A caldo: la Juve suona la solita musica e si prende la finale

juventus atalanta

Forse era prevedibile. Sarebbe bastato dare uno sguardo all’orario del match, e alle infauste previsioni meteo, per immaginarsi una Juventus in versione “feriale”. Niente abito da serata di gala, niente lustrini. Vestiti casual ed entusiasmo ridotto all’osso, per un mercoledì pomeriggio “in ufficio”, a tratti persino dai contorni apatici, di certo uno di quelli che non passeranno alla storia del calcio e di ‘Madama’. Non necessariamente un male, però, se limitiamo la nostra analisi alla gara odienra, visto che la Juventus, con il minimo sforzo, batte di nuovo un’Atalanta gagliarda (copiaincollando l’1-0 di Bergamo), e prenota il biglietto per l’ennesima finale di Coppa Italia. Una prestazione meno incoraggiante, forse, in ottica futuro prossimo. Pochi acuti, quasi tutti ascrivibili ad un Douglas Costa cattedratico, all’interno di uno spartito complessivo estremamente piatto (tipico dell’incontro medio della poco coinvolgente Coppa nazionale), senza vibrazioni di qualsivoglia sorta, in grado di scuotere la partita dal plateau di torpore su cui si è stabilizzata sin dai primi minuti, e, soprattutto, mandare al tappeto la banda di Gasperini, in piena corsa qualificazione sino a dieci dalla fine, e ad un passo dal riaprire del tutto la contesa con il palo clamoroso di Papu Gomez quasi da centrocampo. Ottanta minuti (prima che il generoso rigore di Pjanic sistemasse i conti) test vero per Matuidi e Lichtsteiner, due che vedremo nel salotto buono di Wembley. Il francese e lo svizzero hanno superato la parte scritta del compito, senza brillare, ma ora li aspetta la tagliola dell’orale, rappresentata dalla esplosiva trasferta dell’Olimpico (che definirà anche lo stato d’animo con cui i bianconeri si accingeranno a volare su Londra). Pochi minuti, invece, per Paulo Dybala, che, a sette giorni dalla gara più importante della stagione, pare sia ancora lontano dal grado di fitness sperato e desiderato, ma, al tempo stesso, abbia ritrovato la Joya di giocare e suonare spartiti onirici, proprio come nel memorabile finale d’estate 2017.