7 appunti sul settimo Scudetto

di Federica Zicchiero |

1. Il sollievo. Alzi la mano chi non ne ha provato almeno un po’ al fischio finale di Juve-Roma. Si è concluso un campionato faticoso e per molti versi estenuante. Fisicamente faticoso per i nostri, che se la sono giocata per tutto l’anno contro un bel Napoli, a cui va il merito di aver tenuto vivo il campionato (quasi) fino alla fine. Mentalmente estenuante – per loro e per noi tifosi – per la quantità di polemiche pretestuose, fake news, fango riversato settimanalmente contro la Juve. Ma ormai ci siamo abituati: molti tifosi, giornalisti e addetti ai lavori non ammetteranno mai il valore delle nostre vittorie.

2. La gioia. Giusto, quindi, festeggiare ancora di più e goderci questo settimo titolo di fila come se fosse il primo. Alla faccia di chi dice “ormai vincere lo Scudetto vi annoia”. Tutt’altro, lo juventino sa che le vittorie non annoiano mai. Altrimenti meglio darsi al ramino. Sabato stringiamoci ai nostri eroi, celebriamoli, salutiamo chi parte e diciamo arrivederci ad agosto a chi resta. Rendiamo onore ai 5 uomini che hanno vinto i 7 Scudetti consecutivi, e a tutti gli altri che si sono aggiunti al gruppo nel corso degli anni. Salutiamo con amore e riconoscenza Gigi Buffon per i tanti record inanellati a Torino, per le parate salvifiche, per le parole da Capitano, per l’amore che ha avuto e sempre avrà per questa maglia. Sabato sarà la nostra festa e non ce la faremo rovinare da polemiche e bufale.

3. La forza dei singoli. Sulla carta, l’estate scorsa, la rosa della Juve 2017-18 sembrava destinata a riconfermare il proprio dominio in Italia senza troppi patemi. Così non è stato. Dopo una partenza a razzo, con valanghe di goal, per molti mesi la Juve è sembrata giocare col freno a mano tirato. Spesso l’impressione era quella di una squadra trattenuta, che non stava dispiegando tutto il suo potenziale. Ma quando invece questo succedeva, anche solo per una manciata di minuti a partita, c’era da rimanerne incantati: grande era la nostra meraviglia, e grande anche il rammarico per non averla vista così per tutto l’arco della stagione. Penso ai pochi minuti che hanno sconvolto Wembley e San Siro, penso alla partita di ritorno con il Real. La Juve 2017-2018 è stata una squadra con qualche difficoltà di troppo a imporre il proprio gioco, ma che ha potuto contare su singoli devastanti: tutti, alternativamente, hanno saputo prendere per mano la Juve e mettere il proprio mattoncino per la conquista del tricolore e della Coppa Italia. Dybala con 22 goal e giocate spettacolari, Higuaín con reti pesantissime, Costa con dribbling e cross determinanti proprio quando il calo fisico dei compagni si faceva evidente, Khedira con 9 reti e 3 assist (record personale in carriera), Cuadrado con il suo fertile caos, Bernardeschi con assist e reti preziose. E poi Buffon, che dà l’addio al calcio con due trofei e la certezza di lasciare la Juve in ottime mani, Chiellini che con la sua tenacia ha guidato la difesa dopo la partenza di Bonucci, Benatia che ha difeso e segnato. Tutti gli uomini chiave hanno dato il loro apporto.

4. L’orgoglio. Dopo il sorpasso e l’allungo sul Napoli, nell’ultimo mese e mezzo di campionato i nostri sembravano in riserva, il carburante quasi finito. Chi fa sport, però, sa che quando il corpo è quasi al limite il contributo della testa diventa fondamentale. E la testa, la mentalità, l’orgoglio sono sempre stati armi in più della Juve. Questo Scudetto, ancora più di altri, è figlio del motto “fino alla fine”. Pensiamo al goal di Dybala al 93′ contro la Lazio, pensiamo ai 3 minuti finali che hanno ribaltato l’Inter. Mentre il Napoli disperdeva energie mentali in polemiche, provocazioni (le parole di Insigne sulle finali perse) e festeggiamenti prematuri, fino a perdere lo Scudetto “in albergo”, la Juve spremeva le ultime energie grazie all’orgoglio, alla volontà di rispondere sul campo. Le parole di Chiellini nel dopo partita di Roma-Juve sono chiarissime in tal senso.

5. Il mister. In assenza di un unico calciatore simbolo, questo sembra più che mai lo Scudetto di Allegri. Anche questa volta il mister ci ha messo un po’ prima di trovare la quadra della rosa che la dirigenza gli aveva messo a disposizione: lo conosciamo ormai da 4 anni, sappiamo che questo è il suo modo di lavorare. Forse non sempre è riuscito a far rendere i suoi giocatori al massimo, ma l’imperativo alla Juve è lottare su tutti i fronti, e per farlo non si può sempre andare a mille. E non ci si può focalizzare su un solo obiettivo, scommettendo tutto su un rischioso all-in. Lavorare alla Juve non è come lavorare al Napoli, dove hanno preferito concentrare tutte le energie sulla corsa Scudetto, sacrificando la Champions, l’Europa League e persino la Coppa Italia (trofeo che era ampiamente alla portata dei partenopei). Allegri ha dovuto gestire le energie, dosare le partite e i minuti dei suoi. E ogni volta è riuscito a tirar fuori da ciascun giocatore un contributo prezioso.
Dopo un inizio con tanti goal fatti e tanti goal presi, Allegri ha corretto l’impianto tattico per proteggere la difesa (centrocampo a 3). I risultati gli hanno dato ragione: un solo goal subito in 17 partite. Poi, verso la fine della stagione, ha rispolverato Cuadrado terzino (l’avevamo già visto per pochi minuti contro lo Sporting). Nel corso della stagione ha fatto rifiatare chi ne aveva bisogno, facendo anche scelte impopolari (qualche panchina è toccata pure a Dybala e Higuaín, per non parlare delle tante collezionate da un senatore come Marchisio). Ma il vero grande merito di Allegri, quest’anno, è stato saper infondere ai suoi calma e serenità quando tutto sembrava compromesso.

6. La ricorrenza. Sabato 19 festeggeremo questo settimo scudetto di fila proprio nel giorno dell’11esimo anniversario della promozione dalla Serie B. Era il 19 maggio 2007: la Juve, vincendo per 5-1 ad Arezzo conquistava la promozione matematica in Serie A. Marcatori di quel giorno: Del Piero (2), Chiellini (2), Trézéguet. Non dimentichiamo mai da dove veniamo, e la strada percorsa per arrivare fino a qui.

7. Il futuro prossimo. Non dimentichiamo neanche, però, che la strada continua e che c’è sempre da migliorare. La rosa della Juventus che ha chiuso la stagione col fiatone andrà senz’altro rinnovata. Non rivoluzionata, ma di certo svecchiata e puntellata con nuovi giovani di talento, insieme a giocatori che qualche esperienza internazionale l’hanno già. Lasciamo lavorare la dirigenza, che in questi anni ha sempre dimostrato di saper cogliere occasioni, piazzare colpi importanti e costruire rose solide e ben assortite. Al netto di qualche errore (per esempio il centrocampo deficitario di quest’anno), la mia fiducia in Marotta e Paratici è totale.

Festeggiamo, godiamo da matti e poi andiamocene in vacanza tranquilli. Siamo in buone mani. Al nostro rientro dal mare, la Juventus 2018-2019 sarà pronta ad azzannare altri titoli.