A CALDO/ Il ripetibile Cuadrado

di Vincenzo Ricchiuti |

Quando Lotito disse che di Carpi e Frosinone se ne poteva fare a meno per la tranquillità di tutti, disse la verità. Col Frosinone Allegri schiera i migliori. Eccetto Khedira, ci sono tutti e soprattutto sin dall’inizio c’è l’intera meglio gioventù. In campo cioè tutti i tecnici. Sandro, Cuadrado, Pogba, Dybala, Morata. E dall’inizio. C’è curiosità per l’accoppiata Sandro-Cuadrado sin dall’inizio. Non è una novità. Erano stati schierati insieme dal primo minuto già col Borussia, Sassuolo, e ironico col Frosinone all’andata. Risultato, nessuno se li ricordava. Si ripropongono un po’ per turn over visto che Evra è fuori e molto perché oramai Cuadrado è divenuto inamovibile. Dopo la prestazione, più che per l’invenzione da cui il goal, di mercoledì. Non si può rinunciare a uno così concreto. In Italia fare giocare uno che riesce sistematicamente a saltare l’uomo, a tener palla e al momento giusto rompere il ritmo delle partita facendosi fischiare fallo a favore è basilare. Più che i dribbling servono proprio questi qui, i running back. E vista l’aria da Super Bowl è lo spirito western del mangia terra Cuadrado a farci vincere una gara complicatina. In Italia schierare la formazione migliore o almeno pregna dei cosiddetti migliori per la critica serve relativamente. Come dice Allegri, gare così o sblocchi subito e l’occasione s’è avuta con Sturaro. E soprattutto Morata, penoso oggi proprio da provare una gran pena per lui e i suoi fans (anch’io). O le sfanghi sbloccando il risultato e poi amen, aspetti che Ciofani o carciofi o pinco o il sindaco di Frosinone faccia ridere con qualche pressing alla ciociara senza qualità. Per poi punirlo divinamente in contropiede. Oppure so’cazzi. Perché cominciano a giocare sulla linea di porta, fanno il fortino, se acchiappano un pupo come Morata si divertono eccome. Specie se il pupo gioca a nascondarella dietro il difensore, non è tosto di fisico come dovrebbe e poi si sfoga nelle reazioni di frustrazione da scervellato. Quelle cose che prima le buschi in campo dal difensore locale, poi dall’arbitro col rosso, poi dal fratello del difensore locale nel tunnel degli spogliatoi ed infine sacrosanto dal tuo allenatore. Morata è bravo ma ci vuol Zaza. Che al netto delle sue guasconate almeno non corre il rischio di fare la checca isterica. Altrimenti chi, usare il mezzo attaccante per fare da sponda al sempre ottimo Dybala non è cosa e Pereyra oggi a Frosinone l’ha dimostrato. Bisogna tornare ad avere il centravanti ed il Fortepelato va rimesso al più presto. Anche in camicia di forza. Tornando alla gara, nulla da segnalare all’allenatore. Che schierava la formazione perfetta e s’aspettava meno sofferenza. Che c’è stata uguale. Un po’ la ripetizione del Genoa, con meno fatica, stesso Cuadrado, meno braccino, s’è alzato anche il ritmo vero specie all’inizio del secondo tempo. Però tanta prevedibilità. Tantissima imprecisione tecnica. Mi diceva l’amico Antonio, c’è l’analisi della prestazione e il giudizio tecnico. Per me son cose uguali: la prestazione la giudico dal fatto tecnico. Se coso mi sbaglia lo stop, prestazione sbagliata. Se coso mi sbercia la conclusione, prestazione sberciata. E’ il credo di Allegri che da allenatore anti allenatore giudica le partite la sommatoria di cosa ti combina un uomo e le sue appendici. Portate all’azione, educate ai fondamentali. Dotate di talento, misurabili in campo. Non nel ricordarsi lo schema, cosa astratta e da poltrone, quanto nel ricordarsi come si fa col pallone, cosa banale quanto vitale. Gara senza storia, l’undici frusinate ha avuto una sola occasione e casuale, poteva uscirne un gran goal ma è tipico della provincia avere almeno una sana occasione di sberleffo frustrato. La provincia non è mai del tutto zero. Almeno fa uno, sennò la metropoli vince sul niente.