A CALDO / Juventus-Fiorentina 3-1: l'abitudine a vincere

di Davide Terruzzi |

Il bivio della stagione? Ogni campionato vive dei momenti decisivi. La Juventus sta attraversando un periodo d’oro a livello di risultati. Con la Fiorentina si è sentita tutta la maturità, l’esperienza, l’abitudine a vincere di una squadra e di un intero ambiente che hanno il grosso merito di non essere andati in depressione nel momento più nero. Quella di Allegri ora è una formazione che non si scompone. E’ consapevole della propria forza, della propria qualità, è ritornata molto umile. Non molla. Lotta. Davvero fino alla fine. Gli uomini di Paulo Sousa sono rimasti incompiuti, inespressi, quasi non pervenuti: l’inizio forte – come a Milano, come capita spesso – non è servito perché la Juve ha subito ritrovato il gol sfruttando il lato debole. Anche il secondo gol arriva sfruttando una deficienza della Fiorentina: le transizioni negative con entrambi gli esterni sopra la linea della palla e il trio difensivo chiamato a correre dei rischi. La Juventus ha anche il grande merito di aver fatto giocare male l’avversario. Questo è tipico delle formazioni che contano. Può piacere o non piacere come gioca attualmente la squadra di Allegri ma non si può negare che sia ritornata a essere una in grado di praticare il proprio calcio. Poi le partite sono strane: Pogba, che non ha propriamente disputato un grandissimo match se giudicato nella sua globalità, ha sfornato due giocate decisive, l’ultima quando contava. Così come Mandzukic. E questa è l’essenza del vero centravanti: segna, è presente in area, è una grossa minaccia. Morata, per me, è più forte, Mandzukic ora è decisivo. Vedersi arrivare dietro la Juventus, in maniera prepotente e meritata, non è mai quello che le altre formazioni del nostro campionato possono augurarsi. Sei vittorie consecutive, la Roma superata, il quarto posto. La strada è questa. Il carattere è quello da Juve. La fame è quella da squadra che vuole vincere. Continuare: fino alla fine.