LE CLASSIFICHE DI WILLY – Top 7 mancini Juventus

di Willy Signori |

Eh no che non siamo tutti mancini, nel senso che intende De Paola, ma quando troviamo uno che col piede sinistro è in grado di spegnere la luce e farci sognare… l’amore scatta all’istante.
E se invece di uno ne trovassimo due (leggi Paulo e Simone)?
Beh allora urge il classificone:
Giocatori (i miei preferiti) che hanno vestito la maglia della Juventus dall’inconfondibile segno particolare, piede preferito: sinistro.

1) Fabrizio Ravanelli

La classe operaia va in paradiso, perché Ravanelli è l’operario non specializzato del pallone.
Gran fisico ma piede ruvido (ad inizio carriera oserei dire “fucilato”), tecnica grossolana migliorata con la testardaggine e l’impegno nei campi di serie C fino a diventare un cecchino.
Parte panchinaro nella Juve di Lippi, che sfancula platealmente con schiettezza contadina una fredda serata padovana, quando entra e segna il gol vittoria di una partita complicata: da allora diventa titolare fisso.
L’emblema della sua tenacia è l’ultimo gol (e più importante) realizzato per la Juventus, quello a Roma in finale di CL: si butta in mezzo a difensore e portiere che pasticciano e da posizione impossibile segna, col piede opposto, il destro!
Col mancino invece era in grado di realizzare gol come questo (simile al movimento che fa Zaza contro la Lazio) nel giorno della ri-conquista dello scudetto dopo 9 anni di disperato digiuno.

2) Liam Brady

C’è del Liam Brady in ognuno di noi, perché anche quando sai fare una cosa bene alla fine scopri sempre che c’è qualcuno che la sa fare meglio di te.
Questo è Liam Brady: irlandese, mancino, numero 10, fantasista, confezionatore di assist al millimetro, adattatosi al calcio italiano in tempi record, capace di gol come questo nel derby del 1982.

Una vita da sogno, che finisce bruscamente a 3 giornate dalla fine del campionato 1981-82: la Juve gli comunica che c’è un francese coi capelli ricci che sa fare le cose meglio di lui e prenderà il suo posto dalla stagione successiva: si chiama Michel e ha parenti piemontesi, fine della storia.
Dall’anno dopo si va sulla riviera ligure, sponda blucerchiata, non prima però di aver segnato il gol decisivo per lo scudetto, all’ultima giornata, a Catanzaro su rigore.

3) Enrique Omar Sivori

Chi come me è nato dopo il suo ritiro (quasi 50 anni fa) ha visto qualche immagine, l’ha visto invecchiato in qualche bislacco processo del Lunedì accanto a Maurizio Mosca, ricorda forse una sua collaborazione con la Gialappa’s, sa dei suoi 135 gol in 215 partite bianconere.
Chi l’ha visto invece, l’ha descritto come uno in grado di farti amare il calcio oltre al colore delle maglie, una specie di Roberto Baggio nato 30 anni prima.
Dribblomane, provocatore dai calzettoni bassi e stinchi levigati dai calci, tanti, ricevuti.
Ma soprattutto classe immensa, piede sinistro e gol da qualsiasi posizione, del campo e non solo: in aria, in piedi o sdraiato per terra.

 4) Antonio Cabrini

È un predestinato Cabrini, un attaccante mancato e questo particolare lo rende un terzino moderno: sfrutta la sua capacità offensiva giocando in difesa, come Knopfler suona la chitarra da destro pur essendo mancino: un mix fantastico.
La Juve lo paga 700 mln nel 1976 e lo fa esordire subito, da allora sarà titolare per 13 anni, vincendo tutto quello che un giocatore può vincere.
Realizza 52 gol in 440 partite.
A quei tempi la Juve aveva in rosa due giocatori che sapevano calciare straordinariamente le punizioni; l’altro era Platini.

5) Beniamino Vignola

Viene acquistato dal Verona nel 1983-84, stagione storica della doppietta campionato – coppa delle coppe per fare il vice Platinì ma a Basilea in finale, il 16 maggio ’83 decide di fare il Platinì… con questo gol…

Protagonista della serata confeziona pure l’assist per il gol vittoria di Boniek e finiti i festeggiamenti da una rassettata agli spogliatoi dello stadio.

6) Luigi De Agostini

Arriva alla Juve nel 1987, nel ’90 vince Coppa Uefa e Coppa Italia.
La stagione successiva sbaglia a Firenze il calcio di rigore che Baggio si rifiuta di tirare.
“Appendi le scarpe al chiodo, appendile! Perche’ il viale del tramonto si percorre a piedi nudi. Appendile, campione, e lasciaci una buona immagine di te.” Cantava Elio…
De Agostini lo fa, ci lascia una buona immagine segnando questo gol contro il Napoli nella sua ultima stagione in bianconero:

7) Giancarlo Marocchi

Di mestiere centrocampista, arriva alla Juve via Bologna e ci rimane 8 anni.
Soprattutto all’inizio gioca in alcune delle Juventus più scarse di sempre, ai suoi tempi gli avversari non si scansavano quando vedevano bianconero come invece fanno oggi, dice Giancarlo (che le 2 cose siano collegate…?) ma poi ha la fortuna di far parte della Juve della rinascita, quella di Lippi, ovviamente come comprimario.
Di qualità però, col mancino non se la cavava male per niente.