Nuovo accordo Jeep-Juve: non è un aiuto, ma un investimento in linea col mercato

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Rodolfo Eugenio Lollini

Oggi mi avventurerò in un’impresa che il grande Oscar Wilde sconsigliava con questo aforismo: “Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza”. Mi riferisco ai commenti in web a seguito del recente rinnovo della sponsorizzazione Jeep sulle maglie bianconere, ben descritto su queste colonne nel pezzo di Leonardo Dorini

Tra le reazioni postate sul profilo Facebook di un noto giornale sportivo milanese (definito dai più superpartes, mentre invece gli altri sono organi d’informazione delle altre squadre e già qui mi viene da ridere) ne leggo un numero esagerato tutte orientate nello stesso senso.

In pratica si tratterebbe di un’operazione al limite della legalità, anzi oltre, messa a punto dai fiancheggiatori di quella organizzazione criminale con sede a Torino che come attività di copertura sarebbe nominalmente una società calcistica. Praticamente un regalo completamente fuori mercato al cugino scemo, incapace di tenere i conti a posto. Vi assicuro che non sto esagerando nel riassunto.

Quindi la sponsorizzazione sarebbe illegale in quanto praticata dalla casa madre rispetto ad una controllata. Come se i Consigli di Amministrazione funzionassero come in Corea del Nord. A parte che se penso a sponsorizzazioni del passato come Pirelli o Retequattro faccio fatica a capire.

Fuori mercato? Si, se il beneficiario si trovasse al 20mo posto del ranking UEFA come il Napoli oppure al 25mo e al 54mo come le due società milanesi. Però la Juventus è al terzo posto e dunque il benchmarking va fatto con le prime dieci in Europa, scoprendo due aspetti.

Il primo è che oltre le prime due, anche con questo aggiornamento altre società hanno maggiori introiti dallo sponsor generalista.

Il secondo è che lo sponsor tecnico Adidas riconosce un analogo importo. Anche se sono sicuro che ci sarà qualche fenomeno pronto a fornire un diagramma che fa vedere come l’Adidas sia di proprietà della famiglia Agnelli. Simile a quello che “dimostra” come dalla Juve si arriva al controllo della Federazione tramite una sponsorizzazione FCA…

Controllo che peraltro funziona malino visto la posizione della FIGC nei rispetti del collegio CONI che doveva esaminare il ricorso del Napoli. Altro che difesa della Juve, non hanno nemmeno difeso i propri organi di giustizia sportiva. Ma forse non potevano spostarsi e causa della pandemia.

Concludo con il “nostro” presidente. Lo scemo di famiglia. Tanto scemo che da una situazione disastrosa ha portato a nove scudetti consecutivi ed al ranking europeo di cui abbiamo parlato. Che ha triplicato il fatturato. Che per certo periodo ha fatto si che le azioni Juventus fossero addirittura inseriste tra le blue chip alla Borsa di Milano. A cui sono stati conferiti diversi premi. Beh, ma saranno stati tutti organizzati dai suoi amici. Come i pazzi che l’hanno eletto presidente ECA, successore di KH Rummenigge. Che se dipendesse solo da lui avrebbe di certo già raddrizzato la redditività della serie A, trasformandola in una lega economicamente sana, sul modello della NBA. Ma purtroppo deve fare i conti con chi marca visita alle partite con il certificato ASL, minacciando con questo precedente di far chiudere tutto. Oppure si scanna sui diritti televisivi senza un minimo di progettualità e visione a medio/lungo termine.

Ma andate a spiegarlo Voi a quelli là. Anzi, non provateci nemmeno, suggerirebbe Oscar Wilde.


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