rimontato con relativa facilità una gara che si era messa su binari estremamente negativi. Per quanto ad agosto sia un errore eccedere coi giudizi perentori, questi sono senza dubbio segnali già significativi per quanto riguarda i valori di forza.