A caldo dopo Juventus-Manchester City: il caso Mandzukic

di Giulio Gori |

La Juventus si siede alla cena di gala e vince contro una prima della classe, qualificandosi agli ottavi di Champions con un turno di anticipo. Il Manchester City, per organizzazione e fluidità di gioco, non è un Barcellona né un Bayern, ma dal punto di vista del talento dei singoli rappresenta un banco di prova di altissimo livello. La Juventus batte gli inglesi, si riprende la prima posizione in classifica nel girone e continua il periodo di risultati positivi, dopo le tre vittorie consecutive in campionato. Ma i problemi di gioco dei bianconeri ancora non sono superati.

Di buone notizie ce ne sono molte. La difesa, quando ha il baricentro alto, si comporta con dei sincronismi consolidati che la rendono – in questo frangente – la migliore sul panorama europeo. Diverso il discorso quando la squadra viene schiacciata. Qualche difetto nell’assegnazione delle marcature, con quel vizietto di stare davanti e non addosso all’attaccante, rimane. E il City, non avendo punte di peso, ha avuto buon gioco quando è riuscito a portare Touré in mezzo all’area. Ma nel complesso, il reparto arretrato è la cosa migliore che la Juve possa sfoggiare. Marchisio, da parte sua, è fondamentale nella sua capacità costante di accorciare sul portatore di palla per offrirgli una soluzione facile di passaggio. In miglioramento anche Sturaro che, pur con i suoi limiti tecnici noti, dimostra di avere una garra notevole e buone capacità di recupero. Bene gli esterni, con Sandro sempre più in palla, al terzo assist in poche settimane. Ma la nota migliore è Paul Pogba, sempre meno «protagonista», sempre più utile: ma è proprio la sua galoppata in occasione del gol a testimoniare che qualcosa non va nella fase di costruzione di gioco.

Le punte hanno fatto una buona partita, Mandzukic forse la sua migliore. Ma continua a cercare sempre la profondità e a sistemarsi alle spalle del proprio marcatore (facendosi quindi spesso anticipare), quando invece dovrebbe servire da appoggio alla transizione offensiva della squadra. È questo il limite più grosso emerso dalla Juventus di stasera. La necessità di salire palla al piede, perché le verticalizzazioni verso le punte finiscono troppo spesso col pallone perso. Persino Dybala riesce a proteggere e riciclare più palloni di un colosso come Mandzukic. E non è una questione di caratteristiche, ma di atteggiamento. Ma il vero punto è che Allegri, con la sua scelta di formazione, dimostra di non voler rinunciare a un centravanti classico: quando Dybala non giocava molto, il problema non era lui, ma il fatto che Allegri riteneva Morata più in forma. Ora che l’argentino è in palla, è Morata a sedersi in panchina. Mandzukic (o, in sua vece, Zaza) resta un punto fermo. Scelta che finirà per far discutere, soprattutto in virtù del fatto che la qualità tecnica del duo Morata-Dybala è molto più alta di quella degli altri due attaccanti.