A CALDISSIMO / Juventus-Brescia 2-0. Tre punti e quella sensazione di “vorrei ma non posso”

di Giuseppe Gariffo |

La Juventus regola in casa il Brescia in una partita che forse “non esiste”, direbbe Luca Momblano, ma certamente “conta” e tanto. Perchè mai come in questo momento, dopo sconfitte ravvicinate e prestazioni negative, tre punti in casa contro le “rondinelle” erano l’unico esito accettabile.

Il primo tempo è soporifero, con una novità assoluta. In questi anni avevamo visto fischi dello Stadium per i singoli, da Giovinco ad Hernanes fino a Khedira. Ma quelli alla squadra sono pressoché un inedito, che matura dopo un tentativo di pasticcio Bonucci-Rugani ed una palla orizzontale di Bentancur che meritava sorte migliore (per il Brescia).

Ma sono fischi che sublimano una prima frazione nella quale, dato ormai frequente, la Juve tiene palla ma non tira in porta e gli avversari si, anche se si chiamano Brescia. Poi la follia di Aye ed il mancino from Laguna Larga (“impossibile da non amare” dice il commentatore Sky) cambiano l’inerzia e la storia, ma non le domande sul senso compiuto, se mai ci sarà, di questa squadra.

Perchè nel secondo tempo il leitmotiv è lo stesso. Dominio territoriale e quella sensazione di “vorrei ma non posso”. Palla a noi, triangoli stretti, ma siamo sempre lì, al limite. Contro, un avversario zeppo di assenze, in 10 e già di suo non irresistibile. Si crea qualche palla gol in più, come naturale. Perfino una perla: quella palla telecomandata del Pipita a Dybala che il petto di Bjarnason impedisce diventi un eurogol. Ma i ritmi sono da sbadiglio, e fino al 74′, quando Cuadrado la chiude, il derelitto Brescia senza Tonali, Torregrossa, in 10 e con il terzo portiere tra i pali, resta in partita all’Allianz Stadium. L’infortunio lampo, e forse serio, di Pjanic pochi secondi dopo l’ingresso in campo è benzina sul fuoco. Certo ci sono anche i segnali positivi: Bentancur in continua crescita e Cuadrado atleticamente in palla, su tutti.

Ma “la scintilla” deve ancora scoccare, e più che mai sembra indispensabile. In vista della ripresa della Champions e della sfida del 1° Marzo contro l’Inter, occorre qualcosa che sparigli le carte, che restituisca a questa squadra quella “ferocia” spesso evocata dal suo allenatore ma raramente mostrata in campo.

Quale potrebbe essere questa scintilla? Ai posteri la sentenza, ma il boato dello Stadium all’ingresso in campo di Giorgio Chiellini un’indicazione ce la dà.