A CALDO/ Udinese-Juventus 0-4: Magari fosse sempre così

di Davide Terruzzi |

Questo è un pezzo freddo. Non a caldo. Giusto ringraziare la Juventus per avermi permesso di preparare questo commento della gara con l’Udinese con maggiore calma e tranquillità riuscendo anche a sbirciare l’andamento delle altre squadre impegnate in questa domenica pomeriggio che regala alla formazione di Allegri il secondo posto in solitaria. Le pagine dei giornali, i servizi televisivi della settimana che sta per iniziare saranno tutti sul duello tra Napoli e Juventus – e magicamente ci sarà una lotta anche sul mercato per qualche obiettivo comune -, le due autentiche protagoniste di questa fase del campionato.

Una squadra che vince dieci partite consecutive sta ovviamente facendo qualcosa di straordinario. Spesso, anche nella sfida con la Sampdoria, abbiamo chiesto qualcosa di più, perché ci rendiamo conto – almeno per me è così – che il potenziale della Juventus è maggiore di quello finora mostrato. Ha ragione Allegri quando fissa come obiettivo dei prossimi mesi, traguardo strategico anche a medio-lungo respiro, quello di migliorare tecnicamente, tatticamente per competere con le migliori squadre continentali: guai ad accontentarsi del nostro giardino italiano.

La Serie A, lo abbiamo detto e scritto più volte, sta diventando sempre più simile alla Bundesliga. C’è una formazione che è superiore alle altre e se non dovesse essere lei a vincere si ha l’impressione che possa vincere quasi chiunque. Non tutte le partite possono essere come quelle con l’Udinese (come non potevano essere come quella d’andata), gare nelle quali la strada diventa in discesa sin da subito. Della trasferta di Udine porterei dietro qualche impressione: gli inserimenti dei centrocampisti stanno diventando sempre più costanti, la ricerca dell’uomo tra le linee più continua, semplice e fluida, Mandzukic come prima punta è di una categoria superiore a Morata. Il buon Alvaro – e lo scopo del cazzeggio alias garbage time della ripresa era far segnare lui – pur di non dimostrare di non essere ossessionato dal gol, e lo è come tutte le punte quando non si riesce a trovare la rete, diventa anche generoso e rifiuta tiri che dovrebbe prendersi. Il croato è una prima punta, riempie l’area, gioca di sponda, si muove in profondità, mentre lo spagnolo è qualcosa di diverso, più un attaccante esterno.

Non si può non parlare di Asamoah, giocatore che è clamorosamente mancato in questo anno. La mia opinione estiva era quella di acquistare un centrocampista tecnico e di possesso, ma commettevo l’errore di ragionare in base alla mia idea di gioco: nella concezione di Allegri, invece, uno come lui è perfettamente adeguato alla situazione grazie ai suoi passaggi puliti e semplici, la sostanza in mezzo al campo, il dinamismo e gli inserimenti senza palla. Ottima l’intesa con Alex Sandro, notevoli gli scambi di posizione tra i due. Ultima menzione dedicata a Rugani: partito malino, quasi timido, con la paura di sbagliare, si è poi sciolto. Più gioca, più prende tranquillità.

Complimenti, e chiudo davvero, all’Udinese per il nuovo stadio. Un progetto non rimasto un plastico o un rendering grafico ma diventato realtà, un impianto pensato per la gente. Ne abbiamo bisogno in Italia. E lo sappiamo bene.